ABBAZIA DI STAFFARDA: TRA PIPISTRELLI E GIOIELLI D’ARTE

Postato su Gennaio 10, 2017, 2:37 pm
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A pochi chilometri da Saluzzo, in provincia di Cuneo, l’Abbazia di Staffarda costituisce uno degli edifici di culto più conosciuti del Piemonte.

di Gianluca Grandinetti

LAbbazia di Santa Maria di Staffarda è un pezzo di autentico medioevo, incastonata nella pianura piemontese molto probabilmente fu costruita dal marchese Manfredo I di Saluzzo, appartenente all’ordine dei monaci Cistercensi per farne un centro di bonifica del territorio circostante.
I primi monaci arrivarono fin qui dalla vicina Francia e grazie a loro Staffarda si sviluppò enormemente, durante il XII e il XIII secolo, diventando fiorente centro agricolo dove si svolgevano frequenti fiere e mercati.
Oggi, l’abbazia, rappresenta una testimonianza ancora tangibile di quei tempi andati, con tanto di azienda agricola, contadini, braccianti, stalle e vacche, come se il tempo non fosse mai trascorso.

Abbazia di Santa Maria di Staffarda

Il primo impatto, tuttavia non è dei più esaltanti.
Vista da fuori, infatti, non sembra nulla di straordinario anzi pare un ampio rudere bisognoso di restauri.
Le case coloniche che componevano l’antico villaggio, cresciuto all’ombra della chiesa, sono tuttora abitate da famiglie e, in alcuni periodi dell’anno, si trasferisce una curiosa colonia di pipistrelli. Si tratta di una delle più importanti colonie di grandi Myotis presenti in Italia, circa milleduecento femmine adulte alle quali, ogni estate, si aggiungono i piccoli, fortunatamente protetti come tutti i chirotteri da una legge europea e da un accordo del WWF con il proprietario e gestore dell’Abbazia.
In punta di piedi allora, aspettiamo l’orario di apertura per visitare l’interno del monastero in particolare il suo celebre chiostro.
Il chiostro in effetti è il biglietto da visita dell’abbazia di Staffarda, il bel colore rosso mattone del laterizio, scandito dalle bianche colonnine del portico si intona armoniosamente con il verde dell’erba.
Il chiostro era il centro della vita monastica, su di esso si affacciavano gli edifici utilizzati dai monaci nelle loro faccende quotidiane.
Ben visibili sono ancora la sala capitolare, il laboratorio, il refettorio e la foresteria, ma all’epoca vi erano anche l’ospedale, il cimitero, il dormitorio, l’orto e persino una biblioteca.
La chiesa è l’ideale incrocio architettonico tra stile romanico e stile gotico.
Iniziata nel 1150 venne terminata sessanta anni dopo nel 1210, mentre il portico e il campanile sono del 1250.
All’interno l’abbazia appare molto sobria, le uniche decorazione sono le fasce bianche e rosse dei mattoni che segnano i pilastri, gli archi e le cordonature.
Restaurata e riconsacrata all’inizio del 500, la chiesa ospita alcuni autentici gioielli d’arte.
Il Polittico di Pascale Odone. Il legno scolpito con statue dorate, dove negli sportelli esterni, sono rappresentati l’Arcangelo Gabriele, San Bernardo, San Benedetto e la Vergine Maria, insolitamente vestita di nero.

Molto suggestivi sono anche i volti del Gesù crocifisso e della Madonna di San Giovanni Evangelista sistemati contro la parete nella navata di destra, di fronte un curioso affresco

Polittico di Pascale Odone

quasi naif che ritrae l’incontro dei monaci Cistercensi dell’abazia, alti magri, con San Francesco di Sales.
L’abbazia fu in gran parte distrutta durante la battaglia di Staffarda del 18 agosto 1690 vinta dall’esercito francese contro le truppe Austro Piemontesi, comandate da Vittorio Amedeo I.
Dopo la faticosa ricostruzione nel 1750, passò all’Ordine Mauriziano di Torino che ad oggi ne è ancora l’attuale proprietario e che gestisce le visite, permettendo così ai visitatori di immergersi nel silenzio e nella quiete dell’abbazia di Staffarda, così come doveva essere quasi mille anni fa.

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Abbazia di S Maria Staffarda