ABBAZIA DI NONANTOLA: LA CUSTODE DEL TEMPO

Postato su Maggio 19, 2017, 12:34 am
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Sfidando il tempo, le invasioni e le inondazioni, l’abbazia di Nonantola ben radicata a terra protegge i suoi tesori stagliandosi contro il cielo.

di Anastasia Quadraccia

Non lontano dal fiume Panaro, si erge il complesso abbaziale di Nonantola, scrigno di pietra che racchiude tesori dal valore inestimabile, custode nel tempo di preziosi documenti del passato. L’abbazia sorge su un precedente villaggio preistorico ascrivibile alla civiltà terramaricola, costruito su palafitte per assicurare difesa e protezione. La storia del monastero continua poi in modo del tutto comune a quella di molte altre abbazie benedettine d’Italia: il duca, in questo caso Anselmo, duce del Friuli, insieme ai Benedettini, rende abitabili le terre che nel 751 gli erano state donate dal cognato Astolfo, re dei Longobardi. Monastero e chiesa quindi diventano il centro propulsore di una comunità che ha saputo coraggiosamente far fronte alle inondazioni, dissodare la terra e anche studiare e cantare il gregoriano. Nel 1058 l’abate Gotescalco concede in affitto ai nonantolani parte dei terreni del monastero. Gli abitanti del luogo, divisi tra quelli di Bocca viva, i meno abbienti, e quelli di Bocca morta, gli abbienti, si riuniscono nella “Partecipanza” per gestire questi terreni e trarne sostentamento.

L’abbazia, costruita in laterizio e quindi caratterizzata da un caldo colore rosato, sembra apparentemente disposta su due piani, poiché la cripta, vasta quanto la metà del tempio e caratterizzata dalla presenza di 86 colonne, diciotto delle quali risalenti al XII secolo, ha una doppia serie di finestre che spesso inducono il visitatore a considerarla un piano a sé stante.

L’abside tripartita costituisce uno degli aspetti costruttivi più notevoli della struttura, come pure degno di nota è il polittico del 1460 sfavillante d’oro, diviso in 14 scomparti, opera di Michele Lambertini, che abbellisce l’altare maggiore.

Nell’archivio storico i monaci hanno conservato e tramandato alcuni dei documenti più importanti che l’Alto Medioevo ci abbia lasciato: tra questi il famosissimo diploma di Carlo Magno, datato all’VIII secolo, che conferma le donazioni fatte al monastero di Nonantola, e le chartae di Matilde di Canossa e dei suoi antenati.

Il museo dell’abbazia custodisce opere per la gran parte collocabili in epoca medievale: stauroteche, preziosi reliquiari contenenti le spoglie dei santi Sinesio e Teopompo, sciamiti bizantini, tessuti pregiati in seta tessuti con fili d’oro. Di inestimabile valore anche l’evangelistario appartenuto a Matilde di Canossa e un graduale o cantatorio gregoriano dell’XI secolo, uno dei più antichi codici musicali giunti fino a noi.

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