ALBA FUCENS

Postato su Gennaio 22, 2017, 5:18 am
8  minuti

La più fedele alleata di Roma riposa alle pendici del Velino.

di Anastasia Quadraccia

Chiudete gli occhi. Immaginate di trovarvi a metà strada tra il Tirreno e l’Adriatico, al centro dell’intersezione di importanti assi viari che collegano l’Abruzzo con il Lazio, il Molise , le Marche e la Campania. Immaginate il Monte Velino. Immaginate tre alture, la collina di Alba bagnata alle pendici dalle acque del lago Fucino, ormai prosciugato, il colle di S. Pietro e il colle Pettorino.

Alba Fucens le mura

Riuscite a scorgere il pianoro posto nel mezzo dei tre colli, il “Piano di Civita”? Ecco, proprio là, sorgeva l’antica Alba Fucens.

Riportata alla luce grazie agli scavi iniziati nel 1949 dal belga Fernand De Visscher, continuati in epoche successive e da poco ricominciati, Alba Fucens sembrerebbe richiamare nel suo toponimo la propria storia: accantonata l’ipotesi di intendere alba semplicemente come “bianca”, lo si dovrebbe intendere come derivazione dal nome della metropoli latina Alba Longa; mentre invece Fucens deriverebbe dall’etnico Fucentes, appellativo dato a quei Marsi che vivevano proprio sulle sponde orientali del lago omonimo.

La città, a causa della collocazione strategica nella quale si trovava, prima fu a lungo oggetto di contesa tra la popolazione degli Equi e quella dei Marsi e poi, ridotta a colonia romana nel 303 a.C., venne scelta come avamposto privilegiato dal quale i Romani poterono far ripartire le loro conquiste.

Come si deduce dalle fonti, Alba Fucens rimase sempre fedele a Roma, prima nella Guerra latina, in cui decisivo fu il suo aiuto nella vittoria di Sentino (295 a.C.), poi nella Seconda Guerra Punica, quando inviò 2000 uomini a contrastare l’avanzata di Annibale che si ritirava verso Sud (211 a.C.). Alla fine della Seconda Guerra Punica, Siface re dei Numidi fu catturato e portato in confino ad Alba (203 a.C.). Stessa sorte toccò a Perseo di Macedonia (168 a.C.) e a Bituito re degli Averni.

Si deve all’imperatore Claudio la prima opera di bonifica e di regimazione delle acque del lago Fucino.

Oggi dell’antica Alba Fucens restano ben conservate le mura ciclopiche poste a difesa della città che contavano quattro porte e che si estendevano per ben 3 km intorno all’abitato. Visitabili sono il macellum o mercato, le terme, ricche di mosaici con raffigurazioni marine, i bagni, maschili e femminili, e il sacello di Ercole.

Alba Fucens macellum

Degno di nota è l’anfiteatro, ancora oggi sede di iniziative di carattere culturale, concerti e rappresentazioni teatrali dei grandi classici greci e latini, voluto dal prefetto Macrone nel I sec. d.C. Quest’ultimo, condannato da Caligola, per evitare la confisca dei beni decise di suicidarsi, ma prima, per lascito testamentario, fece costruire l’anfiteatro ad Alba Fucens, sua città natale.
Percorrendo Via del Miliario, decumano massimo, è possibile visitare i resti di un’antica domus romana divisa in vani e abbellita dai caratteristici mosaici, dai muri a secco, dagli spazi votivi. Di particolare fattura la pietra miliare raffigurante un combattimento di gladiatori con un’iscrizione dedicata all’imperatore Magnenzio che indica la distanza da Roma (68 miglia romane). All’opposto, lungo la via cosiddetta dei Pilastri, si trovano le taberne con i pavimenti originari, le condutture di piombo dei lavandini e i banconi per la mescita.
Sotto il suolo, studiato per la prima volta dall’archeologo irlandese Dodwell, si snoda un efficiente sistema fognario realizzato in opus poligonale, esempio unico in tutta Italia ancora oggetto di studio da parte di archeologici e speleologi.

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