ALIANO: IN CONFINO E NON SOLO…

Postato su Gennaio 14, 2017, 2:57 am
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La luna e i calanchi, la gente e le sue superstizioni, un mondo diverso, antico, sconosciuto. Non è difficile per lo scrittore Carlo Levi innamorarsi di Aliano.

di Boris Gagliardi

La prima volta che Carlo Levi incontra Aliano, piccolo paesino della provincia di Matera dove viene mandato in confino per le sue attività antifasciste, non deve esser stato affatto facile.

E, come spesso accade nei grandi amori, l’effetto prodotto da quella cultura e da quei paesaggi arcaici, arretrati e forti non poteva non colpirlo dentro come una sensazione immediata di abbandono e di morte a cui era stato costretto.  Le tinte gialle e grigie della terra, di quei volti, duri, seri, privi di alcun sorriso, sempre uguali, le case evanescenti costruite sull’argilla, il vento che soffiava forte asciugando il sudore della pelle addosso, non potevano non entrargli dentro e cambiarlo. Gli anni che il giovane Levi passerà in quel luogo si incastrano mirabilmente per contrasto con la sua storia precedente facendone un unico corpo umano e artistico. Ma cominciamo dall’inizio.

Carlo Levi ad Aliano nel 1935

Carlo Levi nasce in una agiata famiglia aristocratica ebrea in una Torino, città ricca d’ingegno e di fantasia, simbolo di un’Italia che guarda al progresso e partecipa attivamente alla storia e agli scenari politici del suo tempo. Fin da giovane, manifesta una sensibilità precoce verso l’arte, la pittura e la descrizione della figura umana. Gli studi di medicina e gli anni di apprendistato in clinica medica gli daranno conoscenze e capacità che gli serviranno al momento opportuno.

Ad Aliano, la gente povera, non fidandosi dei “medicuccioli” del paese, lo cercherà per chiedergli consulenza, mettendolo spesso in imbarazzo ma permettendogli di conoscerne meglio le abitudini, la cultura, i riti e l’indole interiore. Introdotto nei circoli artistici del tempo e affascinato dagli impressionisti parigini, si troverà di frequente nella stessa città dove manterrà un piccolo studio per i suoi lavori e per incontrare gli amici del tempo: Modigliani, in particolare.

La pittura diviene strumento di orientamento e di manifestazione di un diritto dell’uomo alla libertà individuale e un incitamento alla ribellione alla retorica fascista comune.  Ben presto abbandonerà la carriera medica per scegliere quella pittorica partecipando con dei quadri alla Biennale di Venezia. Nel frattempo gli viene chiesto di unirsi a Giustizia e Libertà, un movimento che incarna gli stessi valori di libertà e di comunione che egli riconosce nella sua pittura.

Accetta di buon grado ed è nel pieno della sua vita e della sua attività mondana quando viene arrestato e mandato in confino in Lucania. Il contrasto è fortissimo. L’uomo, il pittore, il giornalista impegnato, il medico, tutto viene scosso e reagisce alla vista di una condizione e di una realtà, quella meridionale, dove la storia sembra essersi fermata. Dove la ferrovia stessa non è arrivata e neppure Dio.

Carlo Levi – Donna con bambino

Solo il dolore, la sofferenza, il duro lavoro, la pioggia torrenziale e la terra che frana e sprofonda portandosi dietro le case nei dirupi dei calanchi, restano segnati nell’animo e si traducono nello sdegno e nel desiderio di raccontare nei quadri e nella scrittura la vita degli abitanti, dei contadini di quei luoghi. Quando torna a Torino, dopo aver ricevuto la grazia, non è più lo stesso uomo, la sua pittura e la sua scrittura diviene altro. Gli occhi dei personaggi famosi che dipinge hanno gli stessi caratteri, la stessa espressione dei contadini che ha conosciuto ad Aliano. I bambini che dormono e vivono assieme nella stessa stanza, nelle stesse grotte vengono dipinte e portate ad esporre a Venezia. Si trasferisce in Francia. Scrive:

Cristo si è fermato a Eboli, il romanzo autobiografico che lo farà conoscere in tutto il mondo. Decide di tornare in Italia e di entrare in politica. Aderisce al Partito d’Azione e scrive per l’organo dello stesso e per la Stampa. Diventerà senatore per due legislature e porterà avanti la sua inchiesta di denuncia sulle condizioni di arretratezza del Mezzogiorno e sulla necessità di rivalsa di quel mondo da lui conosciuto e amato.

Oggi la sua lapide è conservata ad Aliano, il paesino dove ha voluto essere seppellito per la promessa fatta agli abitanti di tornare. In realtà nel corso della sua vita più volte vi ha fatto ritorno e oggi le sue memorie sono conservate nella pinacoteca che gli è stata dedicata e numerosi eventi che si ripetono annualmente ne mantengono intatta la memoria, rendendo Aliano un paesino conosciuto e frequentato da giovani scrittori, critici e letterati. Il premio nazionale letterario Carlo Levi ne è uno splendido esempio.

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