BASILICA DI ASSISI: LA RIVOLUZIONE INIZIA DA QUI

Postato su Novembre 03, 2016, 9:21 pm
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Il “cantiere aperto” della Basilica di Assisi

di Anastasia Quadraccia

Dichiarata Caput et Mater dell’ordine minoritico e patrimonio dell’Unesco nel 2000, la Basilica di San Francesco ad Assisi fu voluta dal Pontefice Gregorio IX e iniziata a costruire il giorno dopo la canonizzazione del Santo nel 1228, assolvendo alla doppia funzione di chiesa sepolcrale di San Francesco e di cappella papale (la dipendenza della basilica dalla Chiesa di Roma è testimoniata dal trono marmoreo posto nel 1280 nell’abside della chiesa superiore).

Oltre ad essere quindi la Chiesa di riferimento per tutti quei fedeli devoti al Santo, la Basilica è anche mirabile paradigma dell’armonico operato di pittori eccellenti, attivi tra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Trecento.

Nella Chiesa superiore, accanto a maestranze tedesche e francesi ravvisabili nelle vetrate, espressione del Gotico oltremontano, si registra la presenza di Cimabue e, nel “cantiere aperto” dei due cicli biblici, l’unica mano certa è quella del romano Jacopo Torriti, mentre le Storie di Isacco risultano di dubbia attribuzione; le Storie di San Francesco invece, ispirate alla Legenda maior (1260-63) basata sulla narrazione della vita di san Francesco fatta da San Bonaventura da Bagnoregio, sono attribuite a Giotto, nonostante fin dall’Ottocento si nutrano dubbi a riguardo.

Nella chiesa inferiore, luogo di sepoltura del santo e della devozione privata di personaggi eminenti dell’epoca, dominano gli affreschi di Giotto e della sua bottega, insieme a quelli di Pietro Lorenzetti, di Simone Martini e dell’assisiate Puccio Capanna.

Assisi - Altare Basilica inferiore

Assisi – Altare Basilica inferiore

Le Storie della vita di Cristo e di San Francesco, ispirate alla Vita secunda, biografia del santo scritta da Tommaso da Celano, seppur anonime, consentono di datare gli interventi pittorici più antichi della parte inferiore a prima del 1266, data in cui la legenda di San Bonaventura rimase l’unica versione ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa.

Dal punto di vista artistico, la Basilica riveste dunque una importanza capitale perché si configurò come una vera e propria fucina di scambi e di stimoli, al cui interno i pittori, seppur forte l’impronta giottesca, poterono far emergere le loro personalità, riproponendo a livello pittorico una sorta di “volgare” paragonabile a quello dei grandi poeti trecenteschi.

Accettazione della regola

Accettazione della regola

L’opera di Giotto produsse poi una triplice rivoluzione: tecnica, con l’introduzione del lavoro a giornate in luogo delle pontate; iconografica, per l’esaltazione di Francesco basata sull’opera di San Bonaventura; stilistica, con la conquista della resa tridimensionale dello spazio.

Recentemente una suggestiva lettura complessiva degli affreschi della chiesa superiore è stata avanzata da Chiara Frugoni in Quale Francesco? (Einaudi, 2015), nel quale la più accreditata studiosa di Francesco e di iconologia francescana dimostra che tutto il ciclo fu concepito in maniera unitaria, illustrando e svelando il messaggio nascosto, che la crosta pittorica ha tramandato fino a noi.

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Gli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di S. Francesco