CRETTO DI BURRI: UNO STUPEFACENTE MANTELLO DI CEMENTO BIANCO

Postato su Ottobre 26, 2019, 2:26 am
6  minuti

Il cretto di Burri, con i suoi 80 mila metri quadri di cemento bianco e detriti, vi condurrà in un labirintico viaggio dal profumo degli agrumi di Sicilia.

di Libero Bentivoglio

Il Cretto di Burri è un glorioso esempio di rinascita architettonica ed urbanistica dal momento che si tratta di un’opera di land art, forma d’arte contemporanea orchestrata dall’artista sul territorio naturale, realizzata da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989. 

Il punto in cui è stata eretta l’opera pubblica di 80 mila metri quadri di cemento bianco è lo stesso dove un tempo si ergeva la città di Gibellina vecchia, distrutta dal terremoto il 15 gennaio 1968.

Cretto di Burri - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Da quelle macerie, desolate e sparse su una distesa imperlata da fiori d’arancio e addolcita dalla zagara, emerse la voglia di riscatto e rivincita di una città piegata dalla crudeltà del destino e dell’irrefrenabile natura sismica.



Tra gli artisti che contribuirono alla fruizione dell’opera d’arte spicca Alberto Burri.
L’occhio visionario di Burri lo porta a vivere l’arte attraverso la manipolazione dei materiali in un crescendo di forme fluide: stupefacente dinamismo che si cela dietro parole inzuppate di virtuosismo mosso dal vento.

Cretto di Burri - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Burri si slancia verso i suoi famigerati Cretti che sono superfici che ricordano le fessurazioni delle terre argillose essiccate.
Dopo aver visto le macerie di Gibellina, l’artista, mosso dall’impeto di donare giustizia ad un paese volatilizzato, decide di posare sulle ceneri di un tempo passato un enorme sudario candido e, visivamente, morbido e avvolgente.



Il Cretto di Burri trasuda di emotività simbolica: i vicoli bianchi sono le profonde ferite del terreno che una volta ospitava il centro storico di Gibellina.
Un labirinto dalle pareti rassicuranti dove appoggiarsi e perdersi nei propri pensieri mentre l’anima vola su un cielo terso sfumato di arancio.

La memoria è la protagonista indiscussa del Cretto dal momento che la sua edificazione non rappresenta soltanto un monumentale esempio di opera pubblica ma anche la ricostruzione identitaria di una parte dell’Italia stupenda e mitologica: la Sicilia.

Cretto di Burri - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Ognuno di noi può trovare e percepire nel Cretto il fil rouge di una narrazione in una continua metamorfosi cromatica: dall’azzurro cielo del mattino alla trapunta di stelle della sera.

I lavori del Cretto di Burri, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono i primi 60 mila metri quadri per poi essere completati nel maggio del 2015.
Nel maggio 2019 è stato inaugurato il Museo del Grande Cretto di Gibellina, voluto dall’Amministrazione comunale guidata da Salvatore Sutera, per non smettere mai di perdere il significato della memoria: tutte le persone che se ne vanno ci lasciano addosso un qualcosa di sé.

Il Cretto di Burri è una congiunzione strabiliante tra il passato ed il presente: dove prima sorgevano macerie adesso si erge una straordinaria coltre bianca e fissata in eterno per accogliere ed abbracciare il senso della vita.