CRISTO VELATO: LA MAGIA DI UN CAPOLAVORO

Postato su Novembre 25, 2016, 9:49 am
9  minuti

Tra arte e mistero l’incredibile alchimia della Cappella di San Severo

di Monica Di Perna

Raimondo di Sangro principe di Sansevero è stato un alchimista, scienziato e cultore dell’esoterismo. Per gli studi avanzati e gli esperimenti arditi che ha compiuto è una delle figure più misteriose e discutibili del settecento napoletano ed europeo. La vera ossessione del Principe erano comunque i posteri, e cioè noi. Per anni ha pensato a come poteva stupirci, a come poteva entrare nella storia con un ruolo da protagonista: è nato così quel capolavoro di arte che è la Cappella di San Severo.

Per trovarla dobbiamo addentrarci nel cuore della vecchia Napoli, passando per “Spaccanapoli”, la strada che divide in due la città, girando tra vicoli e stradine, da cui si arriva in piazza San Domenico Maggiore e lì, di fronte all’obelisco c’è il palazzo del Principe di San Severo. Pochi passi avanti, all’angolo dell’edificio, ci troviamo in via Francesco De Sanctis, dove al numero 17 c’è l’ingresso della Cappella detta «della Pietatella». Le cose che vi si trovano dentro sono assolutamente straordinarie, comunque le si voglia considerare. Entrando, la prima impressione è quella di trovarsi in una chiesetta rettangolare di stile barocco, fin troppo ricca di fregi e dipinti. Intorno ci sono diciotto statue rappresentanti per la maggior parte parenti del Principe tutte di ottima fattura e realizzate da famosi scultori dell’epoca. Tre di queste, però, sono davvero particolari. La prima, quella che si trova al centro della Cappella, è il cosiddetto “Cristo Velato”, opera di Giuseppe Sammartino.

Il Cristo velato

Il Cristo velato

Si tratta di un Cristo morente interamente ricoperto di un velo di marmo che fa corpo unico con la statua stessa e con il giaciglio sulla quale è stata scolpita. Lo straordinario è che le fattezze del Cristo, gli occhi, il naso, la bocca, i muscoli delle braccia, le ferite si intravedono da «sotto» il velo, e cioè l’impressione è che la statua sia stata successivamente ricoperta con un velo di marmo che poi si è fuso con il resto.

Spostandosi leggermente a destra, quasi in fondo alla Cappella, si trova la statua del “Disinganno”, capolavoro del genovese Francesco Queirolo, che rappresenta Antonio de Sangro, duca di Torremaggiore e padre del Principe; mostra un uomo che si divincola in una rete cercando di liberarsene con l’aiuto di un giovinetto alato. Il significato allegorico è quello di un uomo alle prese con le false verità della vita (la rete) dalle quali vuole liberarsi tramite l’intelletto (il giovinetto). Ciò che stupisce è che la rete circonda interamente una statua già scolpita, pur essendo parte integrante di essa.

Di fronte al “Disinganno” troviamo la statua de “La Pudicizia”, opera di Antonio Corradini che rappresenta la madre del Principe, Cecilia Caietani d’Aragona, e mostra una donna nuda, piuttosto giunonica, ricoperta da capo a piedi di un finissimo velo di marmo che ne fa intravedere in ogni dettaglio le sembianze. Secondo alcuni, l’allegoria sarebbe quella della sapienza il cui velo deve essere sollevato da chi vuole impadronirsene.

Molti hanno creduto che il Principe alchimista abbia insegnato agli scultori a suo servizio una qualche formula magica per cristallizzare il velo di marmo sopra il corpo martoriato del

Cristo o per realizzare la rete così finemente scolpita. In realtà anche studi successivi e di epoca più recente hanno dimostrato che è stato utilizzato il marmo e solo marmo.

Straordinarie, inquietanti e piene di mistero sono anche le Macchine Anatomiche frutto degli esperimenti del Principe.

La Cappella è visitabile tutti giorni tranne il martedì con orario 9:30 – 18:30  e il biglietto intero ha un costo di € 7,00

Cappella Sansevero e il Cristo velato