I CASTELLI DELLA VALLE D’AOSTA: UNO SCRIGNO SEGRETO

Postato su Gennaio 31, 2017, 8:47 pm
12  minuti

Una terra da sogno, fatta di Castelli e di scenari indimenticabili.

di Boris Gagliardi

Entrare in Valle d’Aosta è un po’ come compiere un viaggio a ritroso, riscoprendo quelle immagini e quei racconti o leggende di quando eravamo bambini. Un meraviglioso connubio di Castelli, roccaforti, santuari e torri che punteggiano il paesaggio tra costoni di montagne che circondano la valle posta tra i ghiacci. Terra di cascate e di laghi, di camosci e stambecchi dalle lunghe corna, di antichi megaliti. Terra dei Salassi, antico popolo celtico.

Proprio per la sua posizione strategica tra i paesi del mediterraneo e quelli dell’Europa del Nord, divenne terra di conquista e presidio prima dei romani che la conquistarono nel 25 a.c., più tardi nel medioevo di Signorotti che si appropriarono delle terre riscuotendone il pedaggio ed in seguito dei potenti stati di Savoia. Di castelli se ne contano circa 200. La maggior parte costruiti su fortificazioni preesistenti. Oggi anche quelli di cui restano i ruderi, segnati dal tempo e dalle condizioni atmosferiche mantengono un fascino antico, sublime, per nulla sfiorito. Ne sono un esempio il Castello di Mont Chaveul, quello di Cly o quello di Graines che domina la Val d’Ayas. In questo articolo ve ne raccontiamo diversi, soffermandoci in particolar modo su quelli più famosi.

Castello di Fénis

 Il castello di Bard si erge sopra uno sperone naturale posizionato al centro di una gola strettissima a sbarrare l’accesso a chi accede alla Valle d’Aosta, venendo da sud. Per secoli è stato una delle più importanti roccaforti dello Stato di Savoia, resistendo eroicamente ad un assedio portato nel 1800 da Napoleone con più di 40.000 uomini e raccontato da Stendhal che qui fece il suo battesimo al fuoco. Anche Camillo Benso, conte di Cavour, vi soggiornò in giovinezza. Il forte è stato ristrutturato nel 2006 ed oggi è utilizzato come polo culturale, centro congressi e per la presentazione di mostre. Il suo Borgo, tra i più belli d’ Italia, ha mantenuto intatto lo stile medievale. Stile che si riempie di suggestioni e di atmosfere di altri tempi soprattutto durante le manifestazioni che si tengono durante l’anno: dai presepi di dicembre alle sfilate nei giorni di ferragosto, alla sagra enogastronomica di metà ottobre.

Fascinoso e ricco di particolari il Castello di Issogne che ci restituisce un immagine fedele delle ambientazioni tardo quattrocentesche. Inizialmente dominio dei vescovi di Aosta, la proprietà passò successivamente nelle mani della famiglia Challant, tra le più potenti della nobiltà di quel tempo e feudatari di numerosi castelli, tra cui il non meno famoso Castello di Varres. Il castello d’Issogne a forma di ferro di cavallo, affaccia su un ampio cortile e un giardino. Al centro del cortile sorse la celebre fontana in ferro battuto detta del Melograno, simbolo di prosperità. Dopo i fasti del Cinquecento, la residenza si avviò verso un progressivo declino e nel 1872 fu venduta all’asta pubblica: acquistata dal pittore torinese Vittorio Avondo, divenne oggetto di un’attenta campagna di restauro che le restituì l’antico splendore. Donato allo Stato nel 1907, oggi il castello appartiene alla Regione Autonoma Valle d’Aosta e si presenta con alcuni elementi dell’originale mobilia ed altri arredi rifatti alla fine dell’Ottocento. In particolare il camino in pietra al pianoterra che reca lo stemma dei Challant. Pitture sulle travi lignee del soffitto e sulle pareti, affrescate con il Giudizio di

Castello Savoia di Gressoney

Paride. La cappella posta al primo piano, e la stanza detta “del re di Francia” al secondo piano.

Sempre alla famiglia degli Challant apparteneva il CaStello di Ussel che domina sull’abitato di Chatillon. Utilizzato come prigione. Venne abbandonato dopo circa un secolo dalla sua costruzione. Il castello è tornato a vita grazie alla generosità dell’imprenditore Marcel Bich che lo fece ristrutturare e lo donò alla Regione autonoma Valle d’Aosta affinché fosse aperto al pubblico.

Il castello di Fenis, diversamente dagli altri castelli, costruiti per scopi bellici e di protezione non è situato sulla sommità di un promontorio, bensì su un lieve poggio privo di difese naturali.
Unendo ai caratteri della fortificazione quelli della residenza signorile, il castello di Fénis fu infatti la prestigiosa sede di rappresentanza dei maggiori esponenti della famiglia Challant. L’architettura del castello di Fénis è il risultato di campagne costruttive succedutesi negli anni: torri e mura merlate furono aggiunte al torrione preesistente.

Le vicende che segnarono la storia di quella famiglia condussero il maniero a un lento degrado, preludio dell’abbandono che lo vide trasformato in abitazione rurale: le sale del pianterreno furono adibite a stalle, mentre il primo piano fu usato come fienile. Il recupero del monumento si deve ad Alfredo d’Andrade, che acquistò il castello di Fénis nel 1895 e, dopo averne restaurato le parti più rovinate, lo donò allo Stato. Oggi l’edificio è di proprietà della Regione autonoma Valle d’Aosta, che lo ha destinato a sede del museo del mobile valdostano. La visita al pianterreno si sviluppa attraverso la sala d’armi, il refettorio per soldati e servitori, la dispensa e la cucina dotata di un grosso camino.

Si prosegue salendo al primo piano, dove si osservano la cappella con l’annessa sala di rappresentanza, la camera domini, la cucina nobile, la sala da pranzo dei signori e la sala di giustizia.
Il percorso si conclude nel cortile interno, con lo scalone semicircolare sovrastato dal pregevole affresco raffigurante San Giorgio che uccide il drago; alzando lo sguardo al piano superiore si possono ammirare le balconate in legno decorate. La parete orientale infine è ornata dai dipinti dell’Annunciazione e di San Cristoforo, databili intorno al 1425-30.

 Il Castello di Aymavilles, sempre degli Challant con i suoi quattro torrioni smerlati aggiunti successivamente ai lati del maschio quadrato centrale. Grandi balconate e decori a stucco ne hanno ingentilito l’aspetto guerriero del complesso.

Il Castello di Saint Pierre, nell’omonimo territorio che domina sulla valle. La torre maestra duecentesca è il primo esempio in val d’ Aosta di torre a pianta circolare.

Il Castello di Sarre: Acquistato da Vittorio Emanuele II di Savoia e utilizzata come residenza di caccia.

Infine, il Castello Savoia di Gressoney: tra i più recenti, costruito nel 1899 e residenza estiva della regina Margherita. La decorazione interna unisce lo stile neo medievale alle eleganti curve dell’art nouveau.  All’esterno le cinque torrette biancheggiano nel folto del bosco.

 A chi è disposto a percorrerne le strade ed i sentieri, questa terra rivela uno scrigno di tesori e meraviglie, sullo sfondo di paesaggi unici e indimenticabili.

Alla prossima tappa.