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incisioni rupestri della Valcamonica_Area_didattica_Foppe_di_Nadro_-_Riserva_naturale_Incisioni_Rupestri_di_Ceto,_Cimbergo_e_Paspardo_(Foto_Luca_Giarelli)
Le incisioni rupestri della Valcamonica raccontano la vita, le paure e le speranze di un crocevia di popoli e culture diverse

Sapete perché il simbolo della Lombardia è la cosiddetta “rosa camuna”? Facile, perché oltre a rappresentare una delle più celebri incisioni rupestri della Valcamonica, è anche l’elemento che maggiormente racchiude in pochi, semplici tratti l’essenza di questa splendida regione dell’altitalia: una terra autentica, dalla storia ricca, delicata ed eternamente affascinante, la stessa che le incisioni primo Patrimonio dell’Umanità italiano di questa valle raccontano da millenni.

 

Incisioni rupestri della Valcamonica: “rosa camuna” (Foto_Luca Giarelli)

Incisioni rupestri della Valcamonica: “rosa camuna” (Foto Luca Giarelli)

 

Situate in oltre 180 località sparse in 24 comuni in corrispondenza della provincia di Brescia, con una maggiore concentrazione negli 8 parchi protetti disseminati lungo la vallata (nei pressi di Capo di Ponte, Sellero, Sonico, Darfo Boario Terme, Ossimo e Ceto, Cimbergo e Paspardo), le oltre 300.000 incisioni rupestri motivo d’orgoglio dei nostri connazionali lombardi costituiscono il più esteso centro archeologico di arte rupestre d’Europa nonché un esempio unico al mondo di quanta complessità si celi dietro all’apparente elementarità di queste forme di comunicazione comparse per la prima volta nell’Epipaleolitico (VII millennio a.C.): ognuna di esse ha una storia da raccontare ed un ruolo ben preciso, da elemento funzionale ai riti propiziatori eseguiti dai capi religiosi a simbolo di idee di qualsiasi natura.

 

 

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

 

Le primissime di questo variegato insieme di forme d’arte risalgono all’azione di piccole comunità sconosciute, antenate di coloro che solo con l’età del Ferro avrebbero assunto un’identità ed un nome ben riconoscibili, il popolo dei Camuni (I millennio a.C.). Una cospicua parte di esse, invece, ha un’origine più recente, che spazia dal periodo etrusco fino a raggiungere persino il Novecento. 

 

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

 

Di fatto, passeggiare lungo uno di questi parchi rappresenta un’occasione irripetibile per riscoprire i segni lasciati da un crocevia di popoli profondamente differenti quanto a collocazione temporale, culturale, religiosa. Dai disegni naturalistici a quelli astratti, dalle “coppelle” tipiche della preistoria all’immancabile rosa camuna, per poi passare alle croci del cristianesimo e alle a noi più familiari iscrizioni in latino, addentrarsi in questa vastissima capsula del tempo rocciosa significa coprire un arco cronologico di oltre 10.000 anni nel giro di una camminata, un fatto che forse può disorientare, ma che certamente non si può dimenticare.

Un filo rosso collega tutti questi segni incisi sulla roccia: il desiderio di eternità che da sempre, incredibilmente, ci accomuna.

 

 

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

Incisioni rupestri della Valcamonica (Foto Luca Giarelli)

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