Fontana delle Tartarughe
La fontana delle Tartarughe rappresenta, con la sua eleganza e particolarità cromatica, un gioiello tra le fontane romane.

La fontana delle Tartarughe, sorge a  Rione Sant’Angelo, precisamente nella piccola Piazza Mattei, centro dell’isolato di palazzi che appartenevano alla famiglia Mattei. 

Costruita alla fine del XVIesimo secolo la sua storia è legata alla leggenda, secondo la quale il duca Mattei avrebbe fatto realizzare la fontana in una sola notte per convincere il suocero a concedergli la mano della figlia. Il giorno dopo fece affacciare il suocero dalla finestra del palazzo, che dava sulla fontana. La finestra poi venne murata affinché nessuno potesse più ammirarne le bellezze. 

 

Fontana delle Tartarughe

Fontana delle Tartarughe

 

Tuttavia la leggenda presenta un’incongruenza, dato che la costruzione della fontana risale al periodo tra 1581 e 1588, mentre il palazzo risale al 1616. Probabilmente inoltre la fontana fu solo spostata all’esterno, dal cortile del Palazzo dei Mattei in cui era prima ubicata. A prescindere dai dati circa la sua costruzione Muzio Mattei doveva avere un grande potere dato che l’ubicazione dell’opera era prevista per piazza Giudia, ma Mattei riuscì ad ottenerne la costruzione sulla piazza del suo palazzo. 

 

Fontana delle Tartarughe

Fontana delle Tartarughe

 

La fontana venne costruita  su progetto di Giacomo Porta, sebbene non ci sia la sua firma. L’opera prevede una vasca quadrata con spigoli arrotondati, con al centro un basamento con quattro meravigliose conchiglie, che sorregge una sorta di anfora, che a sua volta sorregge un bacino in marmo.  

Taddeo Landini invece si occupò delle sculture. Possiamo ammirare i quattro eleganti efebi di bronzo che spingono le tartarughe sul bacino di marmo e che poggiano il piede su delfini, anche essi di bronzo, da cui sgorga l’acqua raccolta nelle conchiglie sottostanti. Il progetto originale prevedeva quattro efebi e otto delfini, ma degli 8 delfini ne furono utilizzati solo quattro. 

Le tartarughe comunque furono aggiunte in un secondo momento probabilmente per opera del Bernini nel restauro del 1658 voluto da Papa Alessandro VII. Inoltre le tartarughe vennero rubate più volte: la prima risale al 1906, poi nel 1944, quando furono poi ritrovate grazie a uno straccivendolo. Dopo l’ultimo furto avvenuto nel 1979 furono tolte e sostituite con delle copie. Le originali sono conservate ai musei capitolini. 

Senza dubbio questa è una delle fontane più care ai romani: l’eleganza degli efebi che occupano l’architettura e la bellezza cromatica dei materiali, dal bigio antico per il bacino superiore, al pavonazzetto per il balaustro, fino all’africano per le conchiglie, la rendono unica tra le fontane monumentali costruite nel periodo.