L’ORO DI PESCOCOSTANZO

Postato su Giugno 30, 2017, 2:38 am
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Siamo a Pescocostanzo, caratteristico paesino dell’Abruzzo, dove da tempo immemore si tramanda la lavorazione dell’oro. Nelle occasioni di festa le donne sfoggiano gioielli ricchi di significato e di materia, che raccontano una storia antica che si perpetua tutt’oggi. Come fossero fiori che adornano altri fiori.

di Boris Gagliardi

Cari Amici di Vaghis, nel nostro viaggio negli Abruzi non potevamo non incontrare Pescocostanzo. Questo piccolo borgo dalle origini antiche, posizionato a 1395 metri su di un cucuzzolo del Monte Calvario in provincia dell’Aquila, vicino ad altri centri conosciuti come Bugnara, Scanno, Pratola Peligna è da secoli rinomato per il fervore culturale che lo anima, per i suoi prodotti tipici, per la lavorazione del merletto, del ferro battuto ed in particolare dell’oro. Per le viuzze del centro sono numerose le botteghe ed i locali dove è possibile ammirare monili e gioielli di pregevole manifattura; vere e proprie opere d’arte di maestri orafi, i cui nomi sono rimasti famosi nel tempo. A cominciare dai Del Monaco, Falconio, Del Sole, Pitassi per arrivare alle famiglie Domenicano e De Tollis nel XX secolo, depositarie di un patrimonio secolare di conoscenze, fino ai giovani di oggi che prendono ispirazione da essi, cercando al tempo stesso di  differenziarsi attraverso l’utilizzo di tecniche diverse. Manufatti  così belli  da essere raccontati dallo stesso D’Annunzio nel Trionfo della Morte. L’uso dell’oro nella produzione di monili destinati all’ abbigliamento e alla commemorazione è legato fin dalla notte dei tempi al suo valore intrinseco e all’importanza che esso assumeva nel culto, al suo potere magico o divino e alla sua durevolezza. Nessuna meraviglia, quindi, che il suo culto sia trasmigrato dagli Aztechi, Cinesi, Egizi e Greci alla nostra penisola e progressivamente, alle sperdute lande degli Altopiani, quasi sicuramente per il tramite dei maestri lombardi.  La produzione di tipo tradizionale è caratterizzata, nel tempo, dalla realizzazione di manufatti  con le tecniche della fusione, dello sbalzo e del cesello. Ma Pescocostanzo eccelle in quella in filigrana.

La presentosa

La filigrana (o filograna) è un genere di lavorazione dell’oro e dell’argento basata sull’intreccio e sulla saldatura, nei punti di collegamento, di sottili fili di metallo ritorto, o lamine, sagomati o spiralizzati per la formazione di arabeschi e disegni in genere disposti simmetricamente con decorazioni di lamine in forma di fiori e spirali e realizzazioni folcloristiche. Per quanto riguarda Pescocostanzo, vi sono da segnalare interessanti monili in argento con motivi filigranati, rinvenuti durante gli scavi archeologici in località Colle Riina, dopo l’apertura delle tre tombe longobarde rimaste intatte, i quali potrebbero offrire spunto a nuove ipotesi sull’importazione locale del tipo di lavorazione. Dopo una decadenza  di circa due secoli, la filigrana ha recuperato popolarità verso il XVI – XVII secolo a Genova e a Venezia. Dall’Italia settentrionale essa è stata sicuramente esportata nel Meridione, passando probabilmente per Napoli o Sulmona prima di arrivare a Pescocostanzo.  Il primo riferimento all’attività orafa da parte del catasto generale del comune di Pescocostanzo risale all’anno 1748. Caratteristica della filigrana tradizionale sono la lavorazione e la saldatura a mano, le quali, come si verifica per il tombolo (tipico merletto) eseguito con cuscino e fuselli anziché a macchina, conferiscono al prodotto una morbidezza e un respiro inimitabili. Rientrano nella tradizione anche figure e simboli ottenuti con placchette sagomate in oro tenute assieme per mezzo di spiraline o altri motivi filigranati. Un esempio tipico è la presentosa: un medaglione a forma di stella laminato e filigranato con al centro due cuori, simbolo e promessa di amore. La stessa di cui parla D’Annunzio. Altri esemplari tradizionali sono: la cannatora, collana girocollo che viene realizzata sia con vaghi in filigrana, che in lamina stampata a sbalzo e decorata con piccoli granuli sovrapposti; le ciarcèlle o le sciacquajje orecchini a navicella lavorati a traforo, che mostrano figure centrali come mascheroni, uccelli e motivi floreali, allusivi di prosperità e benessere, impreziosite a volte con cammei, coralli e pietre preziose.