APPUNTAMENTO AL MUSEO EGIZIO

Postato su Febbraio 10, 2018, 8:52 am
11  minuti

A piazza Carignano a Torino esiste il luogo perfetto per un primo appuntamento, il luogo perfetto per parlare d’amore. Un bar, un cinema, un ristorante? No, Il Museo Egizio.

di Boris Gagliardi

Il museo è stato ampliato e riallestito da poco: ben 10.000 metri quadrati. Si è scavato in basso ed in alto e sono stati recuperati così i due piani della galleria Sabaudia, un lavoro davvero imponente. “Vieni spesso a visitarlo?”. Sta chiedendo un ragazzo ad una ragazza. “Sì!” Risponde lei. “Fa parte del mio corso di Laurea.  Lo trovo affascinante e non si finisce mai di scoprire qualcosa. Ma soprattutto: lo trovo romantico.”, “Accipicchia, romantico! Ma le mummie cosa potranno mai avere di romantico?”. “Ora ti racconto:  questa è la Galleria dei Re.

La Galleria dei Re

Tutte le statue che vedi ritraggono Faraoni e le loro divinità. Guarda, questo  in ginocchio è Amenemhat  II, le brocche che tiene nelle mani sono colme di vino. Sono un’offerta che porta a Secnet, la  dea che vedi qui rappresentata con la testa di leone, e proprio questo vino la renderà mansueta trasformandola in un gatto. Questa statua invece rappresenta Ptah, dio della creatività, nonché protettore degli artigiani, e quindi anche di quelli che hanno scolpito questo bellissimo blocco di granito. Lui è Rames II ed abbraccia Amon, il dio sole, ed ecco Mut, sua moglie. Guarda com’è sereno il suo volto. Lo puoi vedere nella sua maestosità in questa statua, seduto sul suo trono. Quanto è bello con la sua corona! Le due piccole statue alle sue ginocchia sono Nefertari, la moglie prediletta, e suo figlio. Non posso descriverti tutte le statue, sono troppe e ci confonderemmo. Ora ci dedicheremo solo ad alcune.”, “Va bene! È una sensazione strana quella che provo al cospetto di questi giganti. Ma il loro sorriso, la serenità dei loro volti mi colpisce e mi fa star bene.”

Il loro rapporto con le divinità e con la morte è fondamentale per comprendere questo popolo. Ma, come vedrai , erano uomini e donne pieni di vita. Non si occupavano solo dei loro defunti. Queste ad esempio sono le imbarcazioni su cui solcavano il Nilo. In fondo, se ci pensi, tutta la loro storia si racchiude in un piccolo lembo di terra, lungo le rive di questo fiume circondato dal deserto. Erano uomini colti che conoscevano le stelle e si orientavano guardandole. Da questi oggetti conservati nelle teche si può capire tanto delle loro attività e della loro vita quotidiana. Più di 50.000 oggetti sono stati catalogati ed inventariati nel Museo. Ci sono strumenti musicali: flauti, trombette, arpe, tamburi ma pure oggetti come pennini, vasetti contenenti creme, spezie e cosmetici.

Il trucco era qualcosa a cui tenevano moltissimo. Anche gli uomini lo adoperavano e dai dipinti si vede che sopra le parrucche erano soliti portare un cono in cera che, nel corso delle serate importanti, si scioglieva effondendo un buon profumo. E questi conservati in questa sala sono i tessuti e i vestiti, che sono fatti in lino. Ci sono anche i mantelli per l’inverno e gli indumenti intimi: i perizomi e ai piedi portavano i sandali intrecciati con fibre vegetali. Guarda quelli! Potrebbero essere di Nefertari, «la più bella di tutte. La grande sposa del Re. Colei per la quale il sole si leva e splende», così diceva di lei il marito. Che ne pensi: è o non è un grande Amore?”, “In effetti dalle parole e dalle immagini di questa regina, il Re doveva esserne pazzamente innamorato”.

“Sai, la maggior parte dei sarcofagi sono stati depredati. La stessa tomba di Nefertari non ne è scampata, ma in questo museo se ne conserva una intatta: quella di Kha e di sua moglie Merit. Vieni, te la mostro! È stata scoperta da Ernesto Schiaparelli, il direttore del Museo nel 1906 durante gli scavi a Deir el -Medina. Nella camera sepolcrale c’erano due enormi sarcofagi con accanto tutto il corredo, compresi i papiri che presentavano le offerte delle divinità per il buon esito del viaggio fino ai Campi Yaru, i nostri Campi Elisi. Allora il cuore veniva contrappesato su di una bilancia con una piuma.

Il Sarcofago di Merit

La curiosità di questa tomba  è che sul sarcofago di Merit si trova scolpito il nome del marito, per tale ragione gli studiosi credono che lei sia morta prima di lui e che il marito abbia voluto farle dono della base del suo sarcofago. Il coperchio invece riprende le sembianze dell’amata ed è tutto d’oro, simbolo della rinascita auspicata. Come vedi, un’altra storia commovente.

Quella è la sua maschera mortuaria.”, “Non deve essere stato facile assistere alla sua morte”. “Ka era l’architetto del Re ed era tenuto in grande considerazione, ma anche lei aveva una posizione di rilievo. In effetti devi sapere che le donne a quel tempo avevano molti diritti. Alcune addirittura come madri dei Faraoni ancora piccoli svolgevano il ruolo di potere destinato ai figli e potevano andare a scuola e persino divorziare. Si sentivano libere. Da tutti i punti di vista! Vieni che ti faccio vedere! Questo è il  papiro erotico- satirico: un po’ il kamasutra di quei tempi.  E questo è il famoso papiro dei “canti nel boschetto”, nel quale un albero si lamenta che, se non verrà innaffiato a dovere, le sue fronde non potranno coprire i giochi d’amore che la sua padrona tiene con il suo amante.”, “Non credevo che il popolo Egizio fosse così evoluto. E tu come la pensi in proposito? Anche a te piace giocare in amore?”. “Questo è un mio segreto e non te lo svelerò di certo al nostro primo appuntamento, ma se la prossima volta tornerai con me al Museo Egizio ti porterò a vedere un’altra meraviglia di questo antico popolo: i suoi gioielli.”

PER ALTRE INFO CONSULTA IL SITO: www.museoegizio.it