PIAZZA UNITÀ D’ITALIA: IL SALOTTO TRIESTINO

Postato su Settembre 14, 2018, 8:09 pm
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Aperta da un lato sul golfo di Trieste, Piazza Unità d’Italia, principale piazza triestina, è annoverata al primo posto per grandezza tra le piazze d’Europa aperte sul mare.

di Flaminia La Malfa

In onore dell’Unità d’Italia raggiunta nel 1861, la piazza principale di Trieste, prima Piazza Grande, prende il nome di Piazza Unità nel 1918, quando anche Trieste fu annessa al Regno d’Italia; dovrà attendere il 1955 per acquisire l’intero nome di Piazza Unità d’Italia.

La piazza, considerata il “salotto di Trieste”, è completamente circondata da palazzi su tre lati, quasi chiusa in un abbraccio, mentre sul quarto lato è aperta sul mare; questo solo dalla metà dell’800, quando fu demolito il palazzo che chiudeva interamente il suo perimetro.

Bella e maestosa di giorno, la sera questa piazza, con tutti i palazzi illuminati e grazie ad una particolare illuminazione blu installata sul pavimento durante la ristrutturazione avvenuta tra il 2001 e il 2005, sembra diventare magica.

Piazza Unità d'Italia - © Vaghis - viaggi & turismo-Italia - Tutti-i-diritti-riservati

Piazza Unità d’Italia – © Vaghis – viaggi & turismo-Italia – Tutti-i-diritti-riservati

Gli edifici di notevole importanza che la circondano sono: Palazzo del Governo, Palazzo del Lloyd triestino, Palazzo del Municipio, Palazzo Stratti con al suo interno il Caffè degli Specchi, Palazzo Modello, Palazzo Plenario-Pitteri.

Il Palazzo del Municipio è forse quello che lascia maggiormente a bocca aperta, stagliandosi imponente di fronte al mare. Progettato e costruito dall’architetto triestino Giuseppe Bruni, che ha cercato di mantenere l’assetto originario del preesistente palazzo più volte modificato e ampliato nel corso del tempo, nel 1875 prende la forma dallo stile eclettico con cui lo vediamo oggi.

I triestini lo chiamano, scherzando, “Palazzo Cheba”, perché la sua forma ricorda per loro una gigantesca gabbia per uccelli, oppure “Palazzo Sipario”, dal momento che con la sua imponenza nasconde la parte di città più vecchia alle sue spalle.

Palazzo del Municipio

Il Palazzo del Governo, a sinistra del Palazzo del Municipio, è stato progettato dall’architetto viennese Emil Artman e fu costruito tra il 1901 e il 1905, sulla base del preesistente palazzo della luogotenenza.

Dal momento che ospita il Commissariato del Governo e la Prefettura, non è un palazzo per turisti che possono ammirarlo solo dall’esterno, rimanendo, però, colpiti dalla facciata, tutta bianca e abbellita da mosaici in vetro di murano, caratterizzata da un porticato centrale sovrastato da un’ampia balconata coperta.

Il Palazzo del Lloyd Triestino, situato a destra dando le spalle al mare, opera dell’architetto Heinrich von Ferstel, fu costruito tra il 1880 e il 1883 per la compagnia di navigazione Lloyd Austro Ungarico fondata nel 1833. Oggi è sede della Presidenza della Giunta regionale del Friuli.

Due fontane, poste negli incavi della facciata, raffigurano Teti e Venere, rispettivamente protettrici dell’acqua dolce e dell’acqua salata, in relazione alle navi della compagnia.

Al di sopra del palazzo quattro statue di Eolo, dio dei venti, Mercurio, dio dei commerci, Vulcano, dio del fuoco, e Poseidone, dio del mare, si trovano disposte, due da un lato e due dall’altro, intorno alle statue femminili delle Vittorie Alate che rappresentano forza, lavoro, gloria e mare.

Palazzo del Lloyd Triestino

Il Palazzo Stratti fu costruito, su commissione di un mercante greco Stratti Nicolò, dall’architetto Antinio Buttazoni. Nel 1846 fu messo in vendita e acquisito dalle Assicurazioni Generali che ne fecero ristrutturare la facciata, aggiungendo motivi floreali e sculture che rappresentano il progresso della città di Trieste; al centro una statua che raffigura la città stessa.

Al suo interno il palazzo ospita il Caffè degli Specchi, locale emblematico per la città e punto di ritrovo per un caffè o un aperitivo. Se un tempo ai suoi tavolini sono stati seduti personaggi come Joyce e Svevo, oggi è frequentato da triestini e turisti che vogliono ancora respirare l’aria austroungarica dell’Impero Asburgico.

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