IL TEMPIETTO SUL CLITUNNO: STORIA COMPLESSA, SEMPLICE BELLEZZA

Postato su Maggio 15, 2017, 1:13 am
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Immerso nel verde, il “Tempietto sul Clitunno” accoglie l’orante di tutti i secoli da sempre al cospetto e nella contemplazione della bellezza.

di Anastasia Quadraccia

Non lontano da Spoleto, all’interno del parco naturalistico delle Fonti del Clitunno, ma spostato più a valle rispetto alle fonti stesse, si erge un tempietto dalla storia complessa, che riverbera nella struttura architettonica e decorativa le frequentazioni romane, cristiane e longobarde del luogo.

Tempietto del Clitunno

La zona del parco era frequentatissima fin dall’epoca romana, poiché veniva considerata non solo luogo ideale di villeggiatura, lontano dal caos della vita cittadina, ma soprattutto area sacra, in quanto ritenuta abitata dal dio Clitunno. Per tale ragione, era meta di scrittori come Virgilio o come Plinio, innamorati della bellezza decadente dei salici e delle acque azzurre, o di imperatori, come Caligola o Onorio, che si rivolgevano alle acque magiche del dio per ricevere vaticini.

Molte quindi, sicuramente, erano a quell’epoca le strutture sacre immerse nel piccolo bosco, ma di queste l’unica che rimane è quella del famoso Tempietto.

La frequentazione romana, proseguita poi in età paleocristiana e in età altomedievale, ha contribuito, poiché la struttura del Tempietto risulta composita e costruita in gran parte con materiale di spoglio, a creare perplessità sulla datazione dell’opera.

Ritenuto a lungo un sacello romano, l’edificio, la cui architettura ricalca la forma di un tempietto corinzio tetrastilo in antis, presenta almeno due fasi costruttive ravvicinate. Si trovano, rispettivamente sui lati ovest, sud e nord iscrizioni riconducibili al tipo epigrafico della capitale longobarda, raro esempio di epigrafia monumentale altomedievale. Al di sotto del timpano, corre l’iscrizione dedicatoria al “Dio degli Angeli”. All’interno della cella, circoscritta dall’abside, si apre un’edicola marmorea, formata con il reimpiego di elementi scultorei di I sec. d.C. Al centro, sono presenti affreschi di VIII sec. (Pantocrator tra gli apostoli Pietro e Paolo) che hanno somiglianze con quelli di Santa Maria Antiqua in foro a Roma. Tali dipinti sono ritenuti i più antichi dell’Umbria.
Lo stile generale con cui è concepito il tempietto e il linguaggio classicheggiante che emerge sia dai reimpieghi che dagli ornamenti appositamente disegnati ed eseguiti, suggeriscono che i committenti fossero probabilmente membri della famiglia ducale longobarda che, attraverso l’evocazione della grandezza di Roma, proclamavano il loro status e il loro prestigio.

Considerato uno tra i più interessanti monumenti altomedievali dell’Umbria assieme alla Chiesa di S. Salvatore di Spoleto, poco distante, è stato dichiarato in tempi recenti patrimonio mondiale dell’Unesco.