NELLA VALLE FIORITA

Postato su Maggio 14, 2017, 7:58 pm
8  minuti

Ci sono luoghi speciali, unici, che dall’alto ci osservano. Luoghi dove è possibile ancora ascoltare il silenzio e scoprire antichi borghi che ci riportano addietro nel tempo raccontandoci la loro storia.

di Boris Gagliardi

La prima volta che ho sentito la voce del silenzio mi trovavo a passeggiare per le vie di Amsterdam ed erano circa le due del pomeriggio quando ad un tratto me ne accorsi. Fu davvero forte l’impatto, quasi da averne paura. Poi mi capitò ancora a Venezia ed anche allora provando a perdermi per le viuzze ed i calli secondari della famosa città, mi era giunta all’orecchio quella particolare sensazione che il silenzio produce.

Quella di una presenza invisibile che ti osserva accarezzandoti l’anima. E poi di nuovo in Molise, di notte, mentre percorrevo la strada che da Campobasso mi portava verso Scapoli, in quel pezzo di terra che fa parte del parco nazionale e che prende il nome di Valle Fiorita. Mi ricordo che spenta la radio ed uscito dalla macchina per sgranchirmi le gambe mi aveva così fortemente colpito, da decidere di fare l’ultimo tratto del viaggio in sua compagnia. La mattina seguente, aprendo le persiane della camera dove alloggiavo, mi aspettava lo spettacolo della valle: tra boschi di aceri e di frassini pregustavo passeggiate nelle praterie lungo ruscelli dalle limpide acque.

Ma prima – pensai – una buona colazione! Scesi in piazza e seduto ad un tavolino, mentre sorseggiavo una tazza di caffè caldo, annotai sul taccuino i posti che desideravo vedere, guardando la cartina. Il suono di una zampogna proveniva dalla porta di un laboratorio lì accanto. Provai a sbirciare: il mastro ne stava costruendo una nuova. Presi le chiavi della macchina e partii: direzione Rocchetta a Volturno. La parte alta di questo paese medioevale, arroccato sulla montagna, costituisce un autentica terrazza sulle Mainarde. E’ fatta di case in pietra, abbandonate intorno ai ruderi del Castello Battiloro.

Santa Maria Assunta

La torre campanaria della Chiesa dell’Assunta porta ancora l’orologio con l’antico sistema a sei ore. Guardando verso Est, in un avvallamento si vedeva il fiume Volturno. Riscendo nella parte inferiore del borgo e, ripresa la macchina, mi dirigo verso Castel San Vincenzo. Anche questo borgo posto in alto sembra invitarti ad inerpicarti per raggiungerne la parte più elevata ed ammirarne il panorama delle valli e delle montagne circostanti, nonché del lago artificiale sottostante.

Qui si sviluppò una comunità monastica che lasciò il segno con l’Abazia di san Vincenzo al Volturno. Le memorie storiche relative all’antica abazia sono raccolte nel Chronicom Vulturnense, oggi conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Poco distante dall’abazia si trova la Basilica di San Vincenzo Maggiore e la Cripta del Vescovo Epifanio. Il suo interno è affrescato con pitture dell’IX secolo, raffiguranti il vescovo e scene della Crocifissione e del Martirio di San Lorenzo. Mi sposto di pochi chilometri e sono a Cerro al Volturno. Imperioso, dall’alto, il suo castello la fa da padrone. Attorno ad esso le case si raccolgono secondo l’antico sistema feudale.

Chiedo un po’ di informazioni ed anche la storia di questo borgo, come quella di Colli al Volturno, il borgo vicino, è legata ai monaci benedettini che ne fondarono il primo nucleo dell’abitato. Chiedo se ci sono altri castelli nella zona e mi viene consigliato di andare a visitare Monteroduni.

Questo paesino, anch’esso arroccato, ha una forma allungata e caratteristica ed il suo castello magnifico conserva le quattro torri circolari. Ci sono luoghi che sembrano disegnati apposta per rendere speciale il viaggio in queste terre. Per oggi ho camminato abbastanza, mi sento stanco ma contento. Aria buona, tanta storia, gente cordiale e mi è pure venuta fame. Torniamo a Scapoli e vediamo che cosa offre di buono la casa.