VIA DEL CAMPO E LA COLONNA INFAME

Postato su Febbraio 02, 2019, 5:40 am
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Via del Campo, strada di Genova immortalata da Fabrizio De Andrè, rivela la sua storia secolare con i suoi palazzi nobili e la Colonna Infame.

di Giada Carboni

Via del Campo è un carruggio, tipica strada genovese stretta tra palazzi alti, situata nel Centro Storico alle spalle del porto e collega piazza del Vacca a piazza Fossatello.

Da una guida del 1894 sappiamo che le due torri del Vacca, che costituiscono l’attuale Porta nella piazza omonima, sono un residuo della nuova cinta muraria di Genova costruita nel 1155 lungo il fossato di Santa Fide, che ne costituì la difesa contro il Barbarossa. La Porta del Vacca prende il nome dall’antica famiglia dei Vacheri di Sospello, oriunda di via del Campo, della quale un esponente passò alla storia a tal punto che gli fu dedicata la Colonna Infame. Stiamo parlando di Giulio Cesare Vachero che condusse nel 1628 una congiura contro la Repubblica di Genova a favore del Duca Carlo Emanuele I di Savoia che mirava al dominio della città. I congiurati, compreso il nostro, furono scoperti e uccisi, ma a Giulio Vachero fu perfino rasa al suolo la casa edificata in piazza del Campo, e al suo posto fu issata la Colonna Infame con funzione di damnatio memoriae.

La Porta del Vacca

La Porta del Vacca

Sulla colonna una targa in latino, posta sul capitello, recita: «A memoria dell’infame/Giulio Cesare Vachero/uomo scelleratissimo/che, poiché cospirò contro la Repubblica,/[avendo] tagliata la testa, [avendo] prelevati i beni,/[avendo] esiliati i figli e [avendo] distrutta la casa,/pagò le pene dovute./Anno del Signore 1628».

Un’altra Colonna Infame, coetanea, è esistita a Milano dal 1630 al 1778 per la damnatio memoriae di Gian Giacomo Mora ed è narrata nel romanzo manzoniano Storia della Colonna Infame, ma oggi si conserva solo la lapide presso il Castello Sforzesco. A Genova, invece, i discendenti del Vachero ottennero nel 1644 la possibilità di costruire una grande fontana per nasconderla, ma, nonostante ciò, ancora nel 1871 Barrili, nel suo romanzo I rossi e i neri, ricordava Via del Campo «nota per la lapide infame di Giulio Cesare Vachero».

La colonna infame di piazza Vacchero

La strada esisteva già nel 1050 ed era un’antica via romana che attraversava la città e i dintorni per condurre alla Val Polcevera, la vallata che prende il nome dal torrente che sfocia nel Mar Ligure, e trasse il nome dal campo ad uso delle milizie, come nel caso del Campo Marzio di Roma. Nel 1944 fu scenario di attentati: il 25 aprile morirono sei soldati tedeschi, il 25 giugno invece, saltò in aria il bar “Olanda”.



Oggi via del Campo è inscritta ne “Le strade nuove e il Sistema dei Palazzi dei Rolli di Genova” perché vi si affacciano tre palazzi dei nobili di Genova: al civico 9 il Palazzo Antonio Doria Invrea del 1547, al civico 10 il Palazzo Bartolomeo Invrea del 1575 e al civico 12 il Palazzo Durazzo-Cattaneo-Adorno del XVIII secolo, entrando così nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Via del Campo - Palazzo Bartolomeo Invrea

Via del Campo – Palazzo Bartolomeo Invrea

Ma la sua fama è indiscutibilmente legata alla celeberrima canzone omonima di Fabrizio “Faber” De Andrè che la compose nel 1967 su testo di Enzo Jannacci e via del Campo è lo specchio di un mondo di travestiti e prostitute di una Genova povera e popolare degli anni ’60. In occasione del decennale della scomparsa di Faber, ricordiamo che via del Campo è impreziosita da una targa e da un negozio-museo, “Via del Campo 29 Rosso, per chi volesse incontrare metaforicamente Faber.

Il museo “Via del Campo 29 Rosso”

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