Ceramiche di Lodi
Dal greco κέραμος, “argilla”, l’arte della ceramica vede il suo piccolo centro innovativo nella maestria degli artigiani lombardi

Lodi, noto comune lombardo e provincia dell’omonimo capoluogo regionale, città d’arte, all’avanguardia nel settore della cosmesi e delle biotecnologie agroalimentari, nonché sede del Parco Tecnologico Padano, meta prescelta da molti turisti italiani e stranieri. A completare la lista si aggiunge la secolare tradizione dell’artigianato, famosa in tutto il mondo per le sue singolari innovazioni tecniche e decorative.
Il filo conduttore che unisce Lodi e la realizzazione di splendidi prodotti in ceramica, e in particolare a stampo stannifero, quindi maioliche, risale già in epoca romana: nell’antica Laus Pompeia, in origine il nome dell’attuale Lodivecchio, si attestano le prime realizzazioni in argilla, materiale presente in grande quantità sul suolo locale, specialmente a Stradella (PV). Se però si è intenzionati a capire per quali ragioni oggi la ceramica lodigiana sia diventata un vero e proprio marchio doc, l’unico dell’artigianato regionale, bisogna effettuare nuovamente un altro slancio temporale ed immergersi nella storia dei secoli XVIII e XIX. 

 

Ceramiche di Lodi

Ceramiche di Lodi

 

Il periodo di massimo splendore si ha propriamente nel Settecento: verso la metà del secolo precedente nasce la prima fornace di Lodi, la fabbrica Coppellotti (1641-1787) famosa per la finezza e la singolarità di forme e decori, mentre le più importanti innovazioni si hanno con la famiglia Ferretti, la cui fabbrica viene fondata nel 1725 da Simpliciano, padre di Antonio, il primo a diffondere la tecnica a fuoco piccolo, le cui origini risiedono a Strasburgo. Fino ad allora, i prodotti vengono infatti esclusivamente lavorati secondo la pratica del gran fuoco, consistente in una doppia cottura a circa 950 °C che permette all’artigiano di smaltare, e poi colorare, il prodotto precedentemente cotto; il difetto consiste però proprio nell’assorbimento del colore da parte dello smalto, che dal canto suo non permette errori di alcun tipo per la sua superfice estremamente permeabile. Le colorazioni vengono quindi limitate ad una manciata di opzioni, come un viola chiaro, un rossastro tendente all’arancione, blu e verde.

 

Ceramiche di Lodi

Ceramiche di Lodi

 


Con la tecnica del piccolo fuoco viene invece aggiunta una terza cottura più bassa (600-650 °C) in modo tale che i colori dipinti su uno smalto già vetrificato, che permette l’aggiunta di eventuali ritocchi, non vengano rovinati.

Ed è così che, grazie alla spiccata inventiva di prestigiosi artigiani, da semplici raffigurazioni di motivi orientali, frutta e pesci dalle tinte poco vivaci si passa anche a maestosi decori floreali: i colori accesi della primula, della rosa e del fiordaliso, nonché di tanti altri fiori di campo, rendono i prodotti della ceramica di Lodi unici nel suo genere!