GIANICOLO: ER BOTTO DER CANNONE

Postato su giugno 10, 2017, 12:57 pm
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“Er botto der cannone”: meravigliosa antica tradizione romana ripristinata nel 1959 ed esaltata dal poeta romanesco Checco Durante.

di Makaa Jade

Dal 1904, al belvedere di Piazza Garibaldi al Gianicolo, si assiste all’attivazione di un obice modello Skoda 105/22 del 1961, modificato all’uopo, che spara a salve procurando il tipico effetto sonoro e il fioco pulviscolo bianco solo alle ore 12.00 di ogni giorno. Viene azionato da tre militi dell’Esercito Italiano che ricevono il comando telefonicamente dall’Istituto elettrotecnico Galileo Ferraris di Torino.

Il Cannone

È una tradizione che vive da centosettanta anni e in passato si svolgeva con altre modalità; fu istituita il 1 dicembre 1847 da papa Pio IX al fine di scandire le ore simultaneamente da parte di tutte le chiese di Roma. Precedentemente era la chiesa di Santa Maria degli Angeli a rintoccare per prima le ore del giorno, poiché il papa Clemente XI nel 1701 commissionò all’astronomo Francesco Bianchini una meridiana completa anche dell’èpatta (strumento per calcolare il giorno di Pasqua dell’anno) che a tutt’oggi è ritenuta attendibile solo per alcuni giorni dei mesi di ottobre e dicembre.

Fino al 1870 l’obice sparava da una delle due torri di Castel Sant’Angelo dove un soldato puntava il cannocchiale su una sfera di vimini, issata su un palo vicino alla torretta del Collegio Romano sede dell’Osservatorio Astronomico Pontificio, e attendeva che essa raggiungesse un determinato punto per dare il comando al suo compagno d’ armi di azionare il mortaio.

Alla fine delle guerre risorgimentali, nel 1870, con l’occupazione di Roma da parte delle truppe sabaude, l’Osservatorio Romano fu dismesso e quindi il comando iniziò ad essere effettuato dall’Osservatorio Astronomico Comunale, realizzato dall’astronomo Feliciano Scarpellini nel 1831 in una torre del Palazzo Senatorio.

Successivamente fu utilizzato un pezzo d’artiglieria, che servì per far breccia a Porta Pia, sostituito progressivamente con il modello Skoda 149/13 della Grande Guerra e adoperato fino al 1991, che fu trasportato sulla collina di Monte Mario nella Villa Mellini, l’area in cui vi è oggi l’Hotel Hilton. Un milite restava in attesa che l’odierno Osservatorio Astronomico di Roma, emettesse un suono elettrico della campanella per trenta secondi, per azionare il cannone ed effettuare lo sparo di Mezzogiorno.

Per tutti questi anni il cannone ha mancato al suo impegno il 10 maggio 1912 per uno scatto a vuoto che generò lo scoppiò alle ore 16.50, nel tentativo di disinnescarlo. In seguito ai conflitti mondiali fu lasciato muto per non disorientare la popolazione sotto i bombardamenti e, per dimenticanza, non fu più riattivato fino al 1959.

La cartuccia a salve

Fu il noto presentatore televisivo Mario Riva, che, accogliendo la petizione dei suoi spettatori, e aprendo la rubrica Aridatece er botto der cannone, nel suo programma televisivo Il Musichiere, ottenne il ripristino del “botto der cannone” dal 21 aprile 1959.

Tanto fu lo stupore per il trasteverino Checco Durante, famoso poeta romanesco, che appena udito dalla sua casa il botto del mortaio immortalò l’evento nella lirica “Arispara er cannone a mezzogiorno”. Di recente l’obice tacque il 22 gennaio 2009 per assenza improvvisa del milite addetto, e nel 2014 il 29 gennaio e il 22 aprile per un guasto al meccanismo. In questi casi, l’Esercito Italiano ammonisce i soldati secondo la legge marziale in vigore. Nonostante tutto, questa particolare e antica tradizione capitolina vive grazie ai fondi che il Comune di Roma eroga alla Direzione d’Artiglieria dell’Esercito Italiano e continua ad attirare romani e altri popoli, soprattutto di ogni fascia d’età.

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