COMACCHIO: LA PICCOLA VENEZIA EMILIANA

Postato su Gennaio 22, 2017, 2:26 am
9  minuti

Panoramica su Comacchio, antica città lagunare, ora città di terraferma.

di Anastasia Quadraccia

Centro principale delle valli di Comacchio, come testimonia lo stesso nome dato alle valli, Comacchio costituisce un esempio pressoché unico di integrazione tra ambiente naturale e attività umana.

Antica città lagunare, costruita su tredici isolette solcate da canali, al fine di sfruttarne la pescosità delle acque e la spontanea formazione di sale, Comacchio è stata un importante centro in epoca longobarda e comunale, poi annientata dalla superpotenza veneziana nel X sec.
Minore importanza rivestì in epoca estense, conobbe successivamente il suo risorgimento architettonico sotto la dominazione pontificia, che in circa due secoli le conferì l’aspetto che ancora oggi la caratterizza.
Con il Ventennio fascista, le moderne bonifiche idrauliche ridussero l’estensione delle acque alla sola valle a Sud della cittadina, trasformando Comacchio in una città di terraferma dedita prevalentemente alle attività agricole.

Comacchio Trepponti

Elemento di congiunzione tra il centro storico e il canale navigabile “Pallotta”, è la struttura del Trepponti, autentico emblema di Comacchio, voluto nel 1638 dal Cardinale legato Giovan Battista Pallotta nel contesto della cosiddetta rinascita urbanistica.

Sotto la sua volta si distribuiscono le vie d’acqua interne per mezzo di una fitta rete di canali e la struttura comprende cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto, che consentono di raggiungere la sommità in pietra d’Istria.

Altre strutture interessanti sono: l’Ospedale degli Infermi, eretto per volere di Papa Clemente XIV tra il XVIII e XIX secolo; la Cattedrale di San Cassiano, innalzata sul precedente sito dell’antica cattedrale romanica, con facciata in mattoni e particolari in pietra d’Istria, interno ad unica navata con 12 cappelle disposte lateralmente, ospitanti stupende tele di Biagio Bovi (XVIII sec) di scuola ferrarese e la scultura raffigurante Santa Lucia, di scuola veneziana del XV secolo; il Santuario di Santa Maria in Aula Regi, datato al XVII secolo, meglio conosciuto come “chiesa dei Cappuccini” ed eretto in un’area anticamente occupata dal Monastero omonimo, la cui presenza viene attestata già nel X sec. d.C.

Torre Campanaria della Cattedrale di S.Cassiano Comacchio

Infine, merita senz’altro una visita e un piccolo approfondimento in più il Museo della nave romana, nel quale, a seguito del ritrovamento a Valle Ponti di uno scafo romano completo di carico, è possibile vedere come appunto fosse organizzata la vita su una nave di età augustea.

Individuato nel 1981, il relitto, rinominato Fortuna maris, è stato recuperato solo nel 1989, dopo un lungo periodo di studio sui metodi e sugli strumenti da utilizzare, nonché sulla predisposizione di spazi attrezzati, finalizzati alle operazioni di scavo, recupero e restauro. Accanto al materiale ceramico, alle anfore, alle lucerne e ad altri materiali di tipologia piuttosto diffusa, nel ricco nucleo di oggetti restituiti dal Fortuna maris spiccano alcuni reperti alquanto rari, particolarmente i tre tempietti e la pisside decorata in piombo. Gli oggetti dovevano essere destinati alla vendita, infatti, hanno le caratteristiche di un prodotto di serie e di scarso valore: le lamine di bronzo appaiono ottenute a stampo, ritagliate e assemblate per incastro o saldate. Nel relitto si è conservato anche un discreto numero di cuoi che forniscono un quadro abbastanza preciso delle calzature, degli indumenti e dei contenitori usati dalla gente di bordo. Questo rinvenimento consente di spaziare sui dettagli dell’abbigliamento romano dell’ultimo quarto del I secolo a.C. Sono state recuperate, infatti, cinque serie di calzature di uso civile quotidiano, una giubba, diversi tipi di sacche utilizzate dai marinai. Sono presenti anche manufatti in legno, tra i quali un mortaio finemente decorato e alcune cassettine che potevano costituire una sorta di farmacia di bordo o custodire i ferri da viaggio di uno dei tanti medici dell’epoca.

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