Gnummareddi
Gli gnummareddi, o involtini per i comuni mortali, nascono come piatto povero e sono diffusi in diversi territori del Sud Italia.

 

Nonostante la pietanza appartenga a più di una regione del Sud Italia, come Lucania, Molise, Puglia o territori come Irpinia, questa non presenta differenze relative alla preparazione: involtini di agnello, polmone e fegato avvolti nell’intestino animale e conditi con prezzemolo, pepe nero o finocchio e rosolati sulla griglia. Ciò che muta invece, a seconda della latitudine, è il nome. Infatti in Basilicata sono conosciuti come “gnummareddi” dal latino “glomus” (gomitolo), in Molise “turcinelli” per descrivere il rivestimento dell’intestino attorcigliato sullo spiedino, in Salento “mboti” e ad Irpinia, dove vengono cucinati anche al sugo, “mugliatielli” ad indicare la matassa. 

Perché gli gnummareddi nascono come piatto povero? Al tempo dei latifondi, quando i signori feudali si cibavano di carni pregiate, ai contadini non rimanevano che le frattaglie, i resti, e quindi loro paladini del detto “non si butta niente”, facevano in modo di rendere le interiora degli ovini il più commestibili possibile salvando anche quel pasto! Una volta diventati famosi tra le masserie meridionali, sono stati arricchiti da altri prodotti come formaggi (di pecora o di capra), cipolle e peperoni. 

 

Gnummareddi

Gnummareddi

 

Chi è convinto che la tradizione culinaria sia un mero modo per “riempire lo stomaco”, erra. Difatti, spesso e volentieri nel cinema e nella letteratura vengono portate in ballo pietanze che arricchiscono le scene, vengono utilizzate come metafore o ancora mezzo per esemplificare concetti. Nel caso degli gnummareddi, il poeta napoletano Raffaele Chiurazzi a inizio Novecento compone una poesia in cui paragona un gobbo all’involtino. Tale pietanza raggiunge anche i grandi schermi, infatti viene messo in scena da Rocco Papaleo in “Basilicata coast to coast”. A proposito di “coast to coast”, nel caso in cui decidiate di visitare il sud in lungo e largo non dimenticate di provare questo nuovo sapore, magari offerto da qualche contadino locale e legato alla tradizione!