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Andrea Nuzzo, creatore di Sii come Bill, imprenditore, content creator e divulgatore, ha da poco dato il via al progetto Modalità Aereo, una serie di video in cui farà a meno di internet nei suoi viaggi in giro per il mondo

Molti lo hanno conosciuto grazie ai meme del progetto Sii come Bill su Facebook, ma nel corso degli anni Andrea Nuzzo non si è limitato a riproporre lo stesso schema e lo stesso prodotto. Studioso di comunicazione, ideatore del progetto degli Unfluencer, il giovane imprenditore ha fatto sì che la sua reputazione online fosse legata a contenuti di livello che, invece di elargire verità assolute, invitano alla riflessione e allo scambio critico. Invece di seguire la strada più facile di demonizzazione o semplificazione degli strumenti di comunicazione online – primi tra tutti, ça va sans dire, i social media -, Andrea Nuzzo ha creato una forma di comunicazione basata sulla consapevolezza, la diplomazia e la competenza. Tra i suoi ultimi progetti di c’è Modalità Aereo, una video serie su Youtube, in cui Nuzzo mostra le difficoltà e le riscoperte di viaggiare senza internet, senza accesso alle mappe di Google o ai servizi di messaggistica istantanea. Proprio in occasione del lancio di questo progetto (di cui potete trovare il primo episodio qui: https://www.youtube.com/watch?v=Uv9wcOL2qrI) abbiamo parlato con Andrea Nuzzo di cosa significhi viaggiare ai tempi dei social, in un’epoca piena di rabbia e di polarizzazione. Ecco quello che ci ha raccontato

 

Sin dagli inizi di Sii come Bill, il tuo lavoro si è distinto per l’osservazione critica dei social media: non demonizzandoli, non esaltandoli, ma mostrandone le potenzialità e anche i punti deboli. Anche il tuo progetto Unfluencer sembra voler sottolineare l’importanza dello spirito critico. Ora, con Modalità Aereo sembri andare nella stessa direzione, in modo ancora più diretto. Quanto è difficile cercare di creare un dibattito o uno scambio critico al giorno d’oggi, quando tutto sembra essere stato semplificato nella dicotomia giusto/sbagliato, corretto/scorretto?

Purtroppo, mi sento di confermare la difficoltà nel creare uno scambio critico, sia online che offline. I social ci hanno abituato a una visione totalmente polarizzante che non lascia spazio a confronti e che di conseguenza non fa altro che confermare le nostre convinzioni. Questa dinamica ha un nome e si chiama “camera dell’eco”. Nel mio piccolo, cerco di combatterla offrendo sempre spunti di riflessioni diplomatici e civili attraverso i miei contenuti e i miei interventi offline. Non riuscendo sempre nell’intento, purtroppo.

Come dici giustamente, Modalità Aereo è il modo più diretto per andare nella stessa direzione. Il risultato di un periodo in cui ho staccato dai social e ho ritrovato una serenità che mi mancava da tempo. Trovo che sia il modo migliore per creare consapevolezza sull’argomento, senza risultare noiosi o pedanti.

 

 

È cambiata la tua concezione di ”viaggio”? Il tuo esperimento Modalità Aereo ha in qualche modo intaccato la tua idea di cosa voglia dire, per te, viaggiare?

Decisamente sì. Io ero, e in certi casi sono ancora adesso, uno di quelli che fotografa e filma ogni cosa che succede nel corso della vacanza, perché “non si sa mai”. Ecco, Modalità Aereo mi sta aiutando a capire che non sempre è necessario. Che alla fine i momenti più significativi sono quelli che non hanno bisogno di essere immortalati o condivisi. Ma, a prescindere da questo, sono sempre stato un viaggiatore più che un turista. Amo immergermi nella cultura locale, entrare in contatto con persone del luogo, e non ricercare all’estero quelle comodità che caratterizzano il mio Paese. Il nuovo format sta confermando questa mia necessità, rafforzandola ancora di più grazie all’offline.

 

In uno dei video che hai postato per spiegare come è nata questa idea, hai spiegato come tutto sia nato dopo aver dimenticato il telefono nel deserto di Abu Dhabi e che il panico che ne è suscitato ti ha spinto a chiederti se fosse giusto che la tua serenità e il tuo benessere fossero intaccati dalla presenza o dall’assenza di un telefono. Ma quanto è stato difficile allontanarsi concretamente dal telefono? Rinunciare non solo alle evidenti comodità, ma anche alla ”rassicurazione” di avere la propria vita pratica a portata di mano?

È difficilissimo. Ed è proprio questo il bello. Lo smartphone, e più in generale internet, hanno migliorato drasticamente la nostra vita, permettendo una serie di azioni che prima erano impensabili. E soprattutto democratizzando la possibilità di viaggiare. Dall’altro lato, però, ci hanno abituato a un concetto di spazio e tempo completamente falsato, che se cerchiamo nella vita offline finiamo inevitabilmente per provare un senso di disagio e frustrazione. Perché ci saranno sempre momenti in cui dovremmo muoverci tra le strade di una città senza le mappe, scegliere il ristorante in cui mangiare senza consultare le recensioni, e goderci un tramonto senza per forza condividerlo nelle storie. Ecco, Modalità Aereo è una piccola parentesi di “ribellione” che mi permette di tornare con i piedi per terra.

 

Qual è stato l’aspetto che ti ha spaventato di più nella tua esperienza ”a modalità aereo”? C’è stato un momento in cui hai pensato davvero «ma chi me lo ha fatto fare?» E qual è stata, invece, la cosa che ti ha sorpreso di più? Magari un momento di difficoltà che invece di abbatterti ti ha fatto sentire fiero di te? Come se ti fossi davvero riappropriato delle tue capacità, senza bisogno dell’ausilio di uno smartphone.

Il momento che mi ha spaventato di più è stato quello in cui, a Tirana, non riuscivo a trovare il mio appartamento. Forse perché, avendo l’indirizzo appuntato, pensavo che sarebbe stato semplicissimo, e invece… Sia chiaro, non è successo nulla di che, ma vagare per due ore tra le strade di una città sconosciuta, cercando di interloquire con persone che non parlano inglese, dopo poche ore di sonno, non è stato semplicissimo. Il sollievo che ho provato dopo, però, è stato incredibile e ha ripagato tutti gli sforzi. Invece un momento di maggiore difficoltà che non mi ha abbattuto, ma al contrario, mi ha fatto sentire immensamente fiero di me stesso, è stato durante la seconda tappa di questo format che non ho ancora annunciato: il Marocco. È stato un viaggio itinerante, e negli ultimi giorni ho deciso di affittare un’auto per spostarmi, senza navigatore, dalla celebre Marrakech a un piccolo paese di mare sulla costa oceanica, Essaouira. All’inizio ero spaventato, ma lungo quei 200 km di strada penso di aver toccato con mano la sensazione di libertà. Raccontarlo a parole è impossibile, motivo per cui sto rimandando da giorni l’uscita dei video successivi. Ma giuro che mi ci impegnerò!

 

Sul tema del viaggio esistono varie correnti di pensiero. Per alcuni il viaggio ha senso solo se ti immergi completamente nella cultura autoctona, facendo esperienze lontani dai circuiti più turistici. Per altri, invece, il viaggio è un mezzo per ”staccare la spina”, per rilassarsi, e il viaggio più riuscito è quello rassicurante che non chiede chissà quali (dis)avventure e che può avere luogo anche senza rinunciare alle comodità. Tu in che posizione ti poni, su questo tema?

Io mi identifico molto di più nella prima posizione, semplicemente perché secondo me per staccare non c’è bisogno di viaggiare. Lo si può tranquillamente fare a casa propria, o comunque nella propria città. Mi rendo conto però che non tutti sono come me, e non mi sento di giudicare il turismo più tradizionale. Anzi, l’esperienza che ho fatto più simile a questo punto di vista è la crociera. Ero pieno di pregiudizi, ma credo sia stata una delle esperienze più rilassanti e divertenti della mia vita. Come tutti, in determinati momenti della vita abbiamo maggior bisogno di alcune esperienze, in altri momenti di altre. E non c’è nulla di male in questo.

 

Il primo video di Modalità Aereo, che racconta il tuo viaggio in Albania, potrebbe essere visto anche come una riflessione sull’importanza delle piccole cose. Mettersi a leggere un libro all’aria aperta, riuscire a riposare davvero la mente, non correre dietro a chissà quale traguardo produttivo, ma godersi il momento. Un tema, quest’ultimo, che ci riporta al discorso dei social media. Perché oggi molti hanno la sensazione che ”godersi il momento” significa darlo in pasto ai social. E questo bisogno di, passami il termine, attenzione ha portato a una sorta di desensibilizzazione. A volte viene condiviso anche ciò che non andrebbe nemmeno filmato, come in uno degli ultimi casi in cui si è creata una vera e propria gogna mediatica. C’è un modo, secondo te, per riappropriarsi davvero delle ”piccole cose” e recuperare empatia e quella capacità critica per comprendere che non tutte le situazioni hanno bisogno di un telefono sempre acceso?

È proprio questa la sfida. Riuscire a tracciare un confine tra ciò che ha senso ed è lecito pubblicare e ciò che invece non lo è. Purtroppo si tratta di una linea piuttosto labile e che non può essere dettata da criteri oggettivi e universali. O perlomeno, non sempre. Il modo migliore, per ognuno di noi, di farlo, è chiedersi “quali problemi potrebbe creare questo contenuto?” e soprattutto “sono pronto a perdere il controllo su di esso, dato che ogni cosa data in pasto all’online può arrivare dove meno ce lo aspettiamo? Se c’è consapevolezza su questi due temi, siamo già a metà dell’opera. Per quanto riguarda invece quelle situazioni personali, il modo migliore per rendersi conto se ha senso o meno immortalarle è chiedersi per quale motivo lo stiamo facendo. Vogliamo semplicemente ostentare quel momento, o magari è un semplice modo per averne un ricordo e cucirci su qualche riflessione a posteriori? Anche in questo caso l’equilibrio è la soluzione migliore. D’altronde anche io, pur essendo in modalità aereo, filmo molto di ciò che mi accade intorno. Contrariamente a prima però, stavolta c’è una consapevolezza totalmente diversa sul mio obiettivo.

 

Quali sono (se puoi comunicarle) le tappe del viaggio in solitaria di Modalità Aereo che ti hanno sorpreso o colpito di più o che ti piacerebbe affrontare?

Per ora ho avuto il piacere (e la fatica) di visitare offline l’Albania e il Marocco. Sono state entrambe tappe magiche in cui ho avuto esperienze indimenticabili, soprattutto grazie all’incontro con persone del luogo. Tra le due, è stata sicuramente più impegnativa la seconda. Ho qualche idea sulla terza tappa, visto il mio soggiorno negli Stati Uniti per un progetto post-universitario che affronterò questa estate, ma non preferisco svelare nulla. E soprattutto non voglio che anche la condivisione di questa esperienza venga fagocitata dalla velocità dei social. Uscirà tutto a tempo debito, proprio per non snaturarla.