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In libreria è appena arrivato House of Love, una nuova edizione di un romanzo con cui Naike Ror dimostra il suo talento e si afferma come voce imprescindibile del mercato editoriale italiano

Leggere dovrebbe aprire la mente, ma il mondo dell’editoria, al pari di molti altri, è ancora pieno di stereotipi e pregiudizi. A pagarne maggiormente le spese è la letteratura di genere, che viene ancora percepita da una certa fetta di lettori snob come letteratura di serie B, buona solo per spegnere il cancello e spesso realizzata senza troppo sforzo. Naike Ror è una scrittrice che distrugge questo stereotipo. Autrice romance che si è costruita il suo pubblico attraverso il self-publishing prima di approdare alla Always Publishing, Naike Ror è oggi una delle voci più autorevoli del genere romance. Il suo talento risiede nello scrivere grandi storie d’amore che, pur seguendo gli standard del genere, riesce a creare intrecci non solo inaspettati, ma anche perfettamente inseriti in ambientazioni originali e dettagliate, che mostrano un grande studio e una grande ricerca prima della fase di effettiva scrittura. Il 22 marzo in libreria è arrivato House of Love e per l’occasione abbiamo fatto una chiacchierata con Naike Ror, che ci ha parlato dei suoi libri e del suo lavoro.

House of Love arriva ora in libreria con Always Publishing dopo aver avuto una sua vita con il self-publishing. Come è stato riprendere questa ”vecchia storia”? Ti sei riconosciuta ancora in ciò che avevi scritto? O ti sei vista diversa come scrittrice?

Ogni volta che riprendo in mano un libro che ho scritto mi vedo diversa. Questo poi, in particolar modo, è stato scritto in un periodo un po’ complicato dal punto di vista personale e lavorativo; era l’inizio del lockdown e non avevo ancora trovato un editor adatto al genere che scrivevo. La seconda edizione di House of Love, edito Always Publishing, mi ha dato modo di rivedere il plot e l’intero manoscritto affiancata da professionisti che di certo hanno reso il libro molto più completo.

Domanda da lettrice: è presumibile aspettarsi che verrà riproposto anche House of Pain? E c’è qualcos’altro, nel futuro della saga dell’American’s Creed?

La serie dei Creed sarà interamente nelle mani della Always Publishing, assieme a loro sono certa che faremo un grande lavoro.

 

 

Naike Ror: house of love

Naike Ror: house of love

 

Trovo che i tuoi romanzi siano profondamente pop, nel senso più positivo del termine. Inoltre sono pieni di rimandi al mondo dell’intrattenimento, dal cinema alle serie tv. In House of Love, per esempio, ho notato alcuni omaggi (che magari ho visto io e non erano voluti!) a Una mamma per amica. Quanto ti ispira ciò che vedi? 

Tutto ciò che vedo e vivo ispira quello che scrivo. I personaggi che creo e le loro storie riflettono quella che sono e io mi sento profondamente pop. Per quanto riguarda House of love l’ispirazione è nata dalla lettura di American Fraternity di Andrew Moisey, un reportage purtroppo non disponibile in italiano, che ha seguito da vicino e per anni tutto l’iter per entrare in una confraternita universitaria americana e che ha sollevato uno scandalo in USA.

Come scrittrice, tu fai parte di una fetta di mercato che è ancora molto vittima di stereotipo: sei un’autrice romance, che per di più si è costruita un pubblico con il self-publishing. Di fatto, sei potenzialmente il bersaglio preferito di quel tipo di intellettuale snob che è sempre pronto a puntare il dito e a elargire lezioni insensate senza che nessuno abbia chiesto nulla. Ti senti ancora presa sotto questo tipo di stereotipo/pregiudizio o hai imparato a fregartene?

Ogni cosa che è creata da donne e che ha come obiettivo le donne è bersaglio di stereotipi e lo stesso vale per i giovani spesso additati come poco profondi e dai gusti discutibili. Dobbiamo farcene una ragione? Assolutamente no, però è sempre vero che i numeri parlano dove le parole non arrivano. Gli intellettuali snob conoscono bene le statistiche di crescita del genere romance e sanno che il booktok ha riattivato l’industria editoriale. Una riprova? L’organizzazione e le partnership del Salone del Libro 2024. Chi ha la puzza sotto il naso dovrà girarsi dall’altra parte. 

Uno degli elementi che più apprezzo in tutti i tuoi libri – e House of Love non fa differenza – è che si vede che non sono mai lavori improvvisati. Al contrario, si nota una forte ricerca alla base della scrittura, uno studio che ti spinge a creare storie che sono sempre molto, molto credibili. Conosci davvero ciò di cui scrivi e non penso che sia così scontato, anche se forse dovrebbe. Come affronti questa fase di lavoro? In che modo lo studio, l’analisi e la ricerca ti aiutano poi quando si arriva effettivamente a scrivere?

Quando si parla di letteratura rosa spesso si ha l’errata predisposizione a pensare che il setting sia del tutto superfluo. Io credo fortemente che invece sia cornice indispensabile di un racconto. Posso creare un intreccio banale tra i protagonisti, ma se il setting è accurato e studiato, anche la coerenza dei personaggi lo sarà.

 

 

Naike Ror: Petali e spine – Ror always be my baby

Naike Ror: Petali e spine – Ror always be my baby

 

C’è un luogo italiano – una città o un posto specifico – che ti piacerebbe inserire all’interno di un tuo libro? Oppure c’è un luogo, in generale, da cui ti senti ispirata? 

Trovo le ambientazioni italiane terribilmente difficili da affrontare e paradossalmente più lontane. Ricordo che quando lessi la trilogia di Irene Cao, ambientata tra Venezia, Roma, e la Sicilia, rimasi incantata dalla sua bravura. Io non sono al livello della Cao, il mio punto debole sono le descrizioni, quindi non mi interfaccio e mi evito brutte figure. 

Pur essendo una scrittrice e una ”personalità” che è nota per non mandarle a dire a nessuno, sei anche molto attenta nel sostenere le altre scrittrici. Lo dimostra anche la tua amicizia con (ad esempio) Lea Landucci e Felicia Kingsley. Quanto è importante avere delle amicizie che lavorano nel tuo stesso ambito e con cui puoi confrontarti anche durante la scrittura? Pensi che il mondo della scrittura sia un ambiente sano o ha anch’esso le sue sfumature di tossicità?

Il mondo del lavoro è sempre complesso. Prima di fare la scrittrice a tempo pieno ho lavorato nei retail e le situazioni erano identiche. Sgambetti tra colleghi, dispetti così come amicizie e legami sono all’ordine del giorno. Non credo che l’ambiente del romance sia più tossico di altri ambienti professionali, lo è nello stesso identico modo. Di certo, avere amiche che fanno lo stesso lavoro è un plus; confrontarsi su questioni tecniche e avere punti di vista completamente diversi (e tra noi è spesso così) ti aiuta ad avere una visione completa e a crescere a ogni confronto.