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Il Re è la serie tv targata Sky Original che ha appena fatto il suo ritorno con la seconda stagione. Per l’occasione abbiamo intervistato le due new entry, Thomas Trabacchi e Caterina Shulha

Ha debuttato lo scorso 12 aprile su Sky e in streaming su NOW la seconda stagione de Il Re, serie televisiva Sky Original che vede come protagonista l’attore Luca Zingaretti nei panni di Bruno Testori, determinato e brutale direttore del carcere di San Michele che risponde a regole proprie e che ha i propri mezzi per perseguire il senso di giustizia e di ordine che vuole raggiungere. In questa seconda stagione, però, Bruno è alle prese con una sfida del tutto inaspettata – che non sveliamo per paura di fare spoiler a chi deve ancora recuperare il primo arco di episodi – e con l’ingresso di due nuovi personaggi: il magistrato interpretato da Thomas Trabacchi e il di lui avvocato, che invece è interpretato da Caterina Shulha. In occasione del lancio della seconda stagione da parte di Sky, abbiamo potuto incontrare proprio le due new entry che, in pochissimo tempo, sono diventati personaggi fondamentali ne Il Re. Ecco cosa ci hanno raccontato:

 

I vostri personaggi, ne Il Re, sono entrati un po’ a gamba tesa. Nel senso, siete personaggi nuovi, ma siete anche quelli che dettano un po’ il passo, perché ruota tutto intorno a voi. Avete in qualche modo sentito la pressione di entrare in una storia che aveva già comunque i suoi ingranaggi?

Caterina Shulha: Beh, sì, io un po’ di tensione l’ho sentita, se devo essere sincera. Claudia è una donna un po’ minuta, biondina, vestita di cashmere, di cashmere beige, di cappotti superchiari, che entra al San Michele. Un po’ di pressione e un po’ di sguardi addosso li ho sentiti. Però lei si fa valere quasi subito.

Thomas Trabacchi: No, non ho sentito la pressione. O, meglio, non diversa dalla pressione che sento ogni volta che inizio un lavoro. Anche se poi, in questo caso, io conoscevo il regista, con cui avevo già lavorato e sapevo che lui creava delle condizioni, a volte non comode, ma che sono necessarie per alzare il livello della concentrazione di tutti. Gli attori sono i finalizzatori di questa filiera produttiva. Per fare una metafora calcistica sono quelli che fanno gol alla fine, però prima del gol c’è tutta una squadra che ha costruito… Quindi un certo silenzio, una concentrazione di chi sta dietro la macchina da presa, ma anche, ti dico, l’atteggiamento serio di chi ti prende in albergo e ti porta sul set a lavorare è fondamentale. Ci aiuta a lavorare meglio. 

 

 

Thomas Trabacchi

Thomas Trabacchi

 

Invece recitare in un ambiente molto cupo come quello del carcere ha un suo peso, immagino, anche a livello emotivo. A livello psicologico. Cioè, avete sentito un po’ questo San Michele che vi si chiudeva addosso?

Caterina Shulha: Beh’, sì, decisamente. ma credo tutto il cast, anche tutta la troupe. È un po’ quello che diceva Thomas. C’è un rispetto dell’altro davvero eccezionale. In questo, Giuseppe (Gagliardi, il regista, ndr) è molto bravo a formare la squadra dove tutti lo seguono, senza eccezioni. È stato bello, ma anche stimolante perché, nel caso del mio personaggio, Claudia è un’avvocata che arriva in un mondo cupo dove deve iniziare a combattere subito. Quindi mi è servito come lavoro per il personaggio. È stato bello.

Thomas Trabacchi: San Michele è un posto dove i muri parlano. Quindi questo, per un attore… Se mi chiedevano di recitare la Vispa Teresa lì dentro era un problema, ma io dovevo recitare uno in carcere ed ero in un carcere vero, quindi questo ci ha messo tutti nelle condizioni ideali per lavorare.

 

Tra l’altro mi ha incuriosito molto il fatto che il personaggio di Mancuso a un certo punto dice che nella vita sarebbe bello non essere ricattabili. Siccome, comunque, viviamo in un mondo in cui siamo sempre molto esposti e a volte ci esponiamo anche da soli coi social, voi avete mai sentito la sensazione che una vostra debolezza, un vostro sbaglio, una vostra insicurezza venisse usata contro di voi?

Caterina Shulha: Siamo attori, quindi di base non stiamo bene. (Ride) Questa è una dichiarazione da lanciare subito. Siamo tutti ricattabili, ma perché siamo tutti umani. E la cosa bella credo sia saper usare questa umanità, quindi sfruttarla a tuo favore. Quindi anche una tua debolezza può essere un punto di forza se lo mostri come tale alle altre persone. 

 

Caterina Shulha

Caterina Shulha