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Guardare il mondo attraverso i filtri di una macchina da presa e diventare turisti sulla scia dei film che si sono amati è il modo migliore per viaggiare. Ecco come il cinema racconta l’Italia e la bellezza dei suoi angoli nascosti

Su Disney+ è arrivato nel 2021 il 24° lungometraggio di casa Pixar, Luca. Diretto da Enrico Casarosa, regista di Genova, Luca è un film che racconta una splendida storia d’amicizia, mentre si sofferma anche a omaggiare il Bel Paese, con uno sguardo pieno d’amore verso la Liguria. La storia del film ruota intorno a Luca, un giovane mostro marino che, proprio come faceva Ariel della Sirenetta negli anni ‘90, guarda con ammirazione e curiosità al mondo che esiste oltre la superficie.

Un giorno la sua strada incontra quella di Alberto, altra creatura degli abissi che, a differenza di Luca, ha ormai imparato a vivere in superficie, isolato su una torre in cui insegue i suoi sogni. Quando Luca si trova quasi costretto a scappare da una famiglia che sembra non comprenderlo, il ragazzino si lascia guidare da Alberto in un’avventura che li guida fino a Portorosso, un piccolo borgo che si sta preparando all’annuale triathlon, che mette in palio una vera e propria Vespa, oggetto agognato dai due ragazzini. Insieme alla piccola e determinata Giulia,

Luca e Alberto conosceranno un mondo a loro del tutto nuovo, ma impareranno anche a dare un nome ai desideri che non hanno ancora il coraggio di sussurrare a loro stessi. Come spesso accade quando l’Italia viene portata sul grande schermo, anche Luca presenta alcuni cliché sullo Stivale che, tuttavia, non disturbano la visione, dal momento che il regista gioca su luoghi comuni particolarmente veri e condivisibili, che fanno sorridere più che infastidire. Guardando Luca si ha la forte sensazione di assistere a una specie di dichiarazione d’amore del regista non tanto (o non solo) verso l’Italia, ma soprattutto verso la costa ligure.

 

 

Vernazza

Vernazza

 

Sebbene il borgo marino di Portorosso non esista, è chiaro che il regista abbia voluto dipingere con la sua immaginazione una sua versione delle Cinque Terre e, di fatto, già il nome del borgo appare come una miscela tra Porto Venere e Monterosso. Il primo è un centro che si erge all’estremità del Golfo dei Poeti e che, secondo la leggenda, ha dato i natali alla dea Venere Ericina, sorta direttamente dalla spuma del mare che ruggiva sotto il caratteristico promontorio. Monterosso, invece, è forse il paese più grande di quelli che compongono le Cinque Terre, ed è famoso anche per la presenza di una statua alta 14 m, conosciuta con il nome Il Gigante, che appare un chiaro omaggio al dio Nettuno, la divinità che governa i capricci dei sette mari.

Visitare Monterosso significa dimenticare il navigatore e lasciarsi guidare tra i tanti caruggi, i tipici vicoli della Liguria, strettissimi e a volte arricciati l’uno sull’altro. Vicoli tra di loro simili a uno sguardo poco esperto, che danno l’idea di un dedalo inventato dai pescatori di questi luoghi, e che pure non smettono mai di affascinare i forestieri.

Tuttavia, il borgo che forse viene omaggiato con più evidenza è Vernazza. In ogni scena che Luca, Alberto e Giulia passano nella piazza principale è pressoché impossibile non riconoscerla. Se si mettesse a confronto un qualsiasi fotogramma della Portorosso di Luca con Vernazza sarebbe fin troppo facile riconoscere gli edifici arroccati l’uno sull’altro, con quelle tonalità che vanno dal rosso all’arancio. Persino gli alberi che delimitano piazza Marconi a Vernazza sono posizionati in modo quasi speculare in Luca. In una determinata scena del film, inoltre, si possono vedere Alberto e Luca che si affacciano su una grotta, lasciandosi alle spalle il mare. Anche in questo caso si tratta di un chiaro omaggio alla grotta di Vernazza. Si tratta di una zona, oggi delimitata da alcune transenne, che sorge direttamente sotto alcune case del centro del borgo: un’apertura che dà accesso a una piccola spiaggia di sassi dalla quale si può osservare il mare.