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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

In una Roma avvolta dal pungente vento misto all’odore delle caldarroste, Giorgia, avvolta da un impermeabile beige, a piccoli passi si avventura verso il viaggio della memoria. Il ponte Sisto collega il passato al presente; un pomeriggio dorato nel centro della capitale è il preambolo all’avvento della melancolia che righerà il volto attraverso lacrime nuove, testimoni silenti di un vissuto tra gioia e costernazione. Il corso d’acqua del Tevere prosegue la sua corsa gelida attraversando le quattro arcate di ponte Sisto ed il suo grande “occhialone” circolare sul pilone centrale. Superbo il centro della capitale che si erge madre incontrastata di storia e architettura, testimone di un pathos racchiuso in stanze vuote dove inestimabile ed inafferrabile è l’assenza che appartiene ad una storia incancellabile.

Roma ed il suo constante fluire artistico e culturale, pregna di fregi passati e glorie presenti; una magnifica cornucopia che a ritmo martellante consegna alla vita quotidiana magnificenze urbanistiche. L’”occhialone” del ponte Sisto ha la responsabilità di svolgere la funzione di campanello d’allarme in caso di piena del fiume, sorreggendo l’angoscioso peso di un’amante che ricorda a sé stessa l’importanza del ricordo perché solo attraverso quest’ultimo è possibile andare avanti con la consapevolezza del vissuto remoto. Due anime indivisibili, uguali e fragili eppure lontani.Con il gelo nella mente inizia una corsa a perdifiato verso il destino meritevole dell’eternità. L’acqua ha memoria e magicamente i ricordi si trasformano in gocce di un passato che non può più tornare.

Un tempo cruento che ha tradito l’innocenza e la purezza di due anime affini nel tentativo di cogliere il sentimento reciproco attraverso lo sguardo denso di accoglienza mista alla paura.

 

 

Piazza Trilussa

Piazza Trilussa

 

Unica ed inequivocabile vocazione per chi rimane è di continuare a raccontare degli affetti vissuti, inventando un mondo immaginifico dove mani intrecciate scaturiscono il potere di appartenenza a ciò che si sarebbe potuto avere. Le promesse sono infrante come pioggia sui ciottoli del caratteristico quartiere di Trastevere dove l’atmosfera bohémien, come un manto invisibile, avvolge la secolare zona della passata classe operaria che oggi brulica di trattorie tradizionali, birrerie artigianali e negozi di artigianato. Le parole sono stanche ma perfettamente udibili attraverso l’affascinante fontana di Piazza Trilussa che sorge di fronte a Ponte Sisto, fra Lungotevere della Farnesina e Lungotevere Raffaello Sanzio.

Commissionata da papa Paolo V Borghese, la fontana, in marmo travertino e cortina in laterizio, è costantemente percorsa dall’estro poetico del poeta Trilussa che del dialetto romanesco ne fece la sua arguta arma intrisa di comicità che celava sagacemente una radicata misantropia. L’eterna Roma è la guardiana di un viaggio della mente di un cuore stanco che necessita di scoprirsi, togliendo le barriere, per rinascere tra la polvere e ritrovarsi splendente come acqua di sorgente. La notte giunge portando con sé il gusto delle fragole; i boschi delle favole, dove il cielo è senza nuvole, sono l’epicentro di un perfetto equilibrio che rompe il vetro dietro il quale c’è il cuore vibrante di potere mnemonico.