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Reggia di Caserta - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

All’albeggiare di un nuovo giorno il sipario, con i suoi vistosi e luminescenti drappi, si alza, presentando l’immenso giardino della Reggia di Caserta, residenza della famiglia reale dei Borbone di Napoli proclamata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1997. L’immenso viale, schiarito dal suolo color neve, è incorniciato dai verdeggianti giardini che vanno a formare il parco, che si estende per tre chilometri di lunghezza su 120 ettari di superficie. Noemi, in un’andatura e vestigia tipiche di Maria Antonietta, si appresta a percorrere con regale e riflessiva malinconia la perla bucolica del monumento campano tra le suggestive e spettacolari fontane dalle quali echeggiano perpetui racconti mitologici resi reali dalle divine figure umane che costellano i giardini.

Brilla, spicca e folgora la fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata, dove il culto di Diana, dea della caccia e della luna, è la conditio sine qua non dei boschi casertani ricchi di selvaggina. La scultura riaccende il mito secondo il quale il cacciatore Atteone viene tramutato in cervo per aver sorpreso la dea nuda intenta a fare il bagno con le sue ninfe. L’incauto avventuriero, una volta assunte le sembianze animali, viene sbranato dai suoi stessi cani. Tommaso e Pietro Solari, Paolo Persico e Angelo Brunelli crearono magistralmente uno spartiacque attraverso la cascata che incorona la scultura.

Noemi si dice essere rimasta la stessa tutte le volte che ha bevuto, che ha fumato, che ha ballato, che ha parlato e che ha perduto la propria fede nelle cose fino a essersi inferta una ferita con il segno del suo amore incompreso.

In netta opposizione la sua nemesi, brucia le tappe per raggiungere qualcosa di diverso fino a confondersi con qualcun altro che in fondo non era tangibile personificazione della realtà. Avvolta da tessuti sontuosi di velluto, seta e broccato, Noemi si aggira all’interno della reggia con le linee dell’abito vaporose e seducenti seguite da dorate decorazioni che donano regalità ed eleganza all’indossatrice, tangibile transizione dal barocco al rococò.

 

 

Reggia di Caserta - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Desideri desiderati e sogni afferrati si alternano nella chioma turchese, fucsia e rossa della reale che, in un compendio di allusioni e restrizioni, volge lo sguardo al futuro mentre nell’inclemente presente si percepisce l’assenza e l’illusione di restare illesi; come unico elemento salvifico si ha la possibilità di consegnare i rimedi contro tutte le idiozie. Protagonista lapalissiano del monumento casertano è lo Scalone d’onore, cuore della struttura architettonica di Vanvitelli, uno dei maggiori interpreti del periodo del rococò e del neoclassicismo; permane in una tutta la sua sontuosa struttura il tocco di classicismo e la scenografia teatrale barocca. La rampa centrale larghissima, custodita alla sommità da due maestosi leoni in marmo bianco, si biforca salendo in due rampe laterali parallele. A impreziosire lo Scalone, la volta, affrescata con immagini delle quattro stagioni, e la Cappella Palatina, con la sua unica navata con pavimento in marmi policromi, coperta da una volta a botte cassettonata, e l’altare maggiore, valorizzato dalla tela dell’Immacolata Concezione di Giuseppe Bonito. Il Real Teatro di Corte strizza l’occhio al Teatro San Carlo di Napoli. La sua autentica antichità lo colloca come un vero gioiello dell’architettura e il primo a essere realizzato a forma di ferro di cavallo, consentendo una migliore acustica e visibilità, con le balconate.

È particolareggiato, dal punto di vista costruttivo, dalla possibilità di aprire la scena sul parco della reggia, così da poterla ampliare per particolari esigenze sceniche e rendere ancora più spettacolari le iconiche rappresentazioni. Uno scrigno si apre irradiando di bagliore e antichi fasti la meravigliosa opera architettonica esaltando la maestranza italiana.