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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

Il cielo terso e cinguettante primaverile porta in dono, dopo un lungo letargo, uno specchio di iridescenza che si incontra e scontra con il variopinto scenario del Giardino Monumentale di Valsanzibio, ribattezzato con spiccato orgoglio estetico “La piccola Versailles”. Il giardino si manifesta in ogni singolo atomo della propria essenza in un trionfo di puro simbolismo rinascimentale e baroccheggiante. Una corsa a perdifiato tra un rancore emotivo risolto e la totale perdita della propria materia corporea in giochi d’acqua e imperlate fontane politeiste che strizzano l’occhio a un remoto Olimpo che ancora oggi impersona una magnificenza ormai del tutto introvabile. In un luogo sospeso nel tempo, la rock band italiana Negrita ha scelto questo punto terrestre dove perdersi in riflessioni e appunti emotivi che riguardano l’esistenza di entità terrestri in perpetuo pellegrinaggio viscerale. In uno strabiliante viaggio allegorico, i Negrita vengono avvolti dal labirinto in bossi che porta fieramente i suoi 400 anni d’età con le sue pareti uniche al mondo, alte fino a cinque metri. Una sorta di abbraccio e consolazione fraterna caldeggia i Negrita a fornire un messaggio positivo nel possedere le carte e i passi giusti per giocare i propri assi; uno strabiliante poker nel puntare ciò che si ha senza pensare troppo alle conseguenze bensì sentendo scorrere nelle proprie vene spazio e aria. Due arterie collegate in un unico cuore vibrante; un purosangue selvaggio, impavido e sfavillante che gioca la sua partita della vita in mezzo a un mondo spesso dispotico per i sognatori che desiderano semplicemente sedersi sulla sua cima e goderne una nuova alba. Tra i corridoi shakespeariani di bossi sognanti notti di mezza estate, i Negrita riconoscono la somiglianza degli uni agli altri e i loro atomi si presentano nudi e crudi nelle loro fragilità e scrupoli, sciupandosi in un vuoto a perdere di esistenzialismo.

 

 

Giardino Monumentale di Valsanzibio

Giardino Monumentale di Valsanzibio

 

In una coltre oltre il tempo il labirinto si slancia in virtuosi emblematici sentieri che portano alla salvezza dell’anima, passando lungo i corridoi dei demoni che appesantiscono la nostra esistenza; l’unica soluzione è rischiare di vivere nel condominio di chi mangia polvere e lascia i denti mordere senza farsi schiacciare dalla gravità delle proprie colpe. Un viaggio dantesco di abbandono al proprio io che sarà curato dal lento pulsare di onde ultraterrene pronte ad avviluppare i nostri sensi in un’accarezzante cura. Essere soci che attraversano la superbia delle condizioni umane per poi giungere alla salvezza dello spirito terminante nella cascata architettonica di Luigi Bernini, la cui sensibilità artistica gli ha permesso di valorizzare un pezzo di terra confinante col miraggio. Dopo aver superato il secolare labirinto giungiamo dinnanzi all’isola dei Conigli, che raffigura il superamento dei limiti umani attraverso la nascita di nuove vite prive di futili organze e merletti; il coniglio assume l’epicentro di tale simbologia della nascenza in quanto ritenuto il roditore più prolifico presente in natura. A chiosare l’itinerario sui colli Euganei è la Statua del Tempo di un vecchio con le ali che tende a significare l’arco temporale entro il quale lo spirito umano, passo dopo passo, ultima il suo cammino con l’acquisizione della perfezione umana, tra cicatrici e sorrisi volti a melodiosi amarcord.