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Cretto di Burri - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

Il Cretto di Burri, in provincia di Trapani, è un glorioso esempio di land art, forma d’arte contemporanea orchestrata dall’artista sul territorio naturale, realizzata da Alberto Burri tra il 1984 e il 1989. Una giornata resa mite dal sole autunnale che in Sicilia non perde la propria luminescenza: un drappo azzurro danza sulle note di una ragazza con un impermeabile bianco che vive il suo stato comunicativo tra le pareti del bianco Cretto. Io non abito al mare è un brano dal forte e immediato impatto emotivo, determinante per accogliere pienamente il senso del testo scritto da Francesca Michielin e dal cantautore Calcutta. Francesca non si intende d’amore, né tantomeno è capace di parlarne, soffre dell’insicurezza che si staglia nei giovani cuori che battono per il vero primo amore. Ma non intende affatto arrendersi all’incapacità di trasmettere le proprie emozioni ad alta voce.

Infatti pur non abitando al mare riesce a immaginarlo con l’eco della memoria che proviene dal magico Cretto, enigmatica opera pubblica di 80mila metri quadri di cemento bianco, frutto di immensa sensibilità artistica dell’artista Burri che decise di trasformare le macerie della città di Gibellina, distrutta dal terremoto del Belice il 15 gennaio 1968, in un monumento di rinascita e memoria. È ora di andare a dormire e Francesca, in un morbido abbraccio, si fa portar via dalla sua mente, oltre le boe del mare della bedda Sicilia, e finalmente sussurra all’orecchio dell’innamorato ciò che si cela nel profondo del suo cuore. Il Cretto di Burri trasuda di emotività simbolica: i vicoli bianchi sono le profonde ferite del terreno dal quale fioriscono le parole gridate dentro un bosco, dove il vento è il testimone della rappresentazione affettiva di Francesca.

 

Cretto di Burri - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Lei sopra la tecno accartoccia dentro un foglio le proprie emozioni per poi centrare un secchio. Non ha alcuna intenzione di truccarsi, perché si sente a proprio agio nella semplicità espressiva senza la mera necessità di ricoprirsi di colori, dal momento che il suo unico desiderio è essere ascoltata. L’arte è stupefacente e multiforme: le forme fluide del Cretto svolazzano in un dinamismo che si cela dietro parole inzuppate di virtuosismo mosso dal vento. Dopo aver visto le macerie di Gibellina, l’artista decide di posare sulle ceneri di un tempo passato un enorme sudario candido e, visivamente, morbido e avvolgente. Un labirinto dalle pareti rassicuranti, dove Francesca si appoggia per perdersi nei propri pensieri, mentre l’anima vola su un cielo terso e sfumato di arancio. È appena scappata da una caffetteria solo per vedere se venisse rincorsa dal ragazzo che tanto le fa battere il cuore al punto da rifugiarsi nelle spesse cornici del grande Cretto, che dolcemente le concede asilo, diventando il suo confidente. Francesca prova un’inaspettata emozione nel percepire il senso della memoria che lì regna sovrana, dal momento che la sua edificazione non rappresenta soltanto un monumentale esempio di opera pubblica ma anche la ricostruzione identitaria di una parte d’Italia stupenda e mitologica: la Sicilia.

Il Cretto respira una continua metamorfosi cromatica: dall’azzurro cielo del mattino alla trapunta di stelle della sera, quando in una canadese i due innamorati timidamente provano a evitare una serie di emozioni rompendo l’imbarazzo parlando di università e serie A. Grazie all’emozionante distesa di cemento ambrata dal crepuscolo, le parole di Francesca si librano nell’aria, svolazzando sull’eterna Gibellina che, grazie al Museo del Grande Cretto, inaugurato a maggio 2019, continuerà a raccontare il proprio romanzo dove coabitano presente e passato. Dove prima sorgevano le macerie adesso si erge una straordinaria coltre bianca e fissata in eterno per accogliere e abbracciare il senso della vita. All’alba Francesca saluta l’amato luogo che tanto le fu amico quando la solitudine avvolgeva il suo cuore: adesso è pronta a trasformare le sue emozioni in parole cantate, che ci condurranno nelle ondeggianti strade del nostalgico Cretto.