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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

Correva l’anno 2013 quando Levante tagliava i capelli da sola, sentendosi una persona nuova. Senza capire l’essenza del bon ton, fiduciosa si incammina verso una serata dall’imbarazzo palese nonostante lei si dimostri cortese. Si ritrova nel bel mezzo di un isterismo di massa alcolico: rea una festa in cui la cantante aveva messo le scarpe da sera ma non era assolutamente in vena di essere circondata da sconosciuti, mentre un perfetto estraneo, di nome Alfonso, spegneva le candeline. Così l’esclamazione erutta incandescente: “Che vita di merda!!!”. Scatta la prorompente voglia di sentirsi altrove mentre tutto il mondo muove il fianco sopra un tempo che fa tiki bom bom: Levante balla un appassionante tango e lunghi capelli color corvino si agitano al ritmo del vento che porta con sé l’amen di una preghiera. La sua memoria corre a velocità supersonica sulle pendici dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa, che dai suoi imponenti 3.326 m di altitudine regna incontrastato sulla Sicilia, spettacolarizzandola con fontane di lava alte decine di metri.

Un passo dopo l’altro, Levante avanza con fiducia nella sua origine mnemonica dove il nero d’estate circonda la folta vegetazione, diventando uno stupefacente caos onirico in cui uno stretto abbraccio dona la certezza che, nonostante un dubbioso domani, andrà tutto bene.

La maestosità dell’Etna segue un’unica trama lunare quando la notte avvolge il grande vulcano e la luce argentea vivacizza le ginestre che insieme a pini larici, faggi, betulle, castagni e querce formano la grande famiglia di flora che popola il Parco. Dai 500 metri fino al livello del mare, l’Etna si trasforma in una radura arancione dall’intensa fragranza degli agrumi, fichi d’india, mandorli e ulivi mentre l’aquila reale vola con regalità ed eleganza sull’avvolgente e cinematografica distesa naturalistica.

 

La pietra lavica dell’Etna

La pietra lavica dell’Etna

 

L’Etna è eterno dentro il cuore di Levante, come le vele spiegate dal vento si aggrappa al suo ventre e, navigando i mari della memoria, riporta a galla un respiro intenso che dona al petto un morbido e sinusoidale movimento.

L’ancora del presente viene gettata in fondo alle incertezze della cantautrice che vengono scardinate misteriosamente dai ricordi di un passato che non è mai andato via e mai la lascerà. La vita è un dono sacro e le memorie del vulcano corrono veloci, rimanendo nel domani e nel per sempre mentre le spighe di grano fluenti riportano il suono vetusto della natura vulcanica. In una scatola blu Levante ritrova tre accordi che viaggeranno su cristallini amarcord all’interno della Grotta del Gelo, il cui interno è perennemente ghiacciato: l’autentico gioiello artico, considerato il più meridionale deposito glaciale di tutta l’Europa, si formò dopo un’eruzione dell’Etna risalente agli anni 1614-1624. Stalattiti e ghiaccio vi faranno vivere un’esperienza assolutamente inedita nel cuore della Sicilia. Nascosto tra i sentieri erbosi, un cucciolo di volpe rossa giunge fino al Rifugio della Galvarina, luogo tipicamente sensoriale dal momento che mantiene la sua integrità artigianale. Infatti è ancora possibile vedere il vicino recinto per gli animali con la tipica costruzione con muretti a secco di pietra lavica. Il caratteristico rifugio di montagna accoglie sul palco lavico Levante che si ritrova dinnanzi al tramonto che irradia gli occhi nocciola volti verso l’alto mentre il cuore ha puntato tra le stelle, continuando a vivere sotto la pelle della cantautrice. Nastri di seta color cremisi avvolgono Levante e finalmente la nostalgia si chiamerà Magmamemoria