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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

Cosa succede quando una cantantessa poliedrica, che ha edulcorato la metrica della musica attraverso uno spiccato linguaggio verista, e un’autrice eterea, che va oltre questo mondo raggiungendo pianeti dell’anima inesplorati, si incontrano? Cade giù dal sole un raggio pieno di grazia e un’apparente felicità si materializza negli occhi lavici di Levante che, insieme a Carmen Consoli, descrive il folklore della Sicilia attraverso parole e suoni che bruciano come le caratteristiche giornate canicolari che d’estate regnano nel profondo sud. Lo stretto necessario, benché la vita ci porti ad esplorare nuovi habitat sociali e solcare gli oceani per ammirare l’ignoto di sfavillanti metropoli e assolati canyon, si trova proprio nel punto di partenza da dove si è generata la nostra vita. Ed è proprio dalla sua origine sicula che Levante, mossa da un moto di amarcord e appartenenza territoriale, si ricollega alla sua vita passata, riscoprendo che lo stupore è una memoria ben trapiantata nel proprio subconscio. Con indosso un abito di cotone bianco, Levante esplora in solitaria la riserva naturale di Vendicari, istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana. Si trova precisamente tra Noto e Pachino, gloria ai suoi pomodorini, in provincia di Siracusa, con un territorio che si estende per circa 1512 ettari. All’interno della riserva, vive indisturbato un intero ecosistema. Il silenzio di un paradiso terrestre dove a parlare saranno il paesaggio dalla fragranza di salsedine e natura incontaminata, grazie alla sua fitta vegetazione che abbraccia spiagge dorate per poi trasformarsi in rocce a strapiombo sul mare terso e profondo. Levante ha dovuto rinunciare a tutto della sua terra natia, ma proverà sempre a difendere lo stretto necessario per sé stessa.

 

 

Rimarchevole nella tessitura narrativa la descrizione di particolari che rendono la Sicilia vera, verace e virtuosa: le tipiche facciate mai finite, le Madonne chiuse in una teca, le tende spiegate trasformando la casa in una nave. Le vacanze al lido Jolly, simbolo di estati senza fine, mentre le campagne in fiamme incorniciavano i primi baci e agli atti di dolore si susseguivano i panni stesi ad asciugare al sole; è tutto racchiuso in questo stretto necessario, custode di sogni infranti ed altri ancora dormienti. Vendicari è geograficamente un ponte verso l’Africa, che accresce i flussi migratori dal punto di vista ornitologico da e verso il nord Europa nelle stagioni autunnali e primaverili. È l’estate il momento topico in cui la riserva si colora dal momento che a trarne beneficio di ristoro sono gli Aironi Cenerini, Garzette, Sterne e grossi stormi di Gabbiani reali, mentre all’inizio dell’autunno giunge un fascio luminoso rosa, emesso dai Fenicotteri, la cui presenza aumenta di anno in anno. Nasce, tra il cemento, un fiore pieno di rabbia, una parentesi di rarità che fa parte della flora della riserva; dal substrato roccioso e sabbioso emerge una variegata vegetazione, come se quest’ultima fosse talmente feconda da riuscire a generarsi anche nei luoghi più ostili. La via del ritorno è dolce come zagara, il fiore dell’arancio e del limone che porta con sé la fragranza di chi parte e resta sempre qua. La tonnara di Vendicari, detta anche Bafutu, ossia anticamente del Capo Bojuto, è per antonomasia l’emblema di un prodigioso sincretismo arabo dal momento che le tecniche della pesca e della lavorazione del tonno furono affinate nel tempo fino ad arrivare agli arabi, che diffusero il sistema delle reti fisse divise in camere fino alla Sicilia. Oggi la ciminiera altissima e le case dei pescatori contornano la tonnara, luogo di un tempo passato che fu determinante nella crescita economia e culturale della perla del mediterraneo. Per ritrovare il bello si deve prima perderlo, per poi provare a difendere sempre quel microcosmo emotivo che ognuno di noi conserva e preserva.