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Pinacoteca di Brera

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Una rubrica musicale come ormeggio di una nave che solca i mari della memoria attraverso le sette note di un pentagramma volante che sfreccia verso gli iridescenti luoghi della nostra penisola da vedere, respirare e vivere.

I ciottoli resi scivolosi dalla brina autunnale: un preludio all’inverno insieme al caratteristico aroma di caffè appena tostato, marmellata, croissant soffici e l’animo incline all’emotività riflessiva ed artistica. Arisa è ben consapevole che credere all’eternità è difficile, a meno che non si ricorra all’espediente del non pensarci più e vivere attraverso il giusto dosaggio di autoironia e saltellante capacità sensoriale.

Chiedersi che senso ha è inutile se un giorno tutto questo finirà; in fondo non siamo altro che pulviscoli di particelle che un giorno si innalzeranno nell’azzurro del cielo. In un rinnovato compromesso con noi stessi, ritroviamo la leggerezza dell’essere fluido, costellato da vele di lampadine a luce calda.
Per le vie gotiche di Brera ritrovare un senso a questo assurdo controsenso di vita-morte-eternità è solamente la più stupida follia dal momento che respiro profondamente sino a sentire la pura ed intensa fragranza di arte, intellettualità e registri linguistici corposi e floridi.

L’accademia di Belle Arti giganteggia fieramente il quartiere frizzante di Milano grazie al suo background di tutto rispetto. Fondata nel 1776 dall’avanguardista Maria Teresa d’Austria, il progetto si prefiggeva l’obiettivo di rendere accessibile l’insegnamento in forma pubblica. Ancora oggi l’accademia di Brera sforna talenti che segnano il futuro di domani.
A cingere le braccia dell’ateneo milanese è lo splendido Palazzo Brera, che racchiude in sé l’aura di mistero e antichità del preesistente convento del XVII secolo. Immaginate: leggere un giornale in un qualsiasi pomeriggio novembrino e con la mente essere sdraiati al mare per poi tornare al presente e trovarsi al cospetto del magnifico cortile d’onore del palazzo, circondato da un elegante porticato su due piani, al cui centro si erge la statua di bronzo di Napoleone Bonaparte come Marte pacificatore.

 

 

Pinacoteca di Brera

Pinacoteca di Brera

 

Il vento svela giuramenti degli amanti dietro quei colonnati pregni di rimpianti, amori e crudeltà di poveri sogni chiusi nei cassetti.

E in un attimo giunge dicembre e le strade si riempiono di Natale e magari non è niente di speciale ma tutto questo fa stare bene. Cosa ne sarà dei pomeriggi al fiume durante la fanciullezza e degli occhi di una madre? Probabilmente viaggeranno oltre il tempo che fuga vecchiaia e malinconia per sconfinare verso una memoria affettiva eterna. Basta non soffermarsi troppo a pensarci e lasciarsi sopraffare dalla testimonianza estetica della Pinacoteca di Brera tra lunghi e sopraffini corridoi impreziositi dal celeberrimo Bacio di Francesco Hayez: una simbolica istantanea di eros leggero e inafferrabile dove l’azzurro si sposa perfettamente con il marrone. Romanticismo che strizza l’occhio a un tango sotto la neve percependo un profondo senso di libertà come i bambini.

Lasciarsi andare ad una nudità da tempo sopita da preconcetti e stigmi altisonanti e gretti. Slanciarsi verso l’invecchiamento con la temerarietà di un marinaio che fronteggia una tempesta fino ad accarezzare una vita all’insegna del benessere mentale e fisico con il cromatico dosaggio di spensieratezza. Ridere non è difficile se cogli il buono di ogni giorno affidandoti al canovaccio di una vita che sfocia in un’esplosione di coriandoli palpitanti.