FARINATA DI CECI: MATER ARTIUM NECESSITAS

Postato su Gennaio 21, 2017, 11:04 pm
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 Le cose più semplici sono le più straordinarie, e soltanto il saggio riesce a vederle.

Paulo Coelho

di Daniela Cimino

Nell’agosto del 1284 scoppiò la battaglia della Meloria che vide coinvolte la flotta della Repubblica di Genova e quella della Repubblica marinara di Pisa. Finì con la vittoria di Genova ma, la vera conquista fu una scoperta, una vera e propria invenzione, perché si sa che Mater artium necessitas (La necessità è la madre delle abilità). In caso di necessità infatti, si riescono a fare cose inaspettate, fu così per i genovesi che, una volta sconfitti i pisani, si ritrovarono con galee (tipiche imbarcazioni liguri) affollate da prigionieri nel bel mezzo di una violentissima tempesta, durante la quale alcuni contenitori di olio e alcuni sacchi di ceci si inzupparono di acqua di mare. Cercarono di recuperare il possibile ma, mentre alcuni marinai mangiarono questa purea uniforme di ceci e olio altri un po’ più schizzinosi e, forse ancora non troppo affamati, rifiutarono la

Farinata provola prosciutto

poltiglia e lasciarono le scodelle al sole. I giorni seguenti, spinti dai morsi della fame, si avvicinarono all’unica cosa che avevano di commestibile, quel composto che rifiutarono e, si accorsero che il calore del sole l’aveva resa simile ad una frittella. Una volta che assaggiarono questo impasto fatto di olio e di ceci riscaldato al sole, rimasero stupefatti dalla prelibatezza; così una volta giunti a Genova i marinai pensarono di migliorare la scoperta improvvisata, presero quindi olio, sale e ceci e infornarono il tutto. Il risultato riscosse un grandissimo successo e per prendere in giro gli avversari chiamarono la frittella: “l’oro di Pisa”.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora eppure, in Liguria, olio e ceci vanno ancora alla grande e, l’oro di Pisa oggi è la Farinata.

Con un profumo ricco, dal vivace color dorato, croccante all’esterno e morbida all’interno la farinata rimane un piatto tipico davvero speciale. Cotta prevalentemente nel forno a legna in grandissime teglie basse preferibilmente in rame si può trovare in pizzerie, oppure in trattorie. Di solito servita appena sfornata prima della pizza, oppure come antipasto. La migliore è la classica ma, in realtà, ci sono un sacco di varianti, con l’aggiunta di ingredienti al semplicissimo impasto; per cui prendono vita: la farinata con cipolle o con fiori di zucca. Oppure si usa accompagnarla con del pesto, o ancora, strepitosa, con l’aggiunta di stracchino. Succulenta e molto in voga è anche la focaccia tagliata in due farcita di farinata.

La farinata non è presente solo in Liguria ma, con differenti nomi la ritroviamo anche in altre regioni d’Italia e persino all’estero. Per cui avremmo la cecina in Versilia e nel Pisano, a Livorno la torta di ceci, a Massa e Carrara la calda calda. In Lunigiana e Garfagnana viene chiamata torta di ceci o farinata. A Follonica e nel grossetano viene denominata sia torta di ceci che cecina. In Piemonte, nella zona di Alessandria viene chiamata bela cauda. I genovesi la portarono anche in Sardegna, dove oggi viene chiamata fainè ed è diffusa principalmente nel sassarese ma anche a Carloforte col nome di fainò, colonia genovese dell’isola di San Pietro, qui si può mangiare nelle numerose pizzerie al taglio dette i tascélli. La si può trovare anche a Ferrara. In Corsica è un piatto tipico, a Gibilterra si può assaggiare chiedendo della calentita. Persino In Uruguay e in Argentina basterà dire fainà e sarete serviti. In Sicilia, le panelle sono molto simili alla farinata, anzi, gli ingredienti sono gli stessi è solo che le panelle vengono fritte e non infornate. Nella parte settentrionale del Marocco esiste la caliente o la calentita, i cui ingredienti base sono gli stessi ma in più vi è l’aggiunta di uova.

Ad ogni modo che sia fainà come dicono nello spezzino, che sia turtellassu, così la chiamano i savonesi, o che sia la cecina: mangiatela, gustatela, assaporatela!