GLI STRANGOZZI

Postato su Ottobre 27, 2017, 4:40 am
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Lunghe stringhe di pasta che catturano i sapori, il palato e perfino gli imperatori.

di Claudio Guggeri 

Gli “strangozzi” sono conosciuti anche come “stringozzi” o “strongozzi”, o sotto altri nomi come “pici”, in ambito toscano, “umbricelli”, “bringoli” ed infine “ciriole” o “manfricoli” nel Ternano. Termini differenti quindi, a seconda dell’area geografica di riferimento, per descrivere lo stesso prodotto: una pasta di semola lunga a sezione quadrata o rettangolare che in apparenza può ricordare uno spaghetto, ma guai a confonderli!

Gli strangozzi

Gli strangozzi

Tentando di risalire alle origini del nome singolare che questa pasta prende, c’è come riferimento quello della forma che è molto vicina a quella delle stringhe in cuoio da scarpe, da cui appunto il nome “strangozzo”.

La leggenda invece vede più probabile la somiglianza con le stringhe di cuoio con le quali i rivoltosi contro lo Stato Pontificio strangolavano i preti. La ricetta si contraddistingue per la facilità di esecuzione e per i suoi ingredienti essenziali: acqua, farina e, addirittura, poco o niente uovo. Un prodotto realizzato a mano, stendendo una sfoglia di pasta di farina di grano tenero, acqua e sale con uno spessore di circa 2 mm; la sfoglia ottenuta viene tagliata a striscioline di circa 3 o 4 mm di larghezza e di circa 30 cm di lunghezza.

Una pasta, questa, ricca di tradizione, fatta a mano e quindi perfetta per ogni tipo di salsa, abbinandosi perfettamente ai condimenti più diversi grazie alla superficie ruvida e porosa, che ne trattiene il sapore. L’origine degli strangozzi è quindi umile e certamente antica; si trovano ricette con abbinamenti di carne e/o verdure che prendono denominazione del posto che le caratterizza come alla “spoletina” o “alla “norcina”.

Il tartufo è un altro elemento che esalta questo tipo di pasta: l’uso di abbinare il tartufo agli strangozzi ha origine molto antiche, quando, sempre secondo la leggenda, Federico Barbarossa di sosta nel Castello di Passignano, fu invitato a Spoleto a mangiare un delizioso piatto di “strangozzi al tartufo”. Il piatto catturò talmente tanto il palato del Barbarossa, da farlo così decidere di abbandonare i progetti di saccheggio e di conquista.