IL MIRTO: UN LIQUORE DALLE ANTICHE TRADIZIONI

Postato su Luglio 13, 2019, 10:06 pm
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Il Mirto è un liquore dalle antiche origini, che mantenendo la sua ricetta da secoli, identifica le tradizioni popolari della Sardegna

di Claudio Guggeri

Il Mirto, nella tradizione gastronomica della Sardegna, è divenuto una vera e propria istituzione a tal punto che è stato riconosciuto e dichiarato dal 1998 dal Ministero delle Politiche Agricole come PAT (Prodotto Agroalimentare tradizionale).

Il Mirto - © Vaghis - viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Le elevate proprietà terapeutiche che contraddistinguono le succose bacche hanno contribuito a renderlo un prodotto conosciuto oltre i confini regionali. Il suo nome deriva dal latino Myrtus che a sua volta deriva dal greco Myrtos anche se probabilmente l’origine della parola è semita. Il sostantivo Myrtos è legato al mito greco di Myrsine, una ragazza invincibile nelle gare atletiche che venne trasformata da Pallade in un albero di mirto per aver superato un giovane in una gara ginnica. Nella mitologia veniva anche legato al nome di Venere, dea dell’amore.



Alcuni ritengono che la dea, dopo il giudizio di Paride, si cinse con una corona composta con questa pianta. Altri, in riferimento a quanto affermato da Ovidio nelle Metamorfosi, sostengono che la dea, quando uscì nuda dalla schiuma del mare, trovò rifugio proprio dietro un cespuglio di mirto, per nascondersi dagli sguardi indiscreti di un satiro. I Greci poi usavano il mirto come corona per festeggiare i vincitori nei giochi elei.Gli antichi Romani, secondo la leggenda, piantarono due alberi di mirto ai piedi del Campidoglio, dopo che si riconciliarono con i Sabini per il famoso ratto, purificandosi con fronde di mirto.

Il Mirto - © Vaghis - viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Nella storia ha sempre avuto un ruolo simbolico fin dall’antichità, dove viene descritto in tante opere sulla flora sarda o anche sulle piante aromatiche e medicinali del nostro Paese. Nel Medioevo i profumieri ottenevano dai fiori distillati un’acqua, chiamata “acqua degli angeli”. Solo nel Rinascimento il distillato inizia ad assumere la funzione di bevanda.

In Sardegna e in Corsica si ricavava dall’infusione di vino ed erbe aromatiche: il Vino di Mirto, ottenuto appunto tramite la fermentazione delle bacche in acqua nel vino con l’aggiunta del miele. La tecnica di queste produzioni inizialmente avveniva attraverso procedure che non utilizzavano alcool per la sua realizzazione.



Queste tecniche di macerazione risalgono addirittura a Ippocrate che aveva individuato l’importanza delle macerazioni di erbe medicinali nel vino. Prodotto nella versione scura, mirto rosso, oppure chiara, mirto bianco, dove la macerazione è data dalle bacche depigmentate o di foglie di giovani germogli, questo liquore deve le sue caratteristiche peculiari all’azione degli antociani contenuti nella buccia, dei tannini contenuti nella polpa e in alcuni elementi volatili che ne caratterizzano l’aroma. Gli antociani sono responsabili del colore della bevanda, i tannini ne determinano il caratteristico gusto astringente.

Nella fase di invecchiamento è il momento decisivo che contribuisce al gusto più astringente ed un colore nero violaceo; se fatto riposare più a lungo, per diversi mesi assumerà un colore rosso rubino e un gusto più dolce e vellutato. Per la sua facilità di esecuzione, ancora oggi le preparazioni artigianali sono assai frequenti, ed in Sardegna molte sono le famiglie in cui è diffusa l’usanza di produrre in casa il fantastico liquore tradizionale.

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Naturalmente esistono molte varianti della ricetta, ma il denominatore comune consiste nella procedura di preparazione: macerazione, estrazione del liquido, eventuale torchiatura, aggiunta di sciroppo, imbottigliamento e maturazione. In alcune pasticcerie sarde è usato persino nella preparazione di dolci tipici come i “gueffus”, piccoli bocconcini di pasta di mandorla, passati nello zucchero semolato e avvolti come una caramella nella carta velina colorata.

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