LA MORETTA FANESE

Postato su Gennaio 14, 2017, 4:32 am
6  minuti

Rituale marchigiano a tre strati

di Anastasia Quadraccia

Per tutti gli Italiani la pausa caffè è un diritto sacrosanto, non ci sono storie. È un rituale necessario e imprescindibile, che consente di ricaricarsi, di staccare la testa da quello che si sta facendo, di conversare con i colleghi o con gli avventori al bar. Ognuno di noi ha i propri gusti e le proprie convinzioni: lungo, corto, ristretto, al vetro, macchiato, shakerato, corretto, il caffè non lo prendo mai prima di andare a letto perché non mi fa dormire, ma dai, a me non fa più niente, troppi caffè alzano la pressione e via dicendo.
Ma, nonostante ciascuno di noi abbia un modo del tutto personale di concepire il coffee break, ci sono città in Italia in cui il caffè, per rispetto delle tradizioni di quel luogo, deve essere sorbito in quell’unico modo: una di queste città è Fano.

La Moretta Fanese

La Moretta fanese non è semplicemente un caffè corretto, e neppure un cocktail, è un sapiente mix della tradizione marchigiana.
La bevanda preparata nel modo corretto si presenta servita in un bicchierino di vetro liscio, di quelli da osteria, dove appaiono ben distinti i tre strati di cui consta la Moretta, che, solo al momento in cui verrà inserito il cucchiaio, potranno amalgamarsi.
Lo strato vicino al fondo del bicchiere deve essere di colore giallo, ottenuto dalla mescolanza di rum, anice e cognac o brandy, scaldati con zucchero e limone, fino a che lo zucchero non si sarà completamente fuso nei liquori. Questo strato è l’ultimo perché più denso degli altri.
Lo strato di mezzo è costituito dal caffè, riconoscibile ovviamente per il caratteristico colore scuro.
Lo strato finale, di un marroncino più chiaro, è formato dalla schiumetta, al quale va aggiunga una piccola scorza di limone.
Impossibile resistere a questa bevanda dal sapore amaro e insieme dolciastro, rituale dei Fanesi e dei marinai, amanti dei tre liquori, per incontrare i gusti dei quali forse fu inventata.