IL MACCÙ DI FAVE

Postato su Gennaio 29, 2018, 12:24 am
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Il maccù di fave, un sostanzioso piatto preparato con fave, molto popolare in Sicilia, ricorda la primavera ma può essere degustato anche fuori stagione.

di Claudio Guggeri 

Il maccù di fave è un piatto tipico siciliano inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) e in quella del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf).

Un piatto povero perché preparato in campagna per i contadini; tempo fa infatti il padrone lo dispensava ai propri braccianti nudo e crudo senza l’aggiunta di olio d’oliva o di altro condimento, e, a fine trebbiatura, lo offriva invece arricchito con la pasta.

Maccù di fave

Maccù di fave

L’origine di questo piatto può essere rintracciata nel mondo greco: già nel 450 a.C. infatti, Aristofane nella sua commedia Le rane parla di una pietanza a base di fave schiacciate che Eracle mangia per trarre forza e nutrimento prima di iniziare le sue straordinarie imprese.

Esisteva inoltre nelle Commedie Atellane il personaggio dello sciocco parassita, denominato Maccus, perché forse, costretto dalla propria indigenza, poteva cibarsi solo di questo alimento.

L’origine del nome deriva dalla forma latina “*maccare” che poi in italiano si è trasformata in “ammaccare”, “schiacciare”.

Per quanto riguarda la regione Sicilia, il piatto è originario del ragusano, ma la sua preparazione è estesa in tutto il territorio. A Catania, ad esempio, è chiamato “Maccù virdi”, nel palermitano “Maccù favi”.

Il Maccù si presenta in realtà come una polenta, una minestra di fave fresche o secche che cotte lungamente diventano purea, viene poi insaporito odiernamente con del finocchietto selvatico e con del pecorino grattugiato.

Molte ricette della tradizione vedono anche l’aggiunta di pasta fine spezzettata tipo spaghetti o “tagghiarini”.

Anche per questo piatto esistono diverse varianti a seconda del luogo dove viene preparato, spesso viene fatto raffreddare e poi tagliato a fette e fritto, nel siracusano è addirittura divenuto il tipico piatto per la festa di San Giuseppe, chiamato, appunto, Macco di San Giuseppe.

Infine segnaliamo un’usanza tramandata dalle celebrazioni campestri per l’equinozio di primavera: alle fave secche si uniscono gli avanzi di tutti gli altri legumi secchi presenti nella dispensa, in segno di rinnovamento, in attesa del nuovo raccolto.

LA RICETTA

INGREDIENTI

• 1 kg Fave fresche
• 1 Cipolla fresca
• 1 mazzetto di Finocchietto selvatico
• q.b. Sale
• q.b. Olio Extravergine D’Oliva
• q.b. Pepe (o peperoncino a piacere)

PROCEDIMENTO

1 Sbollentate le fave in acqua bollente per 2 minuti.

2 Fatele raffreddare velocemente in acqua e ghiaccio per facilitare la rimozione delle pellicine.

3 Soffriggete la cipolla fresca, affettata sottilmente, in un tegame con due cucchiai di olio extravergine di oliva finchè non diventerà dorata.

4 Unite quindi nel tegame le fave sbucciate e fate cuocere per 10 minuti a fiamma dolce; se necessario aggiungete un mestolo d’acqua calda.

5 Riducete in purea le fave con un passaverdure o un mixer ad immersione, dunque regolate di sale e pepe o peperoncino.
6 Servite il macco accompagnato ad un trito di finocchietto selvatico, precedentemente sbollentato per qualche minuto in acqua calda, e un filo di olio extravergine di oliva a crudo.