LI MARITOZZI DE ROMA: DOLCE TIPICAMENTE ROMANO

Postato su Maggio 03, 2018, 3:58 pm
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Celebrato dai più noti poeti romaneschi, il maritozzo accontenta tutti i palati e vanta di essere il più antico dolce romano amato da sempre.

di Giada Carboni

Il maritozzo ha origini antiche. Ai tempi dei Romani era costituito da una pagnotta creata da un impasto di farina, miele, burro e uova, che nel Medioevo assunse una dimensione più piccola, farcita di uva passa – proveniente dal mondo ellenico – e di pinoli italici mischiati ai canditi di provenienza araba. Era un alimento che veniva preparato solo in occasione della Quaresima, tanto da essere nominato “er santo maritozzo”. Oggi, invece, è addolcito dalla panna.

Maritozzi con la panna

L’origine di questa tradizione è di dubbia provenienza. Alcuni riferiscono che si tratti di un’antica consuetudine, una sorta di festa che terminava con un premio: si vinceva un marito. Infatti le donne si schieravano dietro ad un bancone e offrivano agli astanti uomini il dolce da loro preparato, al fine di maritarsi. L’autore romanesco e romanista Giggi Zannazzo, invece, nella sua opera del 1908 spiega che «Drento ar maritozzo, quarche vvorta, ce se metteveno insinenta un anello, o quarch’antro oggetto d’oro. Tra ll’antre cose che ricordeno ‘sto custume, che oramai nun s’aùsa ppiù dda gnisun innammorato, ciavemo diversi ritornelli: Uno, presempio, dice: Oggi ch’è ‘r primo Vennardi dde Marzo, Se va a Ssan Pietro a ppija er maritòzzo; Ché ccé lo pagherà ‘r nostro regazzo». Si tratta perciò di un dono di buon augurio che il fidanzato regalava alla sua promessa sposa il primo venerdì di marzo, per una ricorrenza paragonabile alla nostra festa di san Valentino.




Gioacchino Belli, invece, cita il maritozzo in Er padre de li Santi (1832) ed è un chiaro riferimento alla virilità del futuro marito, mentre Adone Finardi nel suo poemetto in sei canti Li maritozzi che se fanno a la Quaresima (1851), spiega l’origine del nome dalla combinazione di due nomi Mari e Tozzo. Racconta una storia di due re in guerra, Mari e Tozzo appunto, i quali, dopo lunghe ed estenuanti battaglie per la conquista di una fantasiosa città, si accordano per la tregua. In occasione di questa riappacificazione organizzano un banchetto in cui, fra i tanti dolci che vengono offerti, compare per la prima volta, in memoria di questo straordinario evento, il MariTozzo.

Maritozzi con la panna

Negli anni ’60, un altro poeta romanesco Ignazio Silone, dedica una vera e propria Ode ar maritozzo elogiando la sua bontà: «Me stai de fronte, lucido e ‘mbiancato, la panna te percorre tutto in mezzo, co ‘n sacco de saliva nella gola, te guardo ‘mbambolato e con amore. Me fai salì er colesterolo a mille, lo dice quell’assillo d’er dottore, ma te dirò, mio caro maritozzo, te mozzico, poi pago er giusto prezzo!»

Oggi il dolce tipicamente romano si consuma tutto l’anno, senza più rispettare la ricorrenza del primo venerdì di marzo, in molti dei bar rinomati, soprattutto in quelli nei quartieri più antichi: Trastevere o il centro storico della Città Eterna.