Origini mitiche e voci autorevoli per la città dei tre laghi, tutta da scoprire.

Le origini della città di Mantova si ricostruiscono seguendo due filoni: quello leggendario e quello storico. Il filone leggendario trova una autorevole testimonianza nei versi 198-200 del X libro dell’Eneide di Virgilio che, elencando i comandanti e le truppe al seguito di Enea contro Turno, nomina Ocno, figlio della fatidica Manto e del fiume Tosco, come fondatore della città di Mantova:/

Ille etiam patriis agmen ciet Ocnus ab oris,/ fatidicae Mantus et Tusci filius amnis,/ qui muros matrisque dedit tibi, Mantua , nomen,/ Mantua dives avis, sed non genus omnibus unum:/

Fatidica Manto: Nel “De Mulieribus Claris” Boccaccio descriveva una serie di biografie di donne illustri tra le quali Manto

È però Servio, il commentatore di Virgilio, che chiosando questi versi presenta le tre versioni sulla fondazione della città di Mantova:
La prima versione prevede che Ocno sia il fondatore di Mantova, figlio dell’indovina Manto e del fiume Tevere, dove Manto sarebbe figlia o di Ercole, oppure di Tiresia, vate a propria volta.
Virgilio si schiera con questa seconda variante, in accordo con l’idea già diffusa da Plinio il Vecchio, secondo il quale Tiresia sarebbe stato l’inventore degli auspicia avium, la dottrina di predizione del futuro basata sull’osservazione del volo degli uccelli. Manto, sua figlia, ne avrebbe ereditato le capacità profetiche, come dimostra l’etimologia del suo nome proveniente da mántis o da mantéia, che significano rispettivamente “indovino” e “predizione”.

La seconda versione vede Ocno, figlio o fratello di Auleste, fondatore della città di Perugia, allontanarsi da questa città per fondare Felsina, l’odierna Bologna. Sarebbero stati poi i compagni di Ocno ad insediare un castellum a Mantova, sorta di avamposto fortificato sulla via delle Alpi.

La terza versione, completamente estranea alla figura di Ocno e a quella di sua madre, sostiene che Mantova sia stata fondata dall’etrusco Tarconte, che le diede questo nome da Mantus, l’etrusca divinità infernale, cui molto spesso venivano consacrate città.

Esiste infine una quarta versione, ricordata nel libro IV e nel VII della Tebaide di Stazio, che presenta la vergine Manto come unica fondatrice della città, fuggita da Tebe dopo la morte del padre Tiresia per sottrarsi alla tirannide di Creonte.
Nella Sala di Manto che si trova nel Palazzo Ducale e che fa parte dell’Appartamento Grande Castello, l’indovina Manto viene proprio celebrata come fondatrice di Mantova nelle decorazioni rinascimentali che si possono ammirare sulle pareti.

 

Fatidica Manto: Affresco lìapprodo di Manto sulle rive del Mincio | Palazzo Ducale Appartamento Grande di Castello – Salone di Manto

 

Per quanto riguarda invece le origini storiche della città di Mantova, seppur testimoniate da un’altra fonte letteraria, quella dei celebri versi danteschi (Inferno, XX, vv. 55-93) che accolgono tra l’altro la versione staziana, la descrizione del primitivo insediamento circondato dalle acque del fiume Mincio rappresenta una immagine che nel tempo non è cambiata. È ipotesi ben accreditata quella che vuole storicamente collegare ad origine etrusca la fondazione della città di Mantova.

Con l’insediamento delle popolazioni etrusche fiorirono centri importanti uniti da vie commerciali e di collegamento nei territori intorno al fiume Mincio. La fondazione risalirebbe proprio a quando gli Etruschi, intorno all’anno 1000 a.C., abbandonati i territori del Forcello resi non più sicuri dalle pressioni dei Galli, si rifugiarono sulle rive degli odierni laghi della città (Lago Superiore, di Mezzo e Inferiore), luoghi naturalmente difesi per la presenza delle acque del Mincio.
Proprio qui, su due isolette create da detriti depositati dal fiume Mincio, gli Etruschi fondarono Mantova. Fra la prima e la seconda guerra punica la città subì la dominazione romana.
In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d. C.) la città fu invasa dai barbari e dalle dominazioni di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, finché entrò a far parte dei possedimenti dei Canossa, la cui ultima rappresentante fu la Contessa Matilde che morì nel 1115.

A questo periodo risalgono importanti costruzioni, di cui però l’unica superstite dell’epoca matildica è la Rotonda di San Lorenzo, che sembra sia stata costruita sui resti di un tempio pagano nel 1082.

 

Rotonda di San Lorenzo

Fatidica Manto: Rotonda di San Lorenzo

 

Dopo la morte dell’ultima rappresentante della casata dei Canossa, Mantova divenne libero comune difendendo strenuamente la propria indipendenza contro le forze imperiali.
In questo periodo venne abbellita da magnifici edifici quali i palazzi del Broletto (o Podestà) e della Ragione.
Alberto Pitentino, nel 1198, regolò il corso del Mincio creando i quattro laghi che cinsero la città, costituendo un baluardo difensivo naturale.

Molte delle chiese romaniche furono in seguito demolite per essere ricostruite in stili e dimensioni più confacenti alle ambizioni dei Gonzaga.
Di questa epoca sopravvivono soltanto alcuni campanili tra le quali la testimonianza più prestigiosa è costituita dalla Torre campanaria del Duomo.

 

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Fatidica Manto: Mantova – Piazza delle Erbe – © Vaghis – Viaggi & turismo Italia – Tutti i diritti riservati

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