AOSTA: LA PICCOLA ROMA DELLE ALPI

Postato su Gennaio 30, 2017, 9:17 am
11  minuti

“Per terre ignote vanno le nostre legioni a fondare colonie a immagine di Roma”.
Alla scoperta dei tesori di Aosta

di Boris Gagliardi

Se c’è una cosa che mi mette di buon umore quando sono in viaggio e che ha su di me un fascino antico, quello di un bambino che scopre la Storia ed una pagina del passato che lo ha preceduto, è imbattermi in una città con la cinta muraria. E’così forte l’emozione che questa cosa suscita in me che, quando ne incontro una, i miei passi di giovane esploratore non si muovono per la strada principale che conduce in centro, ma costeggiano le mura lungo tutto il perimetro per poi dirigersi verso il centro come nel vortice di una spirale.

E’successo così a Lucca e allo stesso modo ultimamente è accaduto ad Aosta. Una volta superato l’Arco di Augusto, il monumento che segna l’ingresso ad Est della città e che celebra la vittoria dei Romani sui Salassi nel 25 A.C , percorsa via Anselmo mi sono trovato dinnanzi la maestosa Porta Pretoria: formata da due serie di archi – uno maggiore centrale e due minori laterali.

Lo spazio racchiuso all’interno rappresentava in origine un ampio cortile d’armi. Su entrambi gli archi sono visibili i camminatoi delle sentinelle ed i segni dei cancelli levatoi preesistenti che chiudevano i varchi. Le due torri difensive a base rettangolare sono state rimaneggiate nel corso del tempo. Sotto la passarella costruita appositamente per permettere il passaggio alla via centrale, l’antica Decumanus Maximus che collegava Porta Pretoria a Porta Decumana sul lato opposto e per permettere i lavori di scavo. Si può vedere l’originale pavimentazione dell’epoca di costruzione, posta a circa 2,5 metri sotto l’attuale livello stradale e che doveva rendere la porta imponente alla vista.

La cinta muraria costituita con malta cementizia e lastre di travertino presenta ad intervalli regolari 20 Torri quadrangolari a due piani, alcune in parte rimaneggiate, altre ampliate nel corso del Medioevo. Le Mura sono giunte quasi intatte ai nostri giorni ed in parte inglobate in altri edifici moderni. Molti tratti sono ancora visibili dall’esterno e dall’interno. Sono transitabili diametralmente tramite una passeggiata di 3 chilometri. Percorrendola in senso antiorario incontro la Tour Fromage, sede oggi di importanti mostre d’arte e nelle immediate vicinanze il Teatro e l’Anfiteatro Romano.

La monumentale parete traforata alta 22 metri è quello che rimane della facciata dell’edificio. Suggestiva la vista dei monti innevati attraverso le finestre. Dietro, tracce dello spazio scenico e della cavea. Le gradinate potevano contenere fino a 4000 spettatori. Il sito viene utilizzato in inverno come loco per il mercatino di Natale ed in estate per rassegne di cinema e di concerti. L’anfiteatro si trova all’interno della cinta muraria romana. Le sue rovine sono inglobate in una costruzione medievale: il monastero delle suore di santa Caterina, che ospita oggi le religiose di san Giuseppe. L’arena che poteva contenere fino a 15000 persone è occupata da un frutteto. Dell’edificio romano vengono ancora utilizzati alcuni corridoi sottostanti la cavea, definite “crottes” (cantine). Costeggio le mura della parte meridionale e arrivo alla Porta Principalis Dextera. Nei pressi vi si trova la Torre o Castello di Brafaman, dimora dei visconti di Savoia ed il Criptoportico che insieme al fianco del podio di un tempio e alla platea costituivano il foro: il cuore politico, religioso e giuridico della città romana Scendo pochi gradini e mi ritrovo dentro. Una soffusa luce arancione illumina i pilastri. Una musica sacra viaggia in sottofondo.

L’edificio semi interrato, costituito da un doppio corridoio con volte a botte sostenute da pilastri, aveva scopo di sostegno della città e  veniva utilizzato come deposito militare. Salgo in superficie e mi guardo attorno. Sul lato Nord vedo la Cattedrale. La cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista. L’edificio non ha uno, bensì due campanili romanici. Entro e leggo qualche dato. L’origine è dell’XI secolo ed è stata costruita sulle rovine di un antico tempio romano. E’uno dei principali centri di arte ottoniana dell’intera Europa. Accanto vi è la Collegiata, la chiesa dedicata ai Santi Pietro e Orso. All’interno è presente un chiostro. Mi accorgo che mi trovo vicinissimo al centro. Dietro la cattedrale vi è la piazza centrale di Aosta: Piazza Emile Chanoux ed il Municipio – Hotel delle Ville.

Veramente bella! E’ il luogo d’incontro dei giovani aostani. Visto che mi trovo qui faccio un giretto per le vie del centro. E’ visibile l’influenza francofona. Il dialetto francoprovenzale fa parte della cultura di questa città e se ne svolgono anche rassegne teatrali.  Camminando mi ritrovo sull’altra via principale di Aosta, la Cardo Maximus che collega la Porta Principalis Dextera  a Sud  con la Porta Principalis Sinistra a Settentrione. All’incrocio delle due vie principali, chiedo quale porta sia più vicina. Mi indicano la Porta Decumana a Ovest. I resti si trovano all’interno della Biblioteca Regionale.

Mi dirigo in quella direzione. I resti di questa porta sono visibili nei sotterranei del Museo Archeologico Regionale, ospitato all’interno l’Antico Monastero della Visitazione, fondato nel 1633. Riprendo a costeggiare le mura e trovo la Torre del Lebbroso. A nord-est si erge la Torre dei Balivi che ospita il Conservatorio di Musica. A nord-ovest la suggestiva Tour Nouve. Bene, il mio viaggio si è quasi concluso. Procedo in direzione della stazione FS dove, una volta arrivati, si può apprezzare la mole della Tour du Pailleron, usata come deposito della paglia. Sarebbe il posto giusto per farci un pisolino –  ho i piedi stanchi ed un certo languorino. Non so se vince prima il sonno oppure la fame. Poi mi accorgo di un profumino che viene da qualche parte dietro l’angolo.   

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