CASTELMEZZANO, IL PRESEPE DELLE DOLOMITI LUCANE

Postato su Novembre 24, 2018, 3:59 am
8  minuti

Castelmezzano, incastonato nelle rocce delle Dolomiti Lucane, si apre alla vista dei visitatori come un piccolo presepe medievale.

di Valentina Belli

Castelmezzano si trova in Basilicata, nasce e cresce nel cuore delle Dolomiti Lucane e insieme a Pietrapertosa, suo comune vicino, fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia.

Le origini di Castelmezzano sono legate all’arrivo di coloni Greci nella Valle del Basento, (VI e il V secolo a.C) con la successiva invasione da parte dei Saraceni (X sec. d.C.) la popolazione originaria si vide costretta a scappare e rifugiarsi tre le arse pareti rocciose delle Dolomiti, da dove, la leggenda vuole, respinsero gli invasori facendo rotolare pietre giù dalla montagna.

Castelmezzano - © Vaghis - viaggi & turismo Italia Tutti i diritti riservati

Castelmezzano – © Vaghis – viaggi & turismo Italia Tutti i diritti riservati

Ma il suo nome, questo piccolo posto segreto, lo deve all’arrivo dei Normanni, che costruirono una fortezza, Castrum Medianum, cioè ‘castello di mezzo’, posizionata a metà strada tra i castelli di Pietrapertosa e di Brindisi Montagna.

Scenografico è sicuramente l’arrivo in paese, subito fuori da una galleria scavata nella roccia appare il borgo incastonato nella roccia, un piccolo presepe abbracciato dalle montagne.

 



 

Castelmezzano conserva ancora il suo impianto urbanistico medievale con costruzioni di case arroccate nella roccia secondo l’antica forma di terrazzamento, ed è proprio questa conformazione che crea nel piccolo borgo, viuzze strette, scalini ripidi che salgono nella montagna, pietra arenaria grigia che si sposa con le abitazioni, conferendole un’atmosfera di un’altra epoca. Non a caso, per la sua particolare conformazione, è stata culla del brigantaggio lucano. Il centro storico è troneggiato dalla piazza Caizzo e dalla chiesa Santa Maria dell’Olmo, in stile romanico rivestita con pietra locale a faccia vista.

Castelmezzano – chiesa Madre di Santa Maria dell’Olmo

Castelmezzano è anche un ottimo punto di partenza per escursioni naturalistiche con percorsi adatti alla famiglia, o per chi ama l’avventura dispone di una vera e propria ferrata (aperta nel 2015) che porta nei punti più alti delle Dolomiti per far apprezzare il meraviglioso paesaggio della Valle, o il più famoso Volo dell’Angelo, che collega i due borghi, quello di Castelmezzano e quello di Pietrapertosa, sorvolando uno dei posti più belli delle Dolomiti Lucane.

Ma Castelmezzano affonda le proprie radici anche nella cultura popolare, nelle tradizioni folkloristiche e conserva un po’ di quella magia che tanto ci piace assaporare quando scopriamo nuovi posti: qui, infatti, esistevano i “magiari”, u’ munacidd, che spaventava i bambini, u’ pummunar, il lupo mannaro e immancabile la presenza delle streghe che danzavano i loro riti nei boschi della montagna.

Castelmezzano Il Volo dell’Angelo

Da quest’ultima credenza, è stato creato un percorso di 2 km chiamato “Percorso delle Sette Pietre”, recuperato da un antico tratturo che collegava i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa.

Questo piccolo cammino si snoda in sette tappe, recuperando una storia tratta dal testo Vito ballava con le streghe del giornalista lucano Mimmo Sammartino; ognuna delle tappe è allestita in armonia con una delle parole chiave del racconto: destini, incanto, sortilegio, streghe, volo, ballo, delirio. Nella tappa centrale, quella delle “streghe”, il visitatore apprende l’intera storia, attraverso installazioni grafiche e sonore. Castelmezzano ha storie da raccontare, storie vissute d’altri tempi, ed è solo il momento di sederci ad ascoltare.

Castelmezzano – Percorso delle Sette Pietre

 

 

«C’è una storia di pietra lunga duemila metri e anche di più.

È una storia di racconti e di visioni.

Di segni impressi lungo il percorso delle sette pietre.

Dice di quelle donne, le masciare, che si ungevano con l’olio fatato raccolto nella cavità di un albero di ulivo.

Dice di quando attraversavano la notte sulla groppa di cani bianchi.

Dice di Vito, il contadino, e di quando, preso da fattura d’amore, ballava con le streghe.»

Mimmo Sammartino, giornalista

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