LA GIOIA: IL VOLTO DELLA LUNA

Postato su Settembre 10, 2016, 10:15 pm
11  minuti

Racconto tratto dal libro: La gioia – Ed. Progetto Cultura

di Boris Gagliardi

Stavo camminando per le strade nude di Caulonia, un piccolo paesino della Calabria. Erano circa le due del mattino e mi ero di poco allontanato dalle luci e dai rumori della festa che si teneva nel centro della piazza, quando un pensiero strano ed ugualmente bizzarro attraversò una parte del mio cervello. Sarebbe stato bello costeggiare il perimetro di quel paese. E con passo lento e deciso cercavo di rendere reale questo pensiero. Passata la parte che già conoscevo, subito dopo la balconata, mi trovavo diretto lungo una salita quando il mio sguardo fu rapito da un effetto per così dire stravagante. Alla mia sinistra, dietro un muretto si nascondeva nel buio un alto precipizio ed in lontananza s’intravedevano i monti scuri della montagna e sopra di essi una GRANDE LUNA che, come in fuga, repentinamente volgeva il suo fianco ai monti per andare a coricarsi.

La Gioia – Il libro

La cosa che mi stupì era la grande velocità con cui la cosa funzionava. Mi fermai per un attimo pensando che fosse un illusione dei miei occhi e del mio procedere per la salita in direzione opposta. Ma non fu per niente un caso quello a cui stavo per assistere. La luna d’un tratto si fermò come sentendosi osservata e iniziò a perdere consistenza, come se le sue tonde forme svanissero divenendo fumo nella notte e da quel fumo comparve un volto, di incantevole e divina bellezza. E per la prima volta feci conoscenza con la Dea Luna. Buonanotte.”

La prima volta che sono venuto a conoscenza di Caulonia, piccolo paesino della provincia di Reggio Calabria è stato grazie ad un giornale, la Gazzetta del Sud. Era estate ed ero in compagnia di Giuseppe, un caro amico, compagno di viaggi e di avventura. Insieme leggemmo, nella pagina Eventi e Spettacoli: Caulonia – Festival della Tarantella. Eravamo da pochi giorni tornati dal Salento ed il suono della pizzica c’era rimasto dentro, segnato sulla pelle come il morso di una tarantola. Prendemmo allora la cartina della Calabria per vedere dove si trovasse. Da Lamezia Terme, paese natio dove mi trovavo, occorreva prendere l’autostrada Salerno- Reggio Calabria e all’altezza di Rosarno prendere la strada dei due mari: Tirreno- Jonio, che in quel punto tagliava in due la Calabria attraversandola e finendo a Gioiosa Marina. Da li, risalendo la costa, avremmo trovato Roccella Jonica e infine Caulonia Marina. A dieci chilometri da questa, salendo verso la montagna, si arrivava alla parte superiore di Caulonia, dove si svolgeva il Festival. Era ormai buio quando arrivammo e parcheggiata la macchina salimmo lungo le stradine strette e ripide di questo paesino lasciandoci guidare dal suono della musica che ci faceva da bussola e ci guidava verso la piazza centrale del paese: piazza Mese. Li, un discreto numero di persone sedeva in terra di fronte al palco e le luci dei riflettori, ora azzurre, ora verdi e ora bianche illuminavano la piazza ed i corpi di chi stava li ad ascoltare. Il concerto si svolse per circa due ore e come trasportati dal suo ritmo incessante, ci trovammo a ballare e a saltare come vere e proprie Menadi invasate, ma con il sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore.

La gente, ad un certo punto si dispose in cerchio come in una ruota che occupava la piazza per intero e a turno una coppia entrava nel mezzo ballando la tarantella. Quando la musica cessò sul palco, vedemmo che la gente si spostava dalla piazza e chiedendo ad un passante, ci dissero che si trasferivano allo Sperone (ù Spiruni), un punto del paese dove la festa sarebbe continuata per i più assidui fino alle prime luci dell’alba. Con Giuseppe ci accodammo al gruppo e passando per una serie di viuzze (vinedi), e di piazzette, suggestive arrivammo allo sperone dove ballammo tutta la notte, bevendo il vino che veniva offerto da chi se lo era portato da casa, facendo conoscenza con nuovi amici e trovandoci all’alba di fronte ad uno spettacolo diverso, quello della Natura e del Mare. Quando il Sole cominciava ormai a scaldarci, vinti dal sonno prendemmo la macchina e raggiungemmo la spiaggia e li dove era possibile sotto degli alberi montammo la tenda, addormentandoci. Come noi anche altri ragazzi avevano fatto lo stesso. Era pomeriggio al risveglio e dopo aver fatto il bagno dissi a Giuseppe che prima che il concerto della sera ricominciasse, Il Festival durava allora tre giorni, sarebbe stato bello risalire al paese per girarselo tutto, poter fare delle foto e magari fermarci a parlare con qualcuno del luogo. La cosa che più mi colpiva era il Silenzio che governava il paese nelle ore diurne. Molte delle case erano fatte in pietra e disabitate. Diverse erano pure “sgarrupate”, in parte crollate o segnate dalla pioggia e dai segni lasciati dal tempo. Come se fossero tanti gli anni e gli inverni passati da soli. Anche una delle Chiese che si trovava vicino allo sperone era diroccata e abitata oramai solo dai gatti e da chi come noi incuriosito passava le transenne per vedere di dentro: quello che rimaneva del vecchio altare, qualche trave intarsiata e qualche scorcio di Santo dipinto su una parete. L’unico rumore che potevi sentire veniva dalla valle sottostante ed era delle campane delle caprette che stavano li a pascolare. Intorno solo il silenzio, lo spazio, la solitudine e forse Dio. Dico così, perché era come naturale ascoltarsi, sentirsi dentro, sentire la fatica addosso quando salivi per le viuzze irte, acclivi e l’emozione che suscitavano i paesaggi, i dirupi (timpi), i monti che ci circondavano e la sensazione dell’aria, del vento che ti attraversava ogni tanto portandoti ristoro e facendoti pensare o meglio non pensare, facendoti sentire ancora le emozioni che ti passavano dentro: la gioia, l’ appartenenza, la meraviglia ed insieme la gratitudine. Amici miei, per chiunque ami il viaggio, in solitaria, con un amico caro o in famiglia, vi consiglio vivamente di passare da questi luoghi ed in particolare da Caulonia. C’è un mondo antico ancora da esplorare, per chi lo desidera e sta li da millenni, fatto e lasciato apposta per Noi.

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