PAMPARATO, IL BORGO DELLA GENTE DI MONTAGNA

Postato su Aprile 16, 2019, 3:07 pm
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Pamparato è un borgo di montagna capace di irretire per i suoi castagneti e la grande offerta gastronomica

di Erika Pomella

Pamparato – che nell’idioma piemontese viene comunemente chiamato Pamparà – è un piccolo comune in provincia di Cuneo. Con la sua altitudine oltre gli 800 metri si inserisce alla perfezione nell’Unione Montana Valli Monregalesi.

Pur non potendo far affidamento su un numero elevato di cittadini autoctoni – che secondo le ultime stime non raggiungono nemmeno le trecento unità – Pamparato rappresenta comunque una tappa fondamentale per chi sia alla ricerca delle piccole meraviglie nascoste del Piemonte.

Nel corso della storia Pamparato si è ritagliato un luogo privilegiato per due ragioni principali. La prima è quella che la vuole al centro di una coraggiosa e indomita lotta partigiana. Come riporta lo stesso sito del comune, infatti, Pamparato divenne la culla della Resistenza sorta dopo l’8 Settembre 1943, data del famoso Proclama Badoglio, quando venne firmato l’armistizio con le forze anglo-americane. La seconda ragione che rende Pamparato tanto famosa è legata all’origine del suo nome: secondo le testimonianze, infatti, Pamparato viene dal latino panis paratus, che può tradursi con un pane pronto.

Biscottificio di Via Cantone

Pamparato: Biscottificio di Via Cantone

Probabilmente una frase legata alla grande fertilità del terreno; una reputazione che, comunque, resta viva ancora oggi, dal momento che Pamparato è famosa per la sua offerta gastronomica. In questo senso è impossibile saltare una sosta al famoso Biscottificio di Via Cantone, dove potrete comprare delle crostate di Meliga e i famosi Baci di Pamparato.




Fatta incetta di zuccheri e energie proseguite verso il Museo degli Usi della Gente di Montagna; situato all’interno di un ex Asilo con pavimenti di pietra, il Museo raccoglie utensili e oggetti che testimoniano la vita degli abitanti delle zone montanare quando la vita era più lenta e meno compromessa dall’avvento della tecnologia. Fermatevi ad ammirare il vecchio carro, perfettamente conservato, con ancora i finimenti originali. Inoltre nel museo sono stati ricreati tre ambienti quotidiani: una cucina con il camino a vista, una sala da notte con il letto definito “a barchetta” e infine una piccola aula scolastica.

Se continuate la visita verso la parte alta del borgo, dove dei castagneti sembrano voler dividere la realtà da un mondo fiabesco a cui Pamparato sembra voler tendere, vi troverete davanti alla Cappella dedicata a San Bernardo. Da poco al centro di un’opera di restauro volta a riportare la cappella all’antico splendore, questa piccola Chiesa potrebbe essere ciò che rimane di un edificio più grande e più antico, ma non si hanno certezze a riguardo. La cosa certa è che la visita merita una visione soprattutto per i meravigliosi affreschi che adornano le pareti e che raccontano le vicende di San Bernardo di Chiaravalle, eletto santo sia per i suoi poteri taumaturgici, sia per la capacità di esorcizzare il male da coloro che chiedevano il suo aiuto.

Castello Reale di Casotto

L’ultima visita che vi consigliamo vi spinge ad allontanarvi appena dal borgo; se prendete la strada provinciale che attraversa la Colla di Casotto e unisce le frazioni di San Michele Mondovì e Garessio, potrete ammirare la meraviglia senza tempo dell’ex Certosa, divenuto poi Castello Reale di Casotto. Dopo essere stato un monastero certosino, il castello venne acquistato dai Savoia che lo trasformarono in un castello di caccia. La cosa interessante è che questa dimora reale piemontese non fu mai il teatro di grandi eventi o di immense opere d’arte.



Fu invece il palcoscenico per giorni privati ed eventi che il re Vittorio Emanuele II destinò alla caccia e dove la principessa Maria Clotilde riempiva le sue ore estive. Perdetevi nelle cucine e nelle camere da letto di questa grande dimora, dove vi sarà concesso di ammirare da vicino gli arredi originali, che non hanno subito gli scherzi del tempo.

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