PETTORANO SUL GIZIO: L’ISPIRAZIONE VISIVA DI ESCHER

Postato su Novembre 03, 2019, 2:08 am
8  minuti

Pettorano sul Gizio, borgo medievale dalla bellezza calcarea, è uno dei secolari testimoni naturalistici delle misteriose e impervie montagne abruzzesi

di Libero Bentivoglio

Pettorano sul Gizio, accarezzato dal fiume Gizio e dal torrente Riaccio, ha rappresentato sin dai tempi più remoti una muraglia difensiva che sfocia nell’immensità naturalistica della Valle Peligna e del fiume Gizio.

L’Abruzzo porta con sé le affascinanti montagne del parco della Majella che tanto ispirarono l’incisore e grafico olandese Maurits Cornelius Escher che dell’atemporale borgo medievale forgiò intense incisioni che confinarono Pettorano in scoscese intensamente nere e tendenti alla ricerca dell’infinito.

Pettorano sul Gizio - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Una costruzione impossibile della realtà che solo il nostro subconscio è in grado di manifestare nell’universo astratto che l’eterno artista olandese ha fatto emergere nella sua produzione artistica con risultati visivi stupefacenti; un borgo pastoso, messo in evidenza dai contrasti di bianco e nero che creano una tale profondità e solitudine da rimanerne avvolti.

Pettorano sul Gizio conserva l’autenticità di un borgo di 1320 abitanti ed in passato è stato solcato dai Normanni che edificarono una torre di avvistamento nel XII secolo.

Pettorano sul Gizio - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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Nel 1706 un terremoto demolì il borgo che in seguito, grazie alla resilienza e operosità del popolo, riemerse nel suo splendore di stampo settecentesco e che ancora oggi affascina per le fondamenta antiche.

Pettorano sul Gizio può vantare di possedere l’unico frammento in greco, trovato in occidente, dell’Edictum de pretiis Rerum Venalium di Diocleziano: emesso nel 301, l’editto sui prezzi massimi, ovvero la legge sui prezzi delle merci, è di innegabile valore storico e non si può non vedere e scrutare di persona un pezzo di realtà passata che interseca con l’attuale presente.



Le cinque porte di accesso al paese, in origine sei, ancora oggi svolgono imperturbabili il compito di guardiani del passato, presente e futuro: Porta San Nicola, dove spicca un affresco ritraente Santa Margherita, protettrice del paese; Porta del Mulino, la cui costruzione fu voluta per accedere ai mulini; Porta Santa Margherita, la cinta muraria per antonomasia di Pettorano sul Gizio; Porta San Marco, sovrastata dalla statua di Sant’Antonio da Padova e alla cui destra è posta una meridiana in pietra; Porta Cencio, denominata anche Porta Reale dal momento che venne oltrepassata dal re Ferdinando II di Borbone per accedere al paese.

Pettorano sul Gizio - © Vaghis - Viaggi & turismo Italia - Tutti i diritti riservati

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L’architettura vi condurrà verso le stradine che compongono l’estetica urbanistica di una passata manifattura popolare, il già citato episodio del terremoto, che impreziosisce il polmone più antico del borgo dove sfrecciano ripide scalinate sorrette dal perpetuo scroscio del fondovalle attraversato dal fiume Gizio.

Il Castello Cantelmo rappresenta nella sua mastodontica stazza la primaria identità di Pettorano dal momento che fu una delle principali fortezze dove si susseguirono diversi regnanti a partire dall’XI secolo.

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Anch’esso leso dal terremoto del 1706, il maniero fu in seguito trasformato in residenza civile dei proprietari che lo cedettero al comune nel 1977.

Svettante con un’inedita pianta circolare irregolare, dal momento che la metà del semicerchio è stata adoperata per la realizzazione di case civili,  il Castello conserva la torre di controllo pentagonale di manifattura normanna e le due torri minori.



Le raffinate decorazioni donarono imponenza gerarchica al Castello con stemmi nobiliari e arredamento originale, finché non venne saccheggiato nel ‘900.

Il progetto di restauro, risalente al 1988, riportò la fortezza ai fasti dell’impianto iniziale ed è imperdibile da vedere a Natale ricoperto da una dolce e soffice coltre di neve quando intorno il vischio e le bacche circondano la magia delle stelle di neve. 

Una facciata tardo-barocca, risalente al 1794, vi colpirà inaspettatamente: si tratta del Palazzo della Castaldina, con i suoi tre portali che sorreggono la balconata della finestra centrale. 

L’edificio deve il suo nome ai “castaldi” che erano gli amministratori delle proprietà familiari dei Cantelmo: seppur visibilmente erosa dalle intemperie, la facciata è ammirevole per la forza che conserva nella veste estetica retrò.

Pettorano è un’allegorica rappresentazione rocciosa e cristallina dove perdersi tra la flora e la fauna che formano immense e morbide praterie.

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