RIPALIMOSANI: PITTORESCO BORGO DALL’ANIMA PURA

Postato su Ottobre 26, 2019, 3:29 am
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Ripalimosani è incastonato in una roccia e avvolto dall’intenso verde dei colli che si fondono dolcemente con la vallata del fiume Biferno

di Libero Bentivoglio

Ripalimosani, in provincia di Campobasso, è un borghetto molisano dove farina, uova e sale si danno il consueto appuntamento della domenica per amalgamarsi in un delicato e soffice impasto, trasformandosi in una pasta sommersa da un appetitoso sugo.

La famigerata “tacozze” è la pasta per eccellenza a forma di rombo che trova il suo massimo spessore nel ragù di carni miste, ricoperto da pecorino grattugiato; il tutto accompagnato da un vivace calice di vino rosso, di cui il paese è un grande produttore, tra cui l’Aglianico, il Sangiovese e il Montepulciano, o bianco: il Trebbiano e la Malvasia.
Ma se volete realmente inebriarvi nella produzione locale la scelta non può che ricadere sul Biferno Rosso, dalla peculiare fragranza di ciliegia e tabacco, il Molise Falangina e il Pentro di Isernia.



Le tradizioni di Ripalimosani si spingono fino alle sue verdi vallate dove il latte prenderà il gusto di formaggi di alta qualità.

Storicamente di stampo feudale, Ripalimosani rimbalzò da un dominio all’altro fino al 1799 quando il popolo si oppose al regime repubblicano per tre giorni: dopodiché, ristabilito il disordine, i realisti furono fucilati dopo aver saccheggiato e ucciso.
In seguito il borgo seguì il corso della storia fino all’unità d’Italia.

Ripalimosani

Ripalimosani

Il borgo artisticamente vi offre il Convento San Pier Celestino che, risalente al X secolo ed edificato come abbazia, deve il suo nome Pietro da Morrone che lo visitò nel XIII secolo.

Con la sua antica facciata romanica e il portale in bugnato rinascimentale, il Convento con le sue tre navate conserva preziosi reliquiari, due quadri di fine 1500, Santa Maria degli Angeli e la Madonna delle Grazie, e una bambola del Settecento raffigurante Maria bambina.

Oggi è gestito dai Missionari di Maria Immacolata.

Passeggiando per le caratteristiche vie del borgo, è incantevole poter sentire il lento e calmo flusso che scorre nelle vite dei suoi abitanti dove, seduti a un bar, dei vecchietti gustano una fresca birra e i loro occhi sapranno darvi un accogliente benvenuto nel cuore del borgo dove padroneggia la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta.



Risalente al 1400 circa, con il suo antico campanile, una torre quadrangolare baroccheggiante, e la facciata rinascimentale, la Chiesa presenta una pianta basilicale con tre navate interne e l’importante l’altare dell’Epifania.

Il pulpito si distingue per l’intaglio in legno con elementi floreali, sopra cui vi è un’aquila.

Inoltre la Chiesa ospita una copia della Sacra Sindone.

Edificato intorno all’anno Mille, il palazzo Marchesale era originariamente un castello del X secolo, subendo una successiva modifica in età barocca.

Voluto come punto di controllo, il palazzo conserva ancora oggi le affascinanti tracce del castello ed il suo cortile è un’opera d’arte botanica con le sue arcate.

Il rosso porpora invade prominentemente l’arredo delle stanze nobiliari che vi condurranno alla cappella privata barocca con l’altare murario decorato da una tela raffigurante la Madonna in trionfo.

La lavorazione della canapa ha contraddistinto l’aspetto artigianale del paese fino al 1860, quando una cospicua emigrazione ne determinò la crisi.

Finalizzata alla produzione di corde e funi, spicca la lavorazione negli strumenti a plettro come il mandolino.

Oggi la tradizione continua a vivere alla Scuola Mandolinistica del Circolo Musicale “Pietro Mascagni” fondatore della cosiddetta “scuola ripese” che rende Ripalimosani un borgo musicalmente vivido e festoso.

 

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