TELLARO E LA LEGGENDA DEL POLPO CAMPANARO

Postato su Marzo 01, 2017, 3:00 am
6  minuti

È un posto che non si può attraversare, un posto a cui si arriva. È un po’ la fine, una delle possibili fini del mondo[…] C’ è un senso, unico, di calma e di chiusura. Mario Soldati.

di Daniela Cimino

Percorrendo la costa orientale del Golfo dei Poeti, dopo le pittoresche e suggestive scogliere di Punta Bianca e Monte Marcello, si giunge in un paesino davvero affascinante: Tellaro.

A picco sul mare, a pochi metri dagli scogli, Tellaro si presenta come un borgo costellato da abitazioni tipicamente liguri, tutte colorate di tinte pastello, addossate le une alle altre con strade e viottoli stretti e tortuosi che, come a sorpresa, offrono scorci meravigliosi verso l’infinità di un mare limpido e cristallino. Se ne innamorò profondamente lo scrittore torinese Mario Soldati, alla fine degli anni sessanta acquistò una villa immensa dove vi abitò per molti anni, fino al giorno della sua morte.

Tellaro

Con tutto il rispetto per Mario Soldati e, tutto l’entourage di persone di un certo spessore culturale che bazzicarono il borgo nel susseguirsi degli anni, la vera star di Tellaro è da secoli rappresentata da un polpo; non ha un nome ma per identificarlo tra milioni di polpi che abitano questo splendido mar cristallino i tellaresi lo chiamano: Il Polpo Campanaro.

Approdo a Tellaro

Facciamo un salto nel 1660, Tellaro non era altro che un avamposto su di una costa impervia, il compito di questo borgo era quello di difendere la costa dai pericoli provenienti dal mare e quindi da possibili assalti dei pirati, e l’allarme per prepararsi all’attacco e quindi alla difesa del proprio paese veniva dato dal suono della campana della chiesa di S. Giorgio, punto strategico proprio perché sorge a strapiombo sul mare. La leggenda narra che, in una notte fredda e tempestosa, gli abitanti dormivano incuranti di un attacco, il mare era talmente agitato che nessuno pensava potesse esserci qualche pericolo.

Tellaro e vista sul Campanile

I tellaresi fecero male i loro conti, poiché quella stessa notte i pirati si avvicinarono alla riva, la campana suonò talmente forte che gli abitanti si riversarono nelle strade per difendere il paese e respinsero l’assalto.

Dopo il combattimento scoprirono una cosa davvero incredibile, si accorsero che la campana non era stata suonata dalla sentinella ma, trovarono un enorme polpo attaccato alle funi della campana stessa. Camminando tra i carruggi sarà davvero un gioco da ragazzi trovare immagini del polpo, disegnato con ciottoli per le strade, posto sui pomelli di qualche porta, persino un’iscrizione in suo onore all’interno della chiesa di S. Giorgio:

Numero civico in ceramica

Saraceni mare nostrum infestantes sunt noctu profligati quod polipus aer cirris suis sacrum pulsabat

Il polpo è il simbolo del paese è addirittura disegnato nei pass auto per i residenti.