COCULLO, IL SANTO E I SERPENTI

Postato su Maggio 14, 2017, 12:27 pm
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Cocullo, piccolo paesino dell’Abruzzo dove da millenni si svolge la Festa dei serpari. Qui l’uomo ed i “serpenti” si abbracciano senza paura gli uni agli altri.

di Boris Gagliardi

La nostra meravigliosa Italia, non finisce mai di sorprenderci e di affascinarci per la cultura e per le tradizioni che si incontrano. Così nel nostro viaggio per i borghi più belli ci troviamo a Cocullo, ultimo paesino della Marsica, posto su di un cucuzzolo a 1.319m, circondato dal verde dei monti Catini e a guardia delle gole del fiume Sagittario. Qui da millenni, ogni primo giovedì di maggio si svolge il “rito dei serpari” in onore di San Domenico. La festa in realtà ha origini ancora più arcaiche

San Domenico Abate “Il rito dei serpari”

ed era dedicata ad Angizia, dea ammaliatrice e protettrice dei serpenti, venerata dai valorosi Marsi, antico popolo del luogo, famosi nell’antica Roma grazie alla loro abilità nell’utilizzare le armi ma anche le erbe a scopo terapeutico e soprattutto per preparare antidoti e veleni. Con la diffusione del Cristianesimo questi riti non vennero subito abbandonati bensì si integrarono culminando nel culto medievale di San Domenico abate, la cui fama di santo taumaturgo si diffuse ancora di più infatti, passando da queste parti  fece numerosi miracoli, lasciando in dono un dente molare ed il ferro della sua mula. Oggi reliquie conservate e venerate dai  Cocullesi ma anche dagli abitanti dei comuni vicini che vengono in pellegrinaggio durante la festa con i loro stendardi per onorare il Santo. La processione è davvero suggestiva. Dopo aver ascoltato la messa nella Chiesa di San Domenico, la statua del Santo viene portata fuori dalla porta d’ingresso dove i serpari, gli uomini che nei giorni precedenti hanno catturato i serpenti ( non velenosi ) e che fanno le veci degli antichi sacerdoti del tempio , li pongono sul Santo. La statua viene portata a spalla per le viuzze tortuose del borgo, preceduta dalla banda del paese, le autorità civili e militari sono in alta uniforme, due donne vestite con abiti tradizionali portano in testa le ceste con i ciambellani, i pani sacri che andranno in dono ai portantini, ed infine tutta la folla emozionata e commossa inneggia il suo santo con canti religiosi. Alla fine della processione la statua viene riportata nella chiesa ed i serpenti ricatturati per essere riconsegnati alla natura dove si potranno riprodurre rinnovando costantemente la festa . Non prima però di essere passati tra le mani della gente che se li abbraccia e si lascia abbracciare dagli stessi per acquisirne il favore, per un fertile raccolto e per  scongiurare malattie e dolori ai denti e non solo. Anche durante la messa  nella chiesa , in fila si è soliti compiere un gesto: il tiro della catenella fatto con i denti per far suonare la campanella e propiziarsi i favori del Santo. La festa continuerà nei vicoli e nelle piazzette del rione di San Nicola ed il resto del centro storico caratterizzato da bifore, portali, case signorili e botteghe medievali dove gli artigiani insegnano ai bambini gli strumenti antichi: come si lavora il grano per farne farina, come si batte il ferro, come si affilano gli strumenti al tornio e come si lavora la creta per farne piatti, bicchieri e brocche da riempire con del buon vino. Questo evento è veramente straordinario, basti pensare che qui, a Cocullo l’uomo e le forze della natura convivono felici.

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