FABRIANO: “STORIA DI UNA TENACE FRAGILITÀ”

Postato su Gennaio 26, 2017, 6:41 am
8  minuti

Fabriano e la carta

di Anastasia Quadraccia

Qualcuno -più di uno, in realtà- sostiene ormai che la sua epoca l’abbia fatta e che il suo tramonto sia ormai iniziato da un pezzo, che il progresso alla fine avrà la meglio e la tecnologia la soppianterà integralmente, circoscrivendo e limitando il suo utilizzo solo a ricorrenze particolari, come per altro lei stessa fece per prima con la pergamena.

Asciugatura

Trattare della carta significa sì trattare del dibattito attuale e scottante del come rapportarsi a ciò che il Signor Qualcuno ritiene superato, ma significa anche trattare di una parte della nostra storia e della tradizione di quella che è una ars a tutti gli effetti.

Lo sa bene la città di Fabriano che nel centro storico ha allestito un museo apposito, dove ricordare il legame fortunato che la città ebbe con questo supporto scrittorio e dove ancora oggi produrla, utilizzando le tecniche antiche.

Perfezionata nel 144 d.C. in Cina dall’eunuco Cai Lun che migliorò la produzione di un materiale già esistente, prodotto con sostanze vegetali non lavorate e inadatto alla scrittura, fatta conoscere poi agli Arabi nel 751 d.C. per mezzo di alcuni soldati cinesi fatti prigionieri a Samarcanda, passata poi per la Spagna musulmana, la carta conobbe Fabriano intorno al XIII secolo e il loro fu uno scambio assolutamente biunivoco, che fece la fortuna della seconda e perfezionò la prima.

A Fabriano si deve l’introduzione della filigrana, una specie di marchio di fabbrica che consentiva di riconoscere in quale città fosse stata prodotta, e l’impiego di una colla speciale chiamata “colla di carniccio”, prodotta con resti animali, che evitava il deterioramento dei fogli. La carta fece invece di Fabriano, che tra Trecento e Quattrocento contava quaranta cartiere, il centro di produzione principale italiano, da cui partivano i più abili maestri cartai che diffondevano la loro tecnica al di là delle Alpi, ovunque i tempi e le condizioni fossero maturi ad accogliere un materiale dalla robustezza non provata e di aspetto comune ma più economico, che costava infatti quattro volte meno della pergamena.

Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano10

Altra curiosità: che la carta si ricavi dagli alberi è ampiamente noto, forse però non è altrettanto noto che nel Medioevo, come si potrà vedere a Fabriano, il materiale di produzione era dato dagli abiti smessi dai cittadini. La prima importantissima operazione della filiera produttiva constava infatti nella cosiddetta “arcapatura”. In pratica, i vestiti smessi venivano ripuliti dalle sporcizie e poi selezionati dalla “stracciarola” in base alle fibre tessili con cui erano stati prodotti (canapa, lino e cotone).

Per questa ragione si intende bene come sia possibile ipotizzare una filiazione dell’arte dei cartai da quella della lana, della quale si conserva lo statuto datato al 1369. Stesso motivo soggiace al mezzo comune utilizzato dall’arte della lana e dai maestri cartai, la gualcheria, mossa da ruote ad acqua, che serviva ai primi per follare la lana e che ai secondi può aver suggerito l’impiego della pila idraulica a magli multipli per battere gli stracci, da cui si ricava la poltiglia per la pasta da carta, eliminando così il mortaio di pietra e il pistone di legno azionato a mano usato dagli Arabi.

Volete conoscere quali siano le successive fasi di produzione della carta?

Non ve lo sveleremo, visitate Fabriano e il suo “Museo della Carta e della Filigrana” e lo scoprirete, ma fate attenzione, come ogni arte, non tutta la magia potrà essere svelata.

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