LA FESTA DELLE FARCHIE, TRA RITO E LEGGENDA

Postato su Gennaio 16, 2017, 5:55 pm
7  minuti

Il Fuoco e il Vino uniscono e scaldano, a Fara Filiorum Petri: un’emozione senza tempo

di Gianluca Grandinetti

La Festa delle Farchie si svolge ogni anno il 16 gennaio a Fara Filiorum Petri (Chieti) per ricordare il miracolo di S. Agostino Abate durante l’invasione francese. La leggenda narra che una sera del 1799, un anziano signore apparve seduto dinanzi alle truppe francesi. A quel punto i cavalli non vollero proseguire la marcia e si inginocchiarono.

Il Generale francese quindi, ordinò: “Dietro la cavalleria e avanti la fanteria” e in quel momento l’anziano prese le sembianze di S. Antonio Abate trasformando le grandi querce del bosco della selva in colonne di fuoco a difesa della Fara“Dove c’è il Santo non si entra” disse il Generale ordinando la ritirata.

Questa forse non è la vera storia e nemmeno quella tramandata dai documenti e dai reperti custoditi sia in biblioteca sia in comune ma, la versione raccontata orgogliosamente durante la festa.

Costruzione della Farchia

Subito dopo l’Epifania i cittadini di Fara, divisi in contrade, realizzano delle grandi torce, le Farchie, composte da un’anima rigida costituita da un “palo” di canne robuste legate in maniera molto stretta; intorno a questa spina dorsale si effettua il “rinfascio” ricoprendo via via il nucleo centrale con fasci di canne in modo simmetrico e compatto fino a raggiungere la dimensione finale. Le Farchie pesano circa 8 quintali, hanno un diametro di circa 80-100 cm e raggiungono una lunghezza di 8 metri.

Verso le 13,30, del 16 gennaio, dopo aver ricevuto gli ultimi ritocchi e decorazioni di fiori, fiocchi e bandiere, le Farchie vengono sollevate dagli uomini più forti delle contrade, e trasportate verso la Chiesa di S. Antonio, circondate da uno stuolo festante che canta la vita del Santo. Giunti alla meta finale verso le 16,30, le Farchie vengono poste, orgogliosamente da ogni contrada, in piedi davanti allo spiazzo antistante la chiesa. All’imbrunire una ad una vengono accese le micce, al termine dello scoppio dei mortaretti, le fiammelle cominciano pian piano, a bruciare la paglia, sprigionando fiamme sempre più alte e dando vita ad uno scenario magnifico.

Accensione delle Farchie

A questo punto inizia il tempo dei balli, del vino e dei canti, soprattutto quelli popolari abruzzesi suonati con i “dubbotti”, tipico organetto abruzzese, e intonati attorno alla propria Farchia rigorosamente tutti abbracciati.

Giunta la sera, ogni contrada getta a terra la propria Farchia dopo averla lasciata bruciare quasi fino a metà, taglia e trasporta la parte inferiore, solida e massiccia, nel luogo di costruzione: qui rimarrà come simbolo e trofeo in attesa della nuova Farchia dell’anno successivo

La Festa delle Farchie rappresenta un valido esempio di conservazione di riti purificatori e di propiziazione della fertilità connessi al solstizio invernale. Il fuoco purificatore è

l’elemento emblematico di cesura tra l’anno vecchio con la natura spoglia e l’anno nuovo che prelude alla rigenerazione della terra Infine, la Farchia racchiude in sé gli elementi essenziali della vita, è un simbolo di forza, di vigore, di sacrificio e di caducità.

PER ALTRE INFO  CLICCA QUI

ARTICOLO PRECEDENTE

IL BUFFARDELLO

ARTICOLO SUCCESSIVO

BLU JEANS O BLUE DE GENES?