LA FIERA DELL’ORSO

Postato su Gennaio 26, 2017, 10:36 pm
12  minuti

Conoscere un popolo attraverso una festa.

di Boris Gagliardi

Ogni anno nella città di Aosta, capoluogo della regione Valle d’Aosta,  il 30 e 31 di Gennaio si svolge la famosa Fiera dell’Orso dove migliaia di persone convergono  per prenderne parte. Si tratta di un vero e proprio evento speciale dove artisti e artigiani valdostani  di ogni paese e borgo della regione confluiscono per raccogliere il frutto di un lavoro che li ha visti impegnati per tutto l’anno e che con orgoglio li mette in contatto con la gente che viene alla fiera per vederne la produzione.

Banchetti artigianali della Fiera dell’Orso

Qui si viene non solo per acquistare e per vendere prodotti artigianali ma per respirare l’aria della festa. L’artigianato in Valle d’Aosta è una cosa seria, ricca di conoscenza e di tradizioni che da millenni si tramandano.

C’ è un amore ed un’attitudine al fare , all’apprendere l’arte del fare che rende ogni singolo prodotto unico. La gente sa il lavoro che c’è dietro ogni singola esposizione e guarda con ammirazione e fierezza gli artisti e gli artigiani che li rappresentano. Entrare in un laboratorio di un artigiano è un esperienza davvero emozionante. Gli strumenti , le tecniche, i materiali utilizzati e messi in ordine raccontano tanto di questo popolo che ha voluto rivendicare in ogni modo la propria autonomia e lo ha fatto soprattutto  mantenendo forte la propria identità attraverso il suo lavoro, la qualità delle cose fatte. Anche se in val d’ Aosta fa freddo, questa sapienza antica , l’abitudine al sacrificio e la dignità che si manifesta nel  lavoro emana un calore invidiabile, fonte di ammirazione e anche di emulazione. C’è un fuoco che si muove dentro lo spirito dei valdostani e si trasferisce nelle loro mani.

Tradizioni che vengono tramandate ai bambini attraverso laboratori educativi, dove si insegna l’arte di lavorare il legno, la pietra ollare, i tessuti, il cuoio , il ferro e gli altri materiali. Passando per i banchi posti lungo le vie del centro e della cinta muraria è possibile trovare di tutto: dagli zoccoli fatti a legno ( sabot), a le scarpe fatte con la corda, ai piccoli e grandi cestini fatti con il legno del salice o del nocciolo, agli animali intagliati nel legno: galli, asinelli, stambecchi, mucche, alle trottole fatte per i bambini ,per il gioco dell’oca, ai rastrelli, le ciotole, le tabacchiere, i mestoli, la grulla, le pipe fatte in pietra, i bicchieri,i merletti, dentelles. Non si finisce mai. E per chi ama l’arte, vi è l’Atelier, dove vengono esposte le opere degli artisti. Opere che raccontano storie di altri uomini e di avvenimenti , accadimenti che hanno segnato la storia di questa gente.

La coppa dell’amicizia

Oggi per mettere in mostra questo patrimonio è stato costituito un Museo (MAV)  dove si può vedere quanto è ricca e varia la produzione dell’artigianato. La festa dell’orso non è solo artigianato. Per le strade assieme agli artigiani e alla gente si trovano gli artisti itineranti  e i gruppi folkloristici che ballano assieme al ritmo della fisarmonica  e cantano i canti popolari, portando la gente che li ascolta dentro la propria storia e creando un atmosfera surreale, magica.

Il tutto aiutato dal vino e dal brodo che viene offerto per riscaldarsi. La festa che comincia fin dalla mattina si continua nei punti dove è possibile assaggiare i tipici prodotti enogastronomici e nelle luci che addobbano le vie del centro per tutta la notte fino alle prime luci dell’alba. In questo viaggio sono rimasto fortemente colpito non solo dal senso di rispetto che la gente mette nel lavoro. Si percepisce, si respira. Rispetto e amore per il lavoro che si trasforma in festa ed in gioia.  Una gioia sobria, mista di cultura e di fede. La stessa che ho trovato in alcuni paesini della mia Calabria. Rispetto per la Natura che in Valle d’ Aosta domina e la fa da padrone, che da le materie prime per vivere e Fede, fiducia nelle proprie possibilità, nei talenti appresi ed in quelle di Dio. C’ è chi ancora prega mentre  lavora. Il dolore, la sofferenza da queste parti è vissuto con grande dignità ma trasuda dalle piaghe delle mani e del corpo, come se fossero quelle di chi ha appreso la lezione del Cristo, anche Lui, figlio di falegname. Trasuda anche dalle mani del Santo, Sant’Orso che davanti la Collegiata porge i doni ai poverelli. Fede che si trasforma anche in senso della comunità e dell’amicizia. Non è un caso se la coppa dell’amicizia é uno di prodotti tipici e simbolici dei valdostani. Dentro un infuso di caffè mischiato a grappa e a zucchero e a bucce d’arancio e di limoni viene passato di mano in mano alla gente seduta alla stessa tavola. Fuori dal locale la festa continua e una campana felice, originale batte la sua nota più alta. Benvenuti amici cari in Valle d’Aosta.

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