LA PORTA MAGICA

Postato su Maggio 25, 2017, 1:26 pm
8  minuti

L’alchimia della Porta magica di Piazza Vittorio per la produzione dell’oro.

di Giada Carboni

La cosiddetta Porta magica di Piazza Vittorio Emanuele II, presso la Stazione Termini, era l’ingresso al giardino della villa del marchese Massimiliano Savelli di Palombara (Roma, 1614-1685). Noto per la sua passione verso le scienze ermetiche, le condivise con la Regina Cristina di Svezia (Stoccolma, 1626-Roma, 1689) in esilio a Roma dopo per aver abdicato al trono nel 1656.

La Porta Magica di Piazza Vittorio

Nel Palazzo Riario di via della Lungara, Cristina di Svezia aveva allestito un atelier gestito dall’occulto bolognese Pietro Antonio Bandiera e istituito al di là della strada, l’Arcadia dei Lincei frequentata da scienziati, artisti, letterati e alchimisti tra cui il noto Atanasio Kircher, studioso di alchimia egizia, Francesco Maria Santinelli, autore di poemi esoterici, e Giuseppe Francesco Borri, medico e mistico.

Il marchese Savelli fu un fedele adepto della Regina di Svezia tanto che anch’egli allestì un ambiente al pianterreno della propria villa, includendo il giardino, un luogo di studio di pietre ed erbe per ricavarne la pietra filosofale, tra le cui proprietà era ambita quella di trasformare i metalli vili in oro. Qui, secondo la leggenda, il Borri trovò la formula magica e scappò lasciando qualche pepita d’oro e gli appunti da cui aveva tratto la formula. Il marchese, allora, fece scolpire quelle scritte ermetiche sulla porta, in attesa di trovare qualche passante capace di interpretarle.

Dopo la morte del marchese però la villa e la Porta magica furono dimenticate dalla storia fino a quando vennero riscoperte nel 1806 dall’archeologo Francesco Cancellieri. I simboli e i versi, in ebraico e latino furono poi studiati da personaggi esperti nell’ermetismo, i quali dimostrarono l’affinità di essi con la simbologia occulta usata nei testi seicenteschi dell’Ordine dei Rosacroce, fondato dal tedesco Christian Rosenkruzen.

La formula magica scolpita sulla porta

In seguito, con il Piano Regolatore di Roma del 1873, finalizzato al riassetto del tessuto urbano della zona, fu necessario l’abbattimento della villa di cui si conservò solo la Porta. Smontata dal luogo originario (frontalmente alla chiesa di S. Eusebio) e ricomposta nel 1888 all’interno dei giardini dell’attuale piazza, la Porta magica fu arricchita da due statue di Bes, divinità egizia della notte simbolo della riproduzione, rinvenute con i coevi sterri del Quirinale e poste ai lati degli stipiti.

Per questo oggi sulla Porta magica riconosciamo nell’architrave il sigillo di Salomone, simbolo dell’unione tra il mondo spirituale e quello materiale: due triangoli equilateri sovrapposti con i vertici invertiti, spesso identificati con la “Stella di David”, all’interno di in un cerchio sormontato da una croce.

Sugli stipiti, invece, da sinistra a destra, troviamo il processo di alterazione del piombo in oro, a partire dal simbolo di Saturno che rappresenta la materia prima, cioè il piombo; a seguire al simbolo di Giove, in quanto ragione illuminata, che rappresenta lo stagno; al simbolo di Marte, in quanto volontà, il ferro; al simbolo di Venere, in quanto amore, il rame; al simbolo di Mercurio in quanto intelletto, l’argento; e per ultimo, il simbolo del Sole, in quanto sintesi del tutto, che rappresenta l’oro.

In chiusura, come fosse un invito, consideriamo la frase palindrome (la cui lettura si effettua anche nel senso inverso) “si sedes non is”, da intendersi “se siedi non vai, se non siedi vai”, posta sulla soglia e diretta alla ricerca della verità.